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Italia, Marche

Potenza Picena: il legame tra borgo e mare

Potenza Picena è una chicca marchigiana in provincia di Macerata, che racchiude in sé due anime: quella legata al mare e quella legata al borgo.
Un legame indissolubile che offre al visitatore tantissimi spunti e attrattive.
Vediamo nel dettaglio cosa fare.

Veduta dal Pincio
Veduta dal Pincio

Porto Potenza Picena è la zona balneare, con i suoi bellissimi lidi è super attrattiva e viva in estate, quando la stagione ci invita a ritmi più frenetici, feste e divertimento.
Essendo nella Riviera del Conero, inutile specificare che il mare qui è bellissimo; ho scoperto che in alcuni lidi vengono anche organizzati dei matrimoni e ne comprendo benissimo la scelta.
Ma Porto Potenza Picena è una meta perfetta anche al di fuori della stagione estiva, una passeggiata sul lungomare fino a raggiungere il Belvedere è perfetta in ogni periodo dell’anno e regala sensazioni differenti.
La veduta dal Belvedere è veramente magnifica.

Belvedere sul lungomare di Porto Potenza Picena
Belvedere sul lungomare di Porto Potenza Picena

Con una brevissima passeggiata, ammirando strada facendo i palazzi dai bellissimi colori, si raggiunge Piazza Douhet, il cuore verde della città, punto d’incontro di grandi e piccini con il suo parco, i giochi, le panchine e il baretto.
Un’area perfetta in cui portare i bimbi a giocare e dove incontrarsi con gli amici per fare due chiacchiere.
La percezione che ho avuto io è quella di una città attiva in qualsiasi periodo dell’anno, ma non caotica.
Se come me amate la natura, non perdetevi l’Oasi Faunistica dei Laghetti, perfetta per un giro in bici, una passeggiata o un bel pic nic.

Oasi Faunistica dei Laghetti
Oasi Faunistica dei Laghetti

Prima di spostarvi, ammirate la Torre del Porto, di fianco alla chiesa di Sant’Anna. Visitabile nel periodo estivo e in occasioni speciali, è la visita perfetta se volete ammirare la cittadina da un altro punto di vista.

Come vi avevo detto in precedenza, Potenza Picena è una località marchigiana dalla duplice anima, quindi non ci resta che visitare il borgo storico, situato nella parte superiore.
Prima di indicarvi le cose da non perdere, volevo porre l’attenzione sullo stemma della città, raffigurante due torri.
Una è la Torre del Porto, mentre l’altra è la Torre Civica che svetta su Piazza Matteotti.

Torre Civica
Torre Civica

La piazza è un vero gioiellino con la sua fontana circondata da palazzi storici come il Palazzo Comunale e il Palazzo del Podestà; guardate bene sotto al loggiato perché proprio qui si trova l’ingresso del Teatro Mugellini, davvero stupendo.
Continuate la visita addentrandovi nei vari vicoli alla ricerca di scorci suggestivi, vi assicuro che non mancano di certo.
Durante la vostra passeggiata esplorativa, non perdetevi la Collegiata di Santo Stefano che ospita la bellissima Cappella dei Contadini, ricca di affreschi e utilizzata oggi per eventi e concerti e la Sala dei Telai, con telai di fine Ottocento. Da non perdere.

Collegiata di Santo Stefano
Collegiata di Santo Stefano

Una parte del borgo che ho amato particolarmente è la zona delle Scalette, davvero molto suggestiva che termina con l’imponente chiesa di San Francesco.
Ed eccoci arrivati nel punto di Potenza Picena che lascia senza parole: il Pincio.
Si tratta di una meravigliosa terrazza con una vista che spazia dai Monti Sibillini fino al mare, regalando scorci indescrivibili.

Tramonto dal Pincio
Tramonto dal Pincio

Vi consiglio di fermarvi all’ora del tramonto, assisterete ad uno spettacolo indimenticabile,
Luogo perfetto come punto d’incontro o come angolo in cui concedersi una piccola pausa dalla visita del borgo, seduti su una delle tante panchine e all’ombra degli storici tigli, creerete dei bellissimi ricordi.

Se siete amanti delle ville storiche, non potete andarvene prima di aver visitato Villa Buonaccorsi, una bellissima villa settecentesca che fu residenza dell’omonima famiglia, proveniente dal maceratese.
Il suo fiore all’occhiello è il suo giardino, diviso in cinque terrazzamenti di stili diversi.
Tra fontane, giochi d’acqua, nicchie, antiche limonaie, obelischi e un teatrino con burattini automatizzati, farete un viaggio indietro nel tempo.
La villa non è sempre aperta, occorre consultare le giornate di apertura.

In passato il nome di Potenza Picena era MonteSanto, forse dovuto dal fatto che ospitasse tantissime chiese (arrivò ad averne ben 27).

La città marchigiana ospita l’unica replica al mondo della Piramide de Mayo di Buenos Aires. Come mai vi starete chiedendo e la risposta è molto semplice: si tratta di un simbolo tangibile del profondo legame tra la città e la vasta comunità di emigrati in Argentina.

Potenza Picena è sia Bandiera Blu che Bandiera Lilla.

Palazzo Comunale Potenza Picena
Palazzo Comunale Potenza Picena

La città di Potenza Picena ospita nel corso dell’anno tantissimi eventi differenti tra loro che la rendono viva e attrattiva in ogni stagione, fra cui ad esempio Salotto diVino e il Grappolo d’Oro.
Un connubio perfetto tra mare e collina, tra passato e presente, tra azzurro e verde, che rende questo gioiellino marchigiano unico nel suo genere.
Il borgo storico in alto custodisce secoli di arte, scorci medievali e una suggestiva vista panoramica, mentre la zona di Porto Potenza Picena è il cuore pulsante dell’estate, con la sua spiaggia a misura d’uomo e le oasi verdi.
Una destinazione unica, lontana dal caos turistico di massa, dove si respira un forte senso di comunità e dove la semplice vacanza potrebbe far nascere nel visitatore il desiderio di tornarci in modo stabile.

Per tutti gli approfondimenti consultate il sito.

Alla prossima scoperta,

viaggiatrice seriale

Campania, Italia

Caserta: itinerari oltre la Reggia

Quando sentiamo parlare di Caserta, la prima cosa a cui pensiamo è inevitabilmente la Reggia, ma la città campana ha tantissime altre attrazioni e oggi voglio proprio proporvi un itinerario insolito di Caserta.

La città di Caserta è strettamente collegata a Luigi Vanvitelli che progettò qui una delle opere di maggiore interesse architettonico e ingegneristico del XVIII secolo: l’Acquedotto Carolino.

Acquedotto Carolino Caserta
Acquedotto Carolino Caserta

Lungo circa 38 km, venne costruito per l’approvvigionamento dell’acqua al Palazzo Reale, alla città che si stava sviluppando attorno ad esso e anche a San Leucio.
Vi consiglio di ammirarlo da diversi punti di vista, iniziando con una veduta panoramica dall’alto sul tratto dei Ponti della Valle (la veduta migliore l’avrete dalla strada che conduce al Santuario di San Michele), da dove potrete ammirare i 3 livelli di arcate incastonate nel verde della natura.
Avvicinandovi poi ai Ponti della Valle, vicino ad un tornante svetta un cancello che delimita la parte superiore del camminamento sulla terza arcata, potete fermarvi e dare un’occhiata al lungo camminamento a diversi metri d’altezza.
Purtroppo questo percorso è accessibile solamente durante le visite guidate incentrate sull’Acquedotto Vanvitelliano, ma merita comunque un’occhiata anche da fuori.
Scendendo ancora arriverete proprio sotto l’enorme arco con le targhe dedicate a Carlo di Borbone e a sua moglie, l’aggettivo carolino deriva proprio da qui.
Ultimo punto per ammirarlo è quello di fianco al Monumento Ossario ai Caduti Garibaldini, parcheggiate l’auto e avvicinatevi agli enormi archi, vi sentirete piccolissimi.
Pensate che ancora oggi rifornisce acqua ad alcune fontane della Reggia.
Per me è davvero affascinante, anzi vi confesso che è la mia attrazione preferita di questo giro di Caserta insolita.
Facciamo un passo indietro e ritorniamo sulla strada da dove ammirare la veduta panoramica dell’acquedotto, proprio quella strada vi condurrà al Santuario di San Michele e Sanata Maria del Mont.
Siamo nel comune di Maddaloni e il santuario risale ai tempi dei Longobardi, fu proprio la Principessa Teodora a sviluppare il culto dell’Arcangelo.

Santuario San Michele e Santa Maria del Monte a Maddaloni
Santuario San Michele e Santa Maria del Monte a Maddaloni

La leggenda narra che l’Arcangelo apparve ad un pastorello al quale espresse il desiderio di costruire una piccola cappella; il ragazzo una volta tornato in paese raccontò il fatto alla popolazione che si mise subito all’opera.
Sembra che in questo Santuario ci passò anche San Francesco di Assisi durante il suo viaggio verso Capua. La struttura è piccina ma molto suggestiva e il panorama che si ammira da lassù è davvero meraviglioso.
Dopo una rilassante pausa pranzo, magari tornando a Caserta, per il pomeriggio potreste prendere in considerazione Casertavecchia.

Borgo di Casertavecchia
Borgo di Casertavecchia

Casertavecchia è un carinissimo borgo medievale, dove staccare la spina e passeggiare per i suoi vicoli senza una meta precisa, ma godendosi l’atmosfera che si respira in questo luogo. E’ così chiamata perché prima che Carlo di Borbone decidesse di costruire la Reggia di Caserta, questo borgo rappresentava il principale centro urbano della zona. Qui ogni angolo regala scorci suggestivi, forse è proprio per questo che venne scelto come location per le riprese della scena del matrimonio della fiction l’Amica Geniale, lo sapevate? Da non perdere la Cattedrale di San Michele e la chiesa dell’Annunziata.
Arrivati a questo punto della giornata potreste rientrare in città e approfittarne per fare una visita al Duomo o al Museo Diocesano, oppure anche un aperitivo mi sembra un’ottima idea.

Per la seconda giornata vi propongo una piccola trasferta fino Santa Maria Capua Vetere per visitare qualcosa di davvero unico, che vi lascerà senza parole ovvero l’Anfiteatro Campano.
Ci sarebbe tantissimo da raccontare in merito, ma cercherò di limitarmi alle informazioni principali, con l’invito di approfondire in autonomia la storia, perché è veramente molto molto interessante.
Iniziamo col dire che questo anfiteatro è antecedente persino al Colosseo (non la costruzione che vediamo oggi ma quella antecedente sempre ubicata qui), ed è proprio qui che ebbe origine la rivola di Spartaco ( sembra infatti che si allenasse qui). Secondo solo al Colosseo per grandezza, con la sua pianta ellittica poteva ospitare fino a 60.000 spettatori.

Anfiteatro Campano Santa Maria Capua Vetere
Anfiteatro Campano Santa Maria Capua Vetere

Subito dopo l’ingresso è possibile visitare un piccolo museo dei gladiatori mentre avvicinandovi all’edificio, vi consiglio di cercare a terra una linea ad arco tracciata a terra, questa serviva come “modello” per tagliare le pietre della giusta dimensione per poi essere incastrate sapientemente così da formare i vari archi. Passeggiate all’interno dell’arena ma anche all’esterno, sotto le gallerie coperte che permettevano l’afflusso rapido della folla e poi non perdetevi assolutamente i sotterranei. Questi luoghi riescono a teletrasportarvi indietro nel tempo, da qui attraverso botole e montacarichi salivano nell’arena i gladiatori, le belve e le scenografie.
Dopo un’immersione nella storia, direi che una bella pausa pranzo potrebbe fare al caso vostro, dopo la quale vi consiglio di recarvi a Casolla, il paese delle collere.
Sapete cosa sono le collere?! Sono semplicemente le vecchie fabbriche in cui veniva prodotta la colla.
Questo borgo ne vantava tantissime, alcune delle quali sono arrivate ai nostri giorni. E’ molto semplice riconoscerle, perché hanno una forma insolita. Guardate le normali costruzioni e alzando gli occhi noterete la parte superiore davvero insolita, molto alta e con delle altissime aperture. La colla si ricavava dagli scarti animali e poi veniva messa ad essiccare in questi solai dove il sole penetrava proprio da queste grandi aperture. E’ stato davvero interessante scoprire questo aspetto relativo alla storia economica, sociale e architettonica del territorio. La colla di Casolla era così rinomata che veniva utilizzata persino alla Reggia di Caserta per gli arredi e per i vari cantieri borbonici.

Collèra di Casolla
Collèra di Casolla

Terminerei la giornata con una bella passeggiata di fronte alla Reggia, magari al tramonto prima di gustare le prelibatezze della cucina casertana.

C’è un importante luogo a Caserta che sprigiona un fascino infinito ovvero il Belvedere di San Leucio.
Si tratta di un complesso monumentale nato nel XVIII secolo per volontà di Ferdinando di Borbone che aveva il sogno di costituire una comunità autonoma incentrata sulla produzione della seta.
Il complesso infatti era composto da tre unità distinte: la fabbrica della seta, gli Appartamenti Reali e i Giardini Reali.

San Leucio
San Leucio

Nel 1778 venne costituita la Real Colonia di San Leucio con apposite leggi e regole valide solo per questa comunità, come ad esempio il fatto che ai lavoratori venisse assegnata una casa all’interno della colonia o l’istituzione della prima scuola moderna dell’obbligo d’Italia o la diminuzione delle ore di lavoro rispetto agli standard europei.
Tutti questi incentivi portarono a San Leucio maestranze non solo locali ma anche estere, le quali lavorando insieme crearono un prodotto eccellente.
La visita a San Leucio comprende i locali della fabbrica della seta dove si possono ammirare le diverse fasi della lavorazione e soprattutto gli storici ed enormi macchinari e la visita agli Appartamenti Reali. Il Re Ferdinando di Borbone era molto legato a questo sito e ne fece un esperimento sociale fondato sulla meritocrazia e sulla parità di genere, davvero all’avanguardia.
Oggi San Leucio, come la Reggia di Caserta e l’Acquedotto Carolino è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.
Dopo questo viaggio tra colonie e sete vi consiglio una visita ad un borgo (quasi) fantasma: Vairano Patenora.
Anche in questo caso, dalla parte superiore godrete di un panorama eccezionale, mentre passeggiando nel borgo potrete ammirare la natura che si riprende possesso piano piano di tutto lo spazio.
A Vairano il prodotto tipico è il lupino gigante e io ho avuto il piacere di conoscere da vicino questo legume, ammirare la pianta in fiore e anche il suo frutto, prima di assaggiarlo direttamente.
Oltre all’aspetto storico ed architettonico infatti, è molto bello conoscere prodotti e piatti tipici della tradizione locale e io non posso fare altro che ringraziare la signora Anna che ci ha fatto entrare nel suo mondo.

Castello Vairano Patenora
Castello Vairano Patenora

Questo è solo un ipotetico itinerario alla scoperta della Caserta meno conosciuta, la Caserta oltre la Reggia, ma da come ho potuto capire i tesori in queste zone non sono ancora finiti e io non vedo l’ora di poter approfondire la cosa.
Per gli appassionati di natura e trekking ho intravisto parecchia segnaletica di sentieri CAI, ma non avendoli fatti non sono in grado di consigliarveli, ma era giusto informarvi della loro presenza, così da poter alternare natura e storia.

Come qualsiasi viaggio che si rispetti, la parte dedicata all’alloggio e all’enogastronomia è sempre molto importante e a mio avviso la si può considerare una vera parte integrante del viaggio, per questo ho deciso di scrivere un articolo dedicato agli alloggi .

A questo punto non mi resta che invitarvi a scoprire la Caserta più insolita, la Caserta oltre la Reggia.

Alla prossima avventura
Viaggiatrice seriale

Italia, Umbria

La Città del Cioccolato: il museo di Perugia

La città di Perugia è ormai conosciuta a livello internazionale per il cioccolato: poteva forse mancare un museo dedicato al “cibo degli dei”? Naturalmente no.
Proprio per questo, il 1° 2025 è stata inaugurata La Città del Cioccolato, il più grande museo esperienziale al mondo interamente dedicato al cacao e al cioccolato.

Il profondo legame tra la città umbra e il cioccolato nasce nei primi anni del Novecento grazie a Luisa e Annibale Spagnoli, quando i coniugi avviano in via Alessi un laboratorio che, da confetteria, si trasforma presto in cioccolateria.
E’ proprio qui che prende forma il celebre “cazzotto”, primo nome scelto per la forma dell’iconica pralina che riprendeva la nocca di una mano, ma ben presto destinato a diventare il prodotto iconico conosciuto da tutti come Bacio Perugina.
Da quel momento, il rapporto tra la città e il cioccolato si consolida sempre di più, fino al 1994, anno della prima edizione di Eurochocolate, il primo festival internazionale del cioccolato ideato dall’architetto Eugenio Guarducci.
Arrivando ai giorni nostri, sempre da una sua intuizione nasce nel 2025, dopo anni di progettazione e lavori, La Città del Cioccolato: un museo immersivo, ampio e articolato, pensato per raccontare il cioccolato a 360 gradi e destinato a diventare uno dei nuovi poli culturali e turistici di Perugia.

Città del Cioccolato di Perugia
Città del Cioccolato di Perugia

La Città del Cioccolato non è semplicemente un museo, è un universo narrativo ed esperienziale in cui il visitatore intraprende un viaggio.
Il percorso si sviluppa attraverso diverse aree tematiche: parte dalla storia del cacao, dalla civiltà dei Maya e degli Aztechi fino all’arrivo in Europa, passando per le grandi tappe della sua diffusione e trasformazione nei vari Paesi. Naturalmente, un’intera sezione è dedicata all’Italia e culmina con il ruolo decisivo che Perugia ha avuto in questa storia con l’imprenditoria audace di Luisa Spagnoli e successivamente quella della kermesse tanto amata dai più golosi: Eurochocolate.
Ancora prima di iniziare il percorso, però, basta varcare la soglia per rendersi conto del grande lavoro di recupero architettonico e della bellezza dello spazio che ospita il museo. La struttura si sviluppa su più livelli e, dalla parte superiore si può subito ammirare la scenografica riproduzione di un cielo interattivo composto da 450mq di videomapping che sovrasta la riproduzione in scala reale di una foresta di cacao al piano inferiore, alla quale ci si avvicina progressivamente seguendo il percorso. Per chi ama un’esperienza più dinamica, c’è anche la possibilità di scendere attraverso un grande scivolo… lasciatevi andare!!!

I due livelli del Museo del Cioccolato
I due livelli del Museo del Cioccolato

Il museo è fortemente interattivo: accanto ai pannelli narrativi, si trovano schermi, video, installazioni e riproduzioni in scala reale di ambienti e figure legati alla coltivazione e alla lavorazione del cacao.
Tutto è costruito con equilibrio e intelligenza, al punto da far percepire davvero al visitatore di essersi spostato, almeno per un momento, in un altro luogo del mondo.
Una parte molto interessante e curiosa è quella dedicata alla collazione di Roberto Caraceni che racconta il cioccolato in tutte le sue sfumature attraverso gli oggetti più disparati, dalle scatole in latta ad antichi documenti, dalle campagne pubblicitarie agli strumenti di lavorazione. Diciamo che qui intraprenderete un altro viaggio, grazie agli oggetti che il Chocolate Taster ha collezionato in più di 25 anni.
L’esperienza coinvolge anche i sensi infatti durante il percorso ci saranno anche dei punti di assaggio, così da soddisfare anche il palato e non solo la vista… ma anche l’olfatto è tirato in ballo, essendo un museo interattivo troverete una zona in cui mettere alla prova le vostre abilità annusando il profumo di diversi tipi di cacao.
All’interno della Città del Cioccolato trova posto anche una vera fabbrica Bean to Bar, dove si possono osservare le principali fasi della lavorazione, dalla fava di cacao fino alla tavoletta finita.
E non solo: chi lo desidera può mettersi in gioco in prima persona e trasformarsi, per un’ora, in mastro cioccolataio, con muniti grembiule e cappello, affiancato passo dopo passo da un professionista per creare la propria tavoletta di cioccolate Bean to Bar.
Che dire, io ho adorato questa esperienza!!!

Esperienza Bean to Bar Factory
Esperienza Bean to Bar Factory

A concludere la visita non poteva che esserci uno shop, all’altezza del percorso: ampio, ricco e sorprendente, con una selezione vastissima di prodotti provenienti da diverse parti del mondo.
Si tratta di uno dei più grandi negozi dedicati al cioccolato, non solo in Italia, ma in Europa! E la scelta è tale da mettere seriamente in difficoltà chiunque debba decidere cosa acquistare.

Tra gli elementi più interessanti del complesso Città del Cioccolato c’è anche il LAB – Luisa Annibale Base, un hub esperienziale adiacente al museo e dedicato ad incontri, degustazioni, attività e momenti di approfondimento: uno spazio pensato per far accadere il cioccolato, non solo per raccontarlo, ospitando appuntamenti con professionisti, percorsi guidati e iniziative che mettono al centro il gusto, la conoscenza e la dimensione conviviale.
Un altro aspetto particolarmente emozionante è che all’interno di questo progetto è stato restaurato anche il primo laboratorio della Perugina, un luogo di straordinario valore storico situato in Via Alessi, strettamente legato agli inizi dell’avventura imprenditoriale di Luisa e Annibale Spagnoli.

Primo laboratorio della Perugina
Primo laboratorio della Perugina

Ritrovare e valorizzare questo spazio significa restituire concretezza alle origini di una storia che ha segnato l’identità di Perugia e che ancora oggi continua a renderla riconoscibile nel mondo.
E’ proprio questo uno dei punti di forza della Città del Cioccolato: non limitarsi a raccontare il cacao e il cioccolato in modo spettacolare, ma riuscire anche a conservare, interpretare e mettere in scena i luoghi reali da cui questa tradizione ha reso forma
Insieme, museo, LAB e spazi storici costruiscono un ecosistema coerente: un itinerario che unisce racconto e pratica, memoria e contemporaneità, città e filiera, rendendo Perugia leggibile attraverso un filo conduttore immediato e universale come il cacao.

Il museo si trova nel cuore del centro storico di Perugia, all’interno dell‘ex Mercato Coperto, edificio costruito tra il 1931 e il 1932 per volontà di Giovanni Buitoni.
All’epoca rappresentava una struttura all’avanguardia, tra i primi esempi di edificio in cemento armato in Italia.
La sua riqualificazione in chiave culturale e museale ha un valore che va ben oltre il semplice recupero architettonico; restituisce infatti alla città un luogo storico che per decenni è stato uno dei fulcri della vita commerciale, artigianale e sociale di Perugia, trasformandolo in un nuovo attrattore turistico e culturale.

La Città del Cioccolato è aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00, mentre il sabato l’orario si prolunga fino alle 20:00.
Il biglietto d’ingresso ha un costo di 14 € nei giorni feriali e di 16€ nel fine settimana; per i bambini il prezzo è rispettivamente di 8€ e 10€.
Per partecipare alle esperienze speciali, come ad esempio le attività della fabbrica Bean to Bar, chiedete direttamente in biglietteria o consultate i canali ufficiali.

Io personalmente l’ho apprezzato davvero tanto, non lo definirei solamente un museo, ma un viaggio esperienziale nel mondo del cioccolato!
I bambini impazziranno, ma anche gli adulti rimarranno senza parole, fidatevi!

Alla prossima scoperta,
viaggiatrice seriale

Basilicata, Italia

Ciaspolata nel Parco Nazionale del Pollino

La Basilicata è la meta perfetta per una vacanza non contaminata dal turismo di massa, una vacanza autentica.
Questa regione custodisce un’infinità di tesori e mi ha completamente stupito quando ho fatto una ciaspolata nel Parco Nazionale del Pollino: meraviglia pura.

Neve sul Pollino
Neve nel Pollino

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di partecipare ad un Educational Tour organizzato da “Marmo Melandro Viaggi” in collaborazione con ” I Viaggi del Milione” e con il patrocinio dell’APT Basilicata, volto a farci conoscere un territorio ancora incontaminato e a tratti selvaggio, ricco di tradizioni, cultura e natura.
Parlando proprio di quest’ultimo argomento, sapete che il Parco Nazionale del Pollino, che si estende tra Basilicata e Calabria è il Parco Nazionale più esteso d’Italia?
Il suo patrimonio naturale è ritenuto dagli esperti uno dei più interessanti e unici del Pianeta tanto da essere inserito dall’UNESCO nella rete Mondiale dei Geoparchi e delle Faggete Vetuste.

Gruppo Educational Tour durante la ciaspolata sul Pollino
Gruppo Educational Tour durante la ciaspolata nel Pollino

Fiore all’occhiello di queste zone è il pino loricato che cresce in modo sparso e non in boschi fitti, ad altezze più elevate rispetto al faggio.
Immaginatevi la bellezza di poter fare una ciaspolata immersi in un paesaggio del genere, completamente ricoperto da un manto bianco.

Abbiamo raggiunto in auto Piano Ruggio a 1530 m slm dove le nostre guide super esperte del parco ci hanno fornito le ciaspole e ci hanno guidato in una passeggiate a dir poco meravigliosa.
In fila indiana seguivamo il nostro accompagnatore che faceva da apripista battendo la neve con le sue ciaspole visto che il paesaggio sembrava cristallizzato, c’eravamo solo noi e la natura.

Ciaspolando del Parco Nazionale del Pollino
Ciaspolando nel Parco Nazionale del Pollino


Ad un certo punto ci siamo fermati e restando in silenzio per un minuto abbiamo ascoltato solamente i rumori della natura, può sembrare banale ma è stato un momento davvero forte.
Volgendo lo sguardo verso la cima potevamo scorgere il profilo dei pini loricati mentre voltandolo a valle si scorgevano i resti di una piccola costruzione e poco dopo un enorme abbeveratoio per gli animali
Effettivamente il parco ospita diverse specie, dai lupi alle lepri, dalle volpi alle faine anche se l’immagine di un branco di cavalli selvaggi che pascolavano leggermente più in basso rispetto a noi rimarrà impressa nella mia memoria.

Parco Nazionale del Pollino innevato
Parco Nazionale del Pollino innevato

Se siete amanti delle attività outdoor vi consiglio di prendere in considerazione il Parco Nazionale del Pollino, ve ne innamorerete.
Con qualche km nelle gambe e gli occhi pieni di bellezza abbiamo terminato il nostro giro ad anello e siamo tornati alle auto… giusto in tempo per la pausa pranzo.

Amiche di ciaspolata sul Pollino
Amiche di ciaspolata nel Pollino

Seguendo la strada fatta all’andata, dopo cica un paio di km si trova il Rifugio Fasanelli, il luogo perfetto in cui gustare un ottimo pranzo a base di piatti tipici.
Dopo la fatica fisica ci siamo meritati la giusta ricompensa, apparsa nei nostri piatti sotto forma di peperone crusco e melanzana rossa… ovviamente le portate erano molte di più, ma ricordatevi queste due pietanze perché non potete assolutamente ripartire da queste zone senza averle prima assaggiate.

Il Parco Nazionale del Pollino è perfetto in ogni stagione, non vi resta che decidere quando visitarlo.

Alla prossima avventura,
viaggiatrice seriale

Emilia romagna, Italia

Gherardi e i murales sul cinema

A pochi km da Ferrara si trova il Villaggio del Cinema, ne avete mai sentito parlare? Si tratta di Gherardi, un piccolo paese con meno di 100 abitanti.

King Kong a Gherardi
King Kong a Gherardi

Gherardi, l’ultimo borgo giardino è nato all’inizio del 1900 ed è figlio dei grandi lavori di bonifica del basso ferrarese. Un paese rurale fatto di cascine, di tradizioni contadine e di lavori agricoli, lontano dalle grandi città come Ferrara e Ravenna, dove la vita scorreva lenta.
Negli anni ’50, periodo di massimo splendore di Gherardi, il paese contava circa 2500 abitanti ma a partire dagli anni ’70 ha conosciuto lo spopolamento ed oggi gli abitanti sono poco più di 60.

Murale a Gherardi
Murale a Gherardi

Dall’esigenza di combattere questo spopolamento, nasce il progetto” Gherardi Villaggio dl Cinema” che riporta in queste zone la magnificenza del cinema ferrarese ed emiliano/romagnolo sotto forma di murales.
Si tratta di un luogo fermo el tempo in cui poter fare un viaggio a ritroso attraverso i mostri sacri del cinema come Luchino Visconti, Pupi Avati, Roberto Rossellini, Michelangelo Antonioni, Carlo Rambaldi e tanti altri.
Dal 2022 le facciate degli edifici corrose dal tempo, hanno ripreso vita grazie alla pittura urbana e grazie a giovani artisti italiani.
Al momento ci sono poco meno di 20 opere, ma ogni anno il numero cresce.
Potrete ammirare murales relativi ai film Riso Amaro, Il Giardino dei Finzi Contini, Le Avventure di Pinocchio, La Casa dalle finestre che ridono, King Kong, E.T. L’Extra Terrestre e tanti altri.
E’ possibile visitare Gherardi in autonomia o partecipando a visite guidate e per i più affamati è possibile mangiare “come una volta” alla trattoria “Ciak, si mangia!” dove gustare i piatti della tradizione ferrarese.

Trattoria "Ciak, si mangia!"
Trattoria “Ciak, si mangia!”

Per gli amanti del cinema e della street art questa è una tappa imperdibile, facilmente raggiungibile da Ferrera e da Ravenna.
Perfetto per una gita fuori porta.

Murale del film Ossessione
Murale del film Ossessione

Se amate la street art potrebbero interessarvi anche Dozza, San Giovanni in Persiceto o Saludecio.

Alla prossima scoperta,
viaggiatrice seriale.

Emilia romagna, Italia, Trekking

Trekking al Monte Ventasso

Il trekking che vi propongo oggi ci porta alla vetta del monte Ventasso in provincia di Reggio Emilia.

Foliage al lago Calamone
Foliage al lago Calamone
Veduta dal monte Ventasso
Veduta dal monte Ventasso

Procedete dunque sul sentiero CAI 661 indicato sugli appositi segnali e iniziate la salita.
Nella prima parte attraverserete una faggeta iniziando a salire di quota, fino ad arrivare in una zona pianeggiante, dove troverete un cartello con diverse indicazioni.
Da qui mancano poco più di 30 minuti per arrivare a destinazione, potreste approfittarne per fare una piccola pausa.
Poco dopo essere ripartiti vi ritroverete a dover affrontare una scelta: da questo punto infatti il sentiero è praticamente ad anello, proseguendo sulla destra prendete la via normale , più lunga e meno impegnativa, proseguendo sulla sinistra invece prendete la via diretta, più ripida, più corta e più panoramica perché si affaccia sul versante del lago Calamone.

Bivio trekking monte Ventasso
Bivio trekking monte Ventasso


Entrambe portano allo stesso identico punto e cioè alla croce a 1727 m slm, potete anche optare per farne una all’andata e una al ritorno.
Arrivati sulla vetta del Ventasso, godetevi il meraviglioso panorama, io ci sono stata ad ottobre e lo spettacolo del foliage era incredibile.

Croce monte Ventasso
Croce monte Ventasso

Il dislivello totale è di circa 470m e il tempo stimato per l’intero anello è di circa 3 ore.
Sulla via del ritorno, se volete vedere qualcosa di diverso, una volta giunti alla parte pianeggiante proseguite dritto e percorrete il sentiero CAI 667B che vi riporterà sempre al lago.
Come ricompensa dopo la fatica, vi suggerisco un pausa pranzo o merenda al rifugio Venusta, con vista sul lago.

Veduta sul lago Calamone dal monte Ventasso
Veduta sul lago Calamone dal monte Ventasso

Un trekking non troppo impegnativo ma che regala soddisfazioni in ogni periodo dell’anno.
Se cercate altri spunti in zona, potrebbe interessarvi il trekking alla Pietra di Bismantova o un itinerario nelle terre di Matilde di Canossa.

AL prossimo trekking,
viaggiatrice seriale.

Italia, Trekking, Umbria

Trekking al centro geografico d’Italia

Ci sono cose che diamo per scontate o che non ci domandiamo mai nel corso di un’intera esistenza, tipo: “Dove si trova il centro d’Italia”? Ebbene sì, il nostro Stivale deve avere un centro ben preciso e questo punto è stato calcolato dall’Istituto Geografico Militare e si trova nei pressi di Narni, più precisamente a ridosso del ponte Cardona.

Centro Geografico d'Italia
Centro Geografico d’Italia

Per gli amanti dei trekking e non solo, questa è una camminata davvero imperdibile perché non conduce ad una vetta o ad un belvedere, ma proprio al centro d’Italia.
La passeggiata è molto semplice e parte dal parcheggio del “Centro Geografico d’Italia” , lasciate l’auto, oltrepassate il cartello che indica questo punto ben preciso ed incamminatevi nel semplice sentiero che attraversa il bosco.

Inizio del sentiero
Inizio del sentiero


Quasi completamente pianeggiante, vi farà sentire immersi totalmente nella natura e strada facendo incontrerete delle strane creature, piccolissimi folletti che abitano le casette a ridosso del sentiero.
Oltre a questi bizzarri personaggi, lungo la passeggiate incontrerete anche diversi pozzetti laterali, ossia le bocchette di un antico acquedotto romano, l’acquedotto Formina.
Oltrepassata l’ultima curva, si intravede in lontananza il profilo di un ponte e proprio al suo fianco troverete il Centro Geografico dell’Italia peninsulare, indicato con un cippo in pietra con al centro un puntale in acciaio.
Arrivati fin qui dovete assolutamente toccare con mano questo punto dal valore simbolico.

Fatte le foto di rito e toccato il ceppo (dicono che porti fortuna toccarlo), rivolgete lo sguardo sulla sinistra ai resti del ponte Cardona, un bellissimo ponte di epoca romana con un arco a tutto sesto, facente parte dell’acquedotto romano Formina.

Inizio del sentiero
Inizio del sentiero

Raggiungere questo luogo simbolico è davvero semplice, recatevi a Narni e poi impostate sul navigatore “parcheggio Centro geografico d’Italia” e raggiungerete il luogo in cui lasciare l’auto.
Qui troverete anche una piccola area picnic.

Alla prossima scoperta,
viaggiatrice seriale.

Italia

Mille Miglia

Conoscete la Mille Miglia??!!Sicuramente sì!!!
Si tratta di una corsa automobilistica di lunga distanza, effettuata su strade aperte al traffico, ideata come gara unica ( e non a tappe) dal conte Aymo Maggi, Renzo Castagneto, il conte Franco Mazzotti e Giovanni Canestrini, in risposta alla mancata assegnazione a Brescia, loro città natale, del Gran Premio d’Italia.
Il primo percorso scelto fu a forma di “otto”, da Brescia a Roma e ritorno, su una distanza di circa 1600 km ( corrispondenti a 1000 miglia, da cui prende il nome).

Storia della Mille Miglia

Il primo percorso scelto fu a forma di “otto”, da Brescia a Roma e ritorno, su una distanza di circa 1600 km ( corrispondenti a 1000 miglia, da cui prende il nome).
Dopo l’enorme successo della gara, si decise di ripetere la prova negli anni successivi.
La prima edizione partì il 26 Marzo del 1927, con la partecipazione di 77 equipaggi e si disputò per altre 23 volte, dal 1927 al 1957 ( 13 edizioni prima della Seconda Guerra Mondiale e 11 dopo il 1947).
Dal 1977 la Mille Miglia rivive sotto forma di gara di regolarità per auto d’epoca.
La partecipazione è limitata alle vetture prodotte non oltre il 1957, che avevano partecipato ( o risultavano iscritte) alla corsa originale.

Mille Miglia a Pesaro
Mille Miglia a Pesaro

Il percorso fu modificato per 13 volte, ma ancora oggi ricalca quello della gara originale mantenendo costante il punto di partenza e di arrivo.

Mille Miglia a Pesaro

Vi starete chiedendo cosa centra tutto ciò, beh oggi questa bellissima competizione ha attraversato Pesaro e anche se non sono una super patita di motori, ho voluto vedere in prima persona questo spettacolo e devo ammettere che ne sono rimasta piacevolmente colpita!
Al traffico cittadino normale, che continuava la sua corsa imperterrito, si è aggiunto il passaggio di meravigliose auto d’epoca, così da creare, anche ad impatto visivo, un bellissimo “quadro”.
Auto del passato guidate da piloti che indossavano guantini e maschere per il vento, che si ritrovavano al fianco di enormi autobus dei nostri giorni.
Questi bolidi non sono affatto “arrugginiti”, sono delle vere e proprie saette tenute in perfetto stato.
Gran parte dei piloti erano stranieri e al loro passaggio salutavano in modo fiero tutte le persone che si erano radunate sul ciglio della strada per fare un salto nel passato.
In pochissimo tempo sono passate davanti ai miei occhi Ferrari, Porche, Mini, Balilla, Alfa Romeo e chi più ne ha più ne metta!
La Mille Miglia è stata un’istituzione del mondo delle corse automobilistiche, una gara leggendaria a cui oggi non si può che guardare con nostalgia.

Mille Miglia
Mille Miglia

Tappe

La Mille Miglia 2023 si svolge dal 13 al 17 Giugno, le tappe sono: Cervia, Roma, Parma, Milano e Brescia e corrono centinaia di  equipaggi provenienti da tante nazioni diverse; fra i partecipanti si registrano anche dei VIP.
Lo so che non si tratta di un vero e proprio viaggio, ma centinaia di persone provenienti da tutto il mondo approdano in Italia in questi giorni per partecipare a questa manifestazione….quindi non potevo perdermela!!

Auto della Mille Miglia
Auto della Mille Miglia

Al prossimo viaggio,
viaggiatrice seriale.

Emilia romagna, Italia

Longiano: cosa fare nel bellissimo borgo romagnolo

Longiano è un bellissimo borgo romagnolo, incastonato tra le verdi colline fra le province di Rimini e Cesena. Ne avete mai sentito parlare?
Pur essendo piccino, racchiude al suo interno diversi musei davvero interessanti, ottimi ristoranti e una veduta davvero fantastica. Che dite, inizio ad illustrarvi cosa vedere?

Cortile Castello Malatestiano
Cortile Castello Malatestiano

Museo del territorio

Se avete l’animo nostalgico o semplicemente siete curiosi di scoprire utensili, giochi o quant’altro appartenuti ad epoche precedenti alla vostra, questo è il luogo giusto per voi.
Due interi piani divisi per categoria colmi di ogni più svariato oggetto proveniente dal passato.
Iniziamo con la stanza dei giochi dove la vostra attenzione sarà catturata da un magnifico esemplare di calciobalilla per poi passare alla stanza degli attrezzi o a quella degli utensili e oggetti di vita quotidiana.
Non mancano collezioni, macchine fotografiche, monete e locandine.
Nel giardino esterno poi troverete gli attrezzi legati alla vita contadina.
Un vero tuffo nel passato.
Il museo è gratuito ed è aperto il sabato, la domenica e i giorni festivi.

Fondazione Tito Balestra

Sempre nella parte alta del borgo trovate la Fondazione Tito Balestra; questa esposizione di arte moderna e contemporanea è ospitata all’interno del castello Malatestiano.

Castello Malatestiano Longiano
Castello Malatestiano Longiano

Vi consiglio di salire e come prima cosa di ammirare sia il panorama che il cortile del castello con varie installazioni e una vasca monumentale.
La collezione esposta all’interno invece vanta più di 2000 opere fra oli, opere di grafica e di scultura, più ovviamente le poesie di Tito Balestra.
Troviamo opere di Chagall, Goya, Matisse, De Pisis e di tanti altri.
Il biglietto d’ingresso ha un costo di 7 euro.

Fondazione Tito Balestra
Fondazione Tito Balestra

Museo italiano della ghisa

Una vera chicca è il Museo italiano della ghisa ospitato all’interno della ex chiesa di Santa Maria delle Lacrime. Qui potrete ammirare alcuni degli esempi più significativi dell’intera collezione.
Enormi candelabri in ghisa provenienti da diverse città italiane ed europee, mascheroni e fontane dai quali sgorgava l’acqua e infine diversi picchiotti per porta vi faranno fare un tuffo nel passato, anche grazie alle fotografie d’epoca che accompagnano gli oggetti esposti.
L’ingresso è gratuito e il museo è aperto il sabato, la domenica e i giorni festivi.

Museo italiano della ghisa
Museo italiano della ghisa

Rifugio bellico

Una volta usciti da qui, vi consiglio di percorrere il rifugio bellico che attraversa il paese e che diede rifugio a tantissime persone durante la guerra.
Il passaggio è libero e devo ammettere che è tenuto molto bene e che fa davvero effetto percorrerlo. Al suo interno una piccola esposizione di cimeli di guerra.

Rifugio bellico Longiano
Rifugio bellico Longiano

Museo d’Arte Sacra

Passiamo adesso dalla parte bellica a quella sacra, varcando le porte dell’Oratorio di San Giuseppe Nuovo.
Qui troverete diversi oggetti sacri, importanti opere d’arte, reliquie ed ex-voto.
Anche in questo caso l’ingresso è gratuito il sabato, la domenica e i giorni festivi.

Museo d'Arte Sacra
Museo d’Arte Sacra

Galleria delle maschere

Lasciando alle vostre spalle il castello e dirigendovi verso il teatro, non perdetevi la Galleria delle maschere. All’interno dell’ex convento di San Girolamo potete ammirare 31 bronzi raffiguranti le maschere della commedia dell’arte realizzate dall’artista Domenico Neri.
Ingresso gratuito sabato, domenica e festivi.

Galleria delle maschere
Galleria delle maschere

Per effettuare una visita completa di Longiano non perdetevi il Teatro Petrella, splendido esempio di teatro ottocentesco all’italiana” e il Santuario del Ss. Crocifisso che custodisce una duecentesca immagine di Cristo Crocifisso.

Longiano, borgo bandiera arancione è uno dei borghi più belli della Romagna e merita sicuramente una visita.

Cosa vedere nei dintorni

Dopo aver curiosato fra i musei e le stradine di Longiano, potete approfittarne per fare un giro a Cesena o a Forlì, mentre se amate i borghi vi consiglio Savignano sul Rubicone con la sua storia millenaria.

Alla prossima scoperta,
viaggiatrice seriale.

Italia, Marche, Trekking

Lu Vurghe

Se non volete ancora abbandonare la stagione estiva, vi svelo una piccola chicca. C’è un luogo nelle Marche in cui è possibile fare il bagno nelle acque termali calde anche in autunno. Vi porto a fare un giro a Lu Vurghe di Acquasanta Terme.

Le piscine di Lu Vurghe

In provincia di Ascoli Piceno, quasi al confine con l’Abruzzo, si trova un luogo immerso nella natura davvero suggestivo.
Le piscine di acqua termale sono opera dell’uomo, ma pur essendo di origine artificiale, non noterete affatto la differenza. Se siete amanti dei bagni nelle piscine naturali in estate, quando appena ci si immerge il refrigerio è assicurato, potrete vivere la stessa esperienza in autunno, ma al contrario vi scalderete nelle acque sulfuree molto più calde rispetto alla temperatura esterna.

Acquq sulfurea a Lu Vurghe
Acqua sulfurea a Lu Vurghe

Le piscine sono due, una più grande che riesce ad ospitare più persone, alla fine della quale un piccolo sbarramento crea una seconda pozza che può ospitare circa quattro persone.
Alle spalle di quella grande, troverete un’altra piscina più piccola. Il tutto è immerso in un contesto naturale, con il fiume che score poco distante.

Vasca sulfurea di Lu Vurghe
Vasca sulfurea di Lu Vurghe

Per arrivare alle pozze dovrete scendere delle scale che si mimetizzano benissimo con la natura e le rocce, il sentiero è semplice ma non percorribile con passeggini o carrozzine.
Grazie ad un’opera di riqualificazione del territorio, questo sentiero di rilevanza storica è stato ripristinato e reso usufruibile da chiunque, infatti l’ingresso è gratuito.
Sembra che queste acque curative siano conosciute sin dai tempi dei romani, quando consoli, re e legionari si recavano in queste zone per trarne beneficio.

Pozze di Lu Vurghe
Pozze di Lu Vurghe

Come arrivare a Lu Vurghe

Per raggiungere Lu Vurghe, dovete raggiungere Acquasanta Terme e impostare sul navigatore la località di Santa Maria di Maggese.
I parcheggi a ridosso dell’ingresso non sono moltissimi, ma poco distante troverete dei posteggi liberi lungo le vie, lasciate l’auto e incamminatevi verso la sede dello Speleoclub dove troverete anche qualche ambulante che vende cibo.

Inizio del sentiero
Inizio del sentiero

Dopo aver fatto scorta di viveri, prendete il sentiero sulla destra e dopo nemmeno 10 minuti di cammino sarete arrivati alla Spa naturale.
Ora non vi resta che godervi una bella giornata a contatto con la natura.
Prima o dopo; non perdetevi le gole del Rio Garrafo.

Se amate questo genere di luoghi, vi consiglio anche Saturnia e Bagni San Filippo.

Alla prossima scoperta,
Viaggiatrice seriale.