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Cosa fare in Gallura:alla scoperta della parte interna della Costa Smeralda

La Sardegna non mi stanca mai!
Ogni volta che la sento nominare il mio cuore accelera anche se in realtà il mio pensiero è sempre rivolto al suo mare, uno dei più belli del mondo.
Oggi invece vi propongo un itinerario alla scoperta della Gallura, la parte interna della Costa Smeralda.
Siete pronti?
Prima di partire alla scoperta dell’interno, direi di iniziare con una bella giornata a La Maddalena.
Potete noleggiare una barca o affidarvi alle varie escursioni che organizzano, così da poter ammirare tutte le sue bellezze.

Scorcio de La Maddalena

Dato che ci siete inserite una visita anche a Caprera, scoprire storie e retroscena sulla vita di Giuseppe Garibaldi vi conquisterà.
Luras è il primo comune che vi farò conoscere.
Nacque da una comunità ebraica nel 19 d.c. e un particolare che ce lo dimostra è il fatto che il pane azimo diffuso a Luras era uguale per forma e dimensione a quello in uso dagli Ebrei ed è stato ritrovato anche il tipico recipiente in terracotta in cui veniva cucinato (Fondeddu).
Altra cosa strana è che ciclicamente ogni 15/20 anni a Luras c’è un’altissima percentuale di nascite di bambini con occhi e capelli chiari, cosa molto strana in Sardegna.
La vera particolarità però è che Luras è l’unico centro in Gallura dove non si parla il dialetto gallurese ma il Lugudurese, dove al plurale l’articolo diventa sempre femminile.
Ma cosa vedere in questo comune?
Sicuramente la chiesa, l’Oratorio di Santa Croce il cui crocifisso risale al 1500 e la chiesetta del Purgatorio davvero suggestiva.
Dopo aver fatto una passeggiata per il paese spingetevi fino ai Dolmen: il più grande di questo comune risale al 3° secolo a.c., all’età del rame. La sua struttura è molto simile a quelli della Corsica, con una camera rettangolare lunga 6  metri.

Dolmen di Luras

Non potete andarvene da Luras senza prima aver fatto visita al Museo Galluras, un museo etnografico allestito all’interno di un’abitazione del 700.
Partendo dalla cantina si inizia un percorso ammirando tutti gli strumenti e gli arredi di una tipica abitazione del luogo, passando poi per la cucina, la sala principale dove si svolgeva la vita quotidiana fino ad arrivare alla camera da letto.
Proprio qui la vostra attenzione sarà totalmente catturata dalla storia delle Femina Agabbadòra…. io sono rimasta senza parole (ve ne parlerò nello specifico).
E’ arrivato il momento di cambiare comune e di parlarvi di Sant’Antonio di Gallura.
Anche qui troverete tracce di megalitismo, ma sottoforma di Nuraghe.
Il punto più alto di Sant’Antonio è Lu Monte di Lu Naracu che raggiunge i 350 m s.l.d.m.; proprio qui sotto sono state trovate ossa, anfore e altri resti di civiltà.
Sembra che inizialmente ci fosse la chiesetta risalente al 1700, che è stata successivamente ampliata dando origine all’intero paese di 1500 abitanti.
Una delle attrazioni da non perdere sono gli Olivastri Millenari che vantano dai 3800 ai 4000 anni e raggiungono 18/20 metri di circonferenza; vi garantisco che trovarsi davanti a questi giganti mette un po’ di suggestione! Essi si differenziano dagli ulivi in quanto selvatici.

Uno degli Olivastri Millenari

Dopo questa piccola camminata fra il verde, vi propongo di fare un giro in battello sul lago del Liscia, altra esperienza immancabile. Potrete gustarvi tutto il panorama comodamente accompagnati dalla spiegazione del capitano.

Veduta del lago del Liscia dal battello

Come ultimo consiglio mi sento di dirvi di visitare la chiesa di San Santino e fare due passi proprio intorno alla costruzione, per ammirare l’antica grotta.
Per qualsiasi info rivolgetevi alla Pro loco di Sant’Antonio di Gallura, sono gentilissimi e vi aiuteranno.
E ora dove ci spostiamo?!
A Calangianus, la capitale della lavorazione del sughero.
Sapete che in Sardegna il sughero è molto diffuso, e questo paese è stato fin dal passato il maggiore centro di lavorazione.
Fino a qualche decennio fa, passeggiando per i suoi vicoli si incontravano donne nelle proprie cantine intente a tagliare i pezzi di sughero da cui ricavare i tappi. L’intera economia di Calangianus girava attorno al sughero.
Molto affascinante e da non perdere è il Museo del Sughero, dove apprenderete un sacco di nozioni sia sulla lavorazione che sui tappi che  troviamo sulle bottiglie di vino che acquistiamo……ho scoperto che ci può essere un vero abisso fra un tappo e un altro.

Museo del sughero a Calangianus

Usciti da qui vi consiglio una piccola tappa naturalistica ovvero raggiungere la Tomba dei Giganti.
Seguite le indicazioni subito fuori dal paese e lasciate l’auto nelle zone adibite, partite poi per una piacevole camminata nel verde, attraversate un ponte e in men che non si dica vi ritroverete di fronte a questo immenso monumento archeologico.
Altro giorno, altra località e così siamo arrivati a Tempio Pausania.
Devo subito dirvi che è molto più grande rispetto ai precedenti comuni, io dedicherei alla sua visita almeno due giorni perchè le attrazioni che offre sono davvero tante.
Da non perdere assolutamente è la vecchia stazione del treno con i suoi interni meravigliosi, le decorazioni originali e lo sportello della biglietteria a dir poco strepitoso.

Vecchia stazione di Tempio Pausania

Fate giusto due passi e fatevi accompagnare a visitare l’officina, un vero esempio di archeologia industriale. Pensate che è l’unica nel suo genere insieme ad un’altra in Svizzera.
Concluso il capitolo ferrovia passate al Museo dei Diavoli Rossi della Brigata Sassari, un luogo curato nei minimi dettagli in cui viene raccontata tutta la storia di questo eroico gruppo…..vi confesso che mi sono emozionata.
E continuando sulla scia dei musei, l’altro da citare è quello dedicato al tenore Bernardo De Muro, nato a Tempio nel 1881 e amico di Garibaldi.
Tempio è conosciuta anche come la città di pietra, capirete il perchè passeggiando per il suo centro storico.
Ma anche qui non può mancare la tappa naturalistica, una delle mie preferite, quella al Nuraghe Majori, così chiamato per la grandezza dei blocchi con cui è stato costruito.

Nuraghe Majori

Risalente al 1400 a.c. sembra fosse alto circa 14 metri, a due piani e con un terrazzo; oggi purtroppo l’altezza si è quasi dimezzata perchè circa 200 anni fa venne smantellato per reperire materiale per la creazione di muretti a secco.
Ai giorni nostri invece funge da nido per una specie particolare di pipistrelli che ha scelto questo luogo per dare alla luce i propri piccoli.
Inizialmente vi ho detto che associo la Sardegna la mare, questa volta invece mi sono spinta fino in alta montagna, salendo sul Monte Limbara , il terzo sistema montuoso della regione.
Qui la  varietà naturalistica è davvero notevole, si trovano specie endemiche e rare.
A 1000 metri invece, precisamente a Vallicciola si può ammirare un gruppo di sequoie….cosa davvero unica e  molto importante a livello botanico.

Sequoie sul Monte Limbara

Che siate o meno esperti botanici, vi consiglio una bella passeggiata da queste parti, anche solo per respirare aria buona.
Altra camminata con annessa visita è quella a Monte Pulchiana, il più grande monolite granitico della Sardegna. Proprio a causa della sua forma viene anche chiamato il “Panettone”.
A causa dell’erosione delle rocce, si sono create un sacco di conche utilizzate per i più svariati impieghi: da luogo di riparo per gli esseri umani allo spazio in cui allevare gli animali o addirittura rifugio per i briganti.
Nel 1927 un grande masso si staccò dal monolite principale e venne trasformato in una vera e propria abitazione….che molti definiscono la casa dei Puffi!

Monte Pulchiana , la “casa dei Puffi”

Questa zona è strettamente collegata alla vita di Fabrizio De Andrè, che scelse di vivere in un casolare a pochi km di distanza da Tempio Pausania…..oggi trasformato in hotel e ristorante. In centro a Tempio invece, trovate lo Spazio Faber.

Spazio Faber

Questa parte di Sardegna mi ha proprio colpito, in una zona abbastanza ristretta le attrazioni sono davvero infinite, quindi vi consiglio questo itinerario per l’autunno o la primavera, quando il mare non è la prima preoccupazione ma ve lo consiglio anche frammentato, da alternare alle giornate in spiaggia.

Vi lascio giusto qualche info:
Dove dormire: Aldiola Country Resort
Dove mangiare: La Pitraia
Cantina: Muscazega

Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice Seriale.

In collaborazione con Associazione Gallura turismo

Italia, Sardegna

Cosa vedere a La Maddalena e a Caprera

La Maddalena è uno dei fiori all’occhiello della Sardegna; si tratta di un arcipelago formato dalle isole di Maddalena, Budelli (famosa per la sabbia rosa, oggi chiusa al pubblico), Spargi, Razzoli, Santa Maria, Santo Stefano e Caprera (che ospita la casa di Giuseppe Garibaldi).

Il mio tour in Gallura è iniziato proprio nel migliore dei modi, con un giro in gommone alla scoperta di queste meraviglie.

mare la Maddalena

Il meraviglioso mare de la Maddalena

Inutile dire che l’acqua de La Maddalena è meravigliosa, non vi nego che anche se eravamo in bassa stagione la tentazione di tuffarsi è stata davvero grande!
Oltre alle bellezze paesaggistiche però, abbiamo scoperto delle informazioni davvero interessanti, come ad esempio cosa sono i tafoni. Voi lo sapete? Si tratta di cavità che si creano dal basso verso l’alto della roccia, utilizzate molto probabilmente anche come rifugi.
tafoni

Tafoni

Altra caratteristica della zona sono le formazioni rocciose che corrose dal vento assumono le forme più svariate…si passa dalla strega all’orso e ormai tutte sono state rinominate.
Tutto questo perchè si tratta di una zona granitica,sono presenti infatti diverse cave dove hanno trovato lavoro tantissimi scalpellini.
La Maddalena è collegata all’isola di Caprera da un ponte, quindi una volta lì, vi consiglio di visitarle entrambe.
Sapete che proprio in questa parte del globo l’Eroe dei Due Mondi decise di trascorre gli ultimi anni di vita?
Già dalla barca si distingue benissimo la grande Casa Bianca, ovvero la dimora di Giuseppe Garibaldi, in cui non si limitò solo a condurre una vita tranquilla ma nella quale ospitò e incontrò diversi personaggi famosi.
Oggi è divenuta una Casa-Museo, poco distante dalla quale sorge invece il Memoriale Giuseppe Garibaldi.
Personalmente ho apprezzato tanto questo museo,allestito con cura alterna proiezioni multimediali ad esposizioni che aiutano il visitatore a ripercorrere le gesta di Garibaldi.

Memoriale Giuseppe Garibaldi

Memoriale Giuseppe Garibaldi

Altra chicca dell’isola di Caprera è  il Borgo di Stagnali – uno dei pochi centri abitati, se non l’unico – che vanta una piccola chiesetta in cui molte persone da fuori vanno a sposarsi.
Dopo la tappa storica arriva anche quella sportiva; a Caprera infatti  ha sede la più antica scuola di vela d’Italia, il Centro Velico di Caprera che organizza corsi di diversi giorni per approcciarsi a questo bellissimo sport a contatto con il mare.
Direi che iniziare in queste acque è già qualcosa di magnifico, che dite?
Centro velico di Caprera

Centro velico di Caprera

Il nostro giro in auto è proseguito poi alla scoperta della natura più selvaggia. Abbiamo infatti fatto una tappa in un bosco davvero rigoglioso per poi passare ad un punto panoramico da cui si gode di una vista eccezionale e allo stesso tempo si è circondati da una distesa infinita di fiori fucsia (chiamati anche fiori di Garibaldi).

Punto panoramico

Punto panoramico

Tornando nel centro de  La Maddalena abbiamo passeggiato tra le viuzze ammirando i particolari balconi in ferro battuto e facendo anche un saluto alla statua di Garibaldi…..ogni cosa parla di lui.
Statua di Giuseppe Garibaldi

Statua di Giuseppe Garibaldi

Dopo tutte queste interessanti scoperte siamo di nuovo saliti a bordo del traghetto che in meno di mezz’ora ci ha ricondotto a Palau.
I collegamenti con la Sardegna infatti sono continui.
Essendoci stata fuori stagione ho potuto apprezzare l’isola nel momento di calma, senza l’afflusso estremo di turisti e l’ho davvero apprezzata, quindi vi consiglio di farci un pensierino anche per la stagione primaverile e autunnale, ottime soprattutto per gli appassionati di trekking e camminate.
Ovviamente con il caldo le attività sono differenti, da non perdere un giro delle isole in gommone o in barca…. se non avete la vostra affidatevi a Mjtours, il Capitano Marco vi accompagnerà con la “Città di Chiavari” alla scoperta degli angoli più belli dell’arcipelago de La Maddalena.
Ora è arrivato il momento di spostarsi in Sardegna e scoprire la parte dell’entroterra…..il viaggio continua, Gallura stiamo arrivando.
Alle prossime avventure,
Viaggiatrice Seriale.
In collaborazione con Associazione Turismo Gallura 
Italia, Sardegna

ll Museo del Sughero di Calangianus

Il sughero… questo sconosciuto!
Sapete che la Sardegna è uno dei maggiori produttori di sughero a livello mondiale?
Durante il mio tour in Gallura, ho potuto approfondire questo discorso e se devo essere sincera, me ne sono proprio appassionata.
Il comune di Calangianus, in provincia di Olbia-Tempio, viene definito “la capitale del sughero” ed il motivo è proprio semplice; la zona è ricchissima di tipiche sugherete e l’intera economia  del comune, per decenni ha visto in questo prodotto la maggiore fonte di reddito.
Proprio nel centro storico, all’interno del settecentesco ex Convento dei Francescani, nel 2011, per volere dell’Associazione turistico-culturale “Contiamoci” è nato il Museo del Sughero.

Ingresso al Museo del Sughero di Calangianus 

La struttura, divisa in due piani, ospita nella parte inferiore i macchinari per la lavorazione e in quella superiore un’esposizione variegata di tappi di sughero e diverse proiezioni multimediali che mostrano le varie fasi di trasformazione.
Come sapete, non amo particolarmente i musei, ma questo ha stuzzicato la mia curiosità ed è proprio per questo che ve lo consiglio.
A mio avviso infatti, si tratta di un materiale molto affascinante.
Pensate che in passato in tutti i garage e in tutte le cantine di Calangianus c’era un componente del nucleo famigliare che tagliava i tappi.

Raccolta di tappi al Museo del Sughero

Oggigiorno tutte le fasi di lavorazione sono svolte da macchinari, ma vi racconto come ci si comportava una volta.
Innanzitutto (anche oggi) la raccolta del sughero avviene ogni 10/12 anni, tempo necessario per far sì che si riformi e rigorosamente tra maggio e agosto; la pianta deve avere almeno 15/20 anni di età e la sua circonferenza deve essere di almeno 60 cm.
Se tutti i requisiti sono rispettati scendono in campo gli scorzini, ovvero coloro che sapientemente incidono la corteccia senza recare danno alla pianta e con l’aiuto del manico del’ascia la estraggono.
A questo punto viene recuperata dai carichini che la trasportano al posto di raccolta più vicino e poi verrà bollita.
Seguirà la fase di piattitura e in seguito verrà impilata e rigirata per sei giorni consecutivi, così da creare uno spessore omogeneo.
Dopo tutto questo viene lasciato all’aria aperta per un intero anno prima di essere trasformato.
Un’altra cosa particolare che ho imparato è che esistono due tipi di sughero: maschio e femmina ma non sono piante diverse, bensì differenti estrazioni.
Da tutte le piante infatti, con la prima estrazione si ottiene il sughero maschio e dalla seconda in poi il sughero femmina.

Corteccia di sughero estratta

Questo materiale è perfetto per tantissimi utilizzi, molto dei quali difficili anche da pensare.
Sapete che con le polveri sottili si creano scrub per il viso e che con le polveri fini si fanno fuochi d’artificio?!
Parlando di sanitaria ci sono addirittura cuscini fatti di sughero….ma il prodotto che tutti noi conosciamo è senza ombra di dubbio il tappo di sughero.
Durante la visita al museo, la guida vi spiegherà nei minimi dettagli le differenti tipologie di tappo, io vi anticipo solo che fondamentalmente sono tre: quella composta da un unico pezzo di sughero, quella composta da un corpo agglomerato chiuso alle estremità da due rondelle di sughero naturale e quella di agglomerato unico.

Secondo piano del Museo del Sughero 

Quando aprirete la prossima bottiglia dateci un’occhiata!
Alla prossima scoperta,
Viaggiatrice Seriale.

In collaborazione con Associazione Gallura Turismo

Italia, Sardegna

Sardegna occidentale: weekend a Stintino

Quando sento la parola “Sardegna” inizio a sognare, non so se fa lo stesso effetto anche a voi!
Dopo aver avuto il piacere e la fortuna di potermi tuffare in acque meravigliose sia della costa est, sia della parte meridionale dell’isola, questa volta sono andata alla scoperta della parte nord-occidentale.
Con un volo low cost abbiamo raggiunto l’aeroporto di Alghero e da qui, a bordo della nostra 500 a noleggio, in un’oretta circa abbiamo raggiunto la nostra destinazione e cioè Stintino.
E’ stata una toccata e fuga, siamo arrivati il venerdì sera a mezzanotte e siamo ripartiti il lunedì alle 15:00 ma in alcuni casi (come in questo caso appunto) due giorni e mezzo sono più che sufficienti .
Molti dicono: “ma come, prendi l’aereo per così poco?” Certo che lo prendo… quando il costo è relativamente basso e in pochissimo tempo posso raggiungere una meraviglia del genere mi butto a capofitto!
Sabato mattina abbiamo subito iniziato la giornata splendidamente: colazione in veranda con vista sull’isola Piana e sull’Asinara.
A stomaco pieno siamo partiti e dopo pochissimo tempo stavamo già cercando il parcheggio davanti alla famosissima spiaggia de La Pelosa.

Essa rappresenta la punta di diamante della zona, acqua che definire cristallina non rende abbastanza l’idea, colori che sfumano dal trasparente, all’azzurro, al blu intenso, il tutto con l’isola dell’Asinara sullo sfondo.
Con mia grande sorpresa a metà settembre c’erano ancora molto turisti, soprattutto stranieri, quindi non oso immaginare come debba essere ad Agosto… aiuto!!!
La spiaggia è abbastanza grande e oltre alla spiaggia libera c’è anche una parte attrezzata.
Nelle vicinanze ci sono anche snack bar e ristorantini per pranzare, ma vi consiglio di farvi dei panini al mattino a Stintino perché i prezzi non sono proprio abbordabili.
Altra cosa tutt’altro che economica è il parcheggio:2 euro all’ora (senza arrivare ad una soglia massima per l’intera giornata).
Beh, in effetti non è una meta economica, quello si sa! Ma basta organizzarsi!
Da Stintino partono delle escursioni giornaliere ( o anche di mezza giornata) in catamarano per l’isola dell’Asinara  dove poter ammirare il meraviglioso parco nazionale che salvaguardia tantissime specie animali, fra cui i caratteristici asinelli bianchi, il carcere e logicamente dove poter fare dei bagni spettacolari.
Il pomeriggio abbiamo cambiato spiaggia e  abbiamo raggiunto Le Saline, leggermente a sud, poco prima di entrare in paese.
La spiaggia è diversa, la precedente è una baia, questa si estende per diversi km e non è di sabbia ma di piccoli ciottoli, simili a mentine, affatto fastidiosi per camminare, i quali insieme alla sabbia bianca esaltano maggiormente i colori del mare.
Sicuramente è più tranquilla della Pelosa e in più qui il parcheggio è gratuito.
Dopo una giornata intera di mare non potevamo non provare la cucina sarda, così seguendo il consiglio del proprietario del B&B in cui alloggiavamo abbiamo prenotato ( per fortuna aggiungerei, infatti era al completo) un agriturismo.
Dire che abbiamo mangiato fino allo sfinimento non rende l’idea: il menù era fisso e comprendeva antipasti con affettati e formaggi locali accompagnati dal tipico pane carasau e sott’olio, bis di primi (gnocchetti sardi e ravioli), porceddu con patate al forno e per finire seadas, il loro dolce tipico composto da una sfoglia fritta ripiena di formaggio e bagnata con del miele!

Il giorno successivo è stato ugualmente di mare, ma ci siamo spostati verso Sassari e siamo stati nella spiaggia di Platamona.
L’acqua è sempre meravigliosa, ma essendo domenica era molto affollata, così dopo qualche ora siamo tornati indietro e ci siamo fermati alla spiaggia di Ezzi Mannu verso Stintino.
Questa è molto simile alle Saline, forse proprio perché è il suo proseguimento e l’acqua è una vera e propria meraviglia, l’unica pecca è che dopo pochi km sorge una centrale dell’Enel che rovina il panorama ( basta posizionarsi guardando dalla parte opposta).
Giretto e cena a Stintino ed è finita un’altra giornata.
L’ultimo giorno volevamo chiudere in bellezza e siamo ritornati alla Pelosa e non potevamo fare scelta migliore. Essendo lunedì c’era meno affluenza e se possibile, i colori erano ancora meglio del sabato.
L’acqua è così cristallina che sembra di essere ai Caraibi e anche se a volte è freschina è impossibile non tuffarsi…. si sente una sorta di richiamo!
Dopo solo poche ore di paradiso siamo ripartiti verso l’aeroporto e a metà pomeriggio eravamo già a casa.
Sì, ribadisco il mio concetto: vale la pena andarci anche solo per due giorni e mezzo, soprattutto se l’estate non è stata proprio generosa quest’anno.
Ciao ciao Sardegna, ciao ciao mare….al prossimo anno.
Viaggiatrice seriale.

P.S. vi consiglio di non andarci ad agosto perché non riuscireste a godervi la reale bellezza del posto.
P.P.S; se state più giorni ci sono altre spiagge da visitare, come quella di Coscia di donna o quella dell’Argentiera.

Italia, Sardegna

La Sardegna meno conosciuta: la parte meridionale.

Oggi voglio parlarvi della Sardegna, ma non della Costa Smeralda super conosciuta e super mondana con i prezzi adeguati al tenore di vita che si  respira lì, ma della Sardegna dell’estremo sud.
Sono andata alla scoperta della parte meridionale, infatti sono atterrata su Cagliari (partendo da Ancona con Volotea) e con una macchina a noleggio prenotata già da casa mi sono diretta ad ovest della città, verso la costa che da sulla Spagna per intenderci.
Io come al solito ho fatto una toccata e fuga, sono stata solamente tre giorni ma vi assicuro che con un mare del genere sono riuscita ugualmente a ricaricarmi.
L’acqua è cristallina, poco profonda tanto che occorre camminare per diversi metri prima di immergersi completamente e in quei giorni era anche parecchio calma.

Il mio punto di appoggio è stato a Teulada, un comune sempre nella provincia di Cagliari, scelto proprio per la sua posizione strategica, anche se il paese in sé per sé non offre molto, non è turistico ma il b&b in cui ho pernottato era carino e funzionale e al mattino prevedeva una discreta colazione.
Se volete alloggiare in un posto turistico e attrezzato, a circa un’ora da Teulada si trova Pula, qui troverete ogni tipo di servizio.
Ma iniziamo a parlare di spiagge, tutta la zona è ricca di magnifiche baie, si susseguono una all’altra e all’incirca si equivalgono anche in quanto sono tutte meravigliose.
A pochissimi km da Teulada si trova una spiaggia molto suggestiva e particolare, quella di Is Arenas Biancas così chiamata proprio perché sono presenti delle bellissime e alte dune di sabbia bianche sulle quali però è vietato salire. Questa spiaggia si trova  all’interno di una zona militare, quindi dovrete sorpassare un check point e percorrere qualche altro km prima di vedere il mare. Secondo me questa è imperdibile.
Altra spiaggia da non perdere  e molto conosciuta è quella di Turedda, anche questa parecchio ampia e con un’acqua indescrivibile; qui oltre alla spiaggia libera ci sono anche degli stabilimenti balneari.
Porto Tramatzu è un altro luogo dove fare sicuramente un bagno, come del resto anche la spiaggia di Su Giudeu e quella di Cala Cipolla, più piccina rispetto alle altre.
Il mio consiglio è di spostarsi e vederne almeno due al giorno, perché sono tutte vicinissime e quindi non si perde troppo tempo per gli spostamenti.
Il giorno che ero diretta a Tueredda mi sono fermata solo per un tuffo a Stagno Piscini, una piccola insenatura…ma era come se quell’acqua mi chiamasse e non ho proprio resistito.

Io sono riuscita a vedere tutti queste spiagge in soli due giorni, ma ce ne sono tante altre, quindi se potete restateci almeno una settimana, vi assicuro che non ha niente da invidiare alla Costa Smeralda.
Se avete tempo fate una gita all’isola di San Pietro, dicono tutti essere bellissima. Ci sono poi spiagge per pochi eletti, cioè quelle raggiungibili solo via mare.
Calatevi nella vera atmosfera e tradizione sarda andando a cena in un tipico agriturismo, dove non potrà mancare il porceddu ed il pane carasau.
Come detto precedentemente io ci sono stata a metà luglio, sicuramente ad agosto sarà  molto più affollato ma troverete dei bei parcheggi in cui poter lasciare l’auto. E’ presente anche una convenzione per il prezzo del parcheggio, fatevi dare dal vostro albergo o b&b un foglio che certifica la vostra permanenza in quella struttura e pagherete 3 € al posto di 5 €.
La Sardegna è un’isola magnifica, non vi resta che scoprirla.
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

P.S.: nelle zone paludose è facilissimo vedere i fenicotteri.