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Itinerario di 15 giorni in Perù

Il Perù era un mio sogno da diversi anni e dopo aver rinunciato ad un viaggio organizzato nei minimi dettagli nel 2016, a Maggio di quest’anno sono finalemnte riuscita a raggiungere la terra di Pachamama.

Si tratta di una nazione ricchissima di microclimi, ci vorrebbe davvero molto tempo per visitarla nel modo migliore, ma noi abbiamo fatto delle scelte per vedere il più possibile in 15 giorni.
Il costo del volo è già il primo scoglio da dover affrontare; noi abbiamo trovato un’ottima offerta con Air Canada partendo da Venezia con scalo a Toronto.
Una volta arrivati a Lima, abbiamo trascorso nella capitale solo la notte (vi consiglio l’hotel proprio di fronte all’aeroporto, giusto il tempo di attraversare la strada) e la mattina successiva abbiamo preso un altro volo per raggiungere Cusco.
Ecco arrivare il problema temuto da molti: il mal di montagna (soroche).
Non lasciatevi scoraggiare da questo, gran parte delle persone ne soffre e vi troverete in buona compagnia! 🙂
Sto scherzando ovviamente, ma non è un buon motivo per rinunciare; basta prendere i giusti accorgimenti, ovvero dare al proprio corpo il tempo per acclimatarsi, rilassarsi almeno il primo giorno che si raggiungono altezze elevate e bere tanto.
Tutti gli alloggi vi offriranno il mate de coca o le foglie di coca da masticare, non siate scettici e ricorrete a queste soluzioni.
Nel nostro caso ad esempio io non sono stata male, mentre l’altra persona è stata parecchio male, tanto che abbiamo addirittura deciso di cambiare il nostro itinerario iniziale, ma nonostante questo vi dico di non rinunciare al Perù per paura.
Ci sono medicine che si possono prendere in caso di bisogno e se dopo circa 3 giorni non vi passa il mal di testa, allora scendete di quota.
Archiviato il discorso salute, passiamo al nostro itinerario.

Lima – Cusco

Abbiamo trascorso a Cusco 5 giorni pieni.
Il 1° giorno ci è servito per acclimatarci e non abbiamo fatto granchè, giusto una passeggiata in centro e in qualche negozietto visto che non ci sono arrivati i bagagli (!!!!) più una visita al Qorikancha.
Il 2° giorno l’abbiamo dedicato alla scoperta della Valle Sacra, abbiamo noleggiato un taxi per l’intera giornata che ci ha condotto a Chinchero, Maras, Moray e finalmente ho ralizzato di essere in Perù.
Una rovina più bella dell’altra,una meraviglia unica.

Il 3° giorno era quello tanto atteso, direzione Machu Picchu.
Al mattino presto abbiamo raggiunto la stazione di Poroy e siamo saliti sul Peru Rail che ci ha poi condotto ad Aguas Calientes, punto di partenza per raggiungere le rovine più famose del Perù.
Il viaggio in treno è stato meraviglioso, sembrava di essere tornati indietro nel tempo.

Dalla stazione abbiamo poi raggiunto la fermata degli autobus e con uno di questi siamo finalmente arrivati all’ingresso di Machu Picchu. Vi dico solo che ho realizzato un sogno, poi approfondirò questa visita con un articolo dedicato. Vi consiglio di prendere una guida locale per la visita, sono soldi spesi bene in quanto da soli non potrete cogliere tutti gli aspetti dell’intero sito.
Pernottamento ad Aguas Calientes.
Il 4° giorno abbiamo raggiunto Ollantaytambo sempre in treno e abbiamo dedicato qualche ora alla visita di questa caratteristica cittadina, includendo anche un piccolo trekking fino alle rovine.
Con un taxi abbiamo poi fatto tappa a Pisac (famosa per il suo mercato) e siamo tornati di nuovo a Cusco.
Il 5° giorno, nel programma iniziale, doveva essere dedicato alle montagne arcobaleno ma la persona che mi accompagnava non stava bene ed era impensabile salire fino a 5000 m (però se volete andarci trovate un sacco di agenzie che organizzano le escursioni) così l’abbiamo dedicato alla scoperta della città di Cusco.
Pensate che era la capitale dell’intero Impero Inca ed aveva un’importanza grandissima.
Abbiamo fatto un tour in pullman che ci ha permesso di vedere anche delle zone fuori dal centro, pranzo in un locale che affacciava su Plaza de Armas e nel pomeriggio tour a piedi del centro storico con guida (i walking tour sono gratuiti, vi basta lasciare una mancia alla fine del giro). Al ritorno in hotel abbiamo ricevuto una bella sorpresa, dopo 6 giorni ci hanno recapitato i bagagli!!!!

Cusco – Lago Titicaca

Altra tappa imperdibile in un tour del Perù è il Lago Titicaca, il lago navigabile più alto al mondo che raggiunge quasi i 4000 m di quota.
Noi abbiamo preso un volo interno da Cusco a Juliaca e poi in pullman fino a Puno e abbiamo dedicato la seconda parte della giornata al relax e al reperimento del materiale per la visita alle Isole galleggianti degli Uros del giorno seguente.

Come si suol dire, i piani sono fatti per essere stravolti e così è stato.
Il secondo giorno a Puno non ve lo racconto nemmeno, ho solo discusso in tutte le lingue che conosco con quelli della reception dell’hotel perchè il mio accompagnatore stava male: avevo bisogno di un medico.
Praticamente mentre lui stava attaccato alla bombola dell’ossigeno, io sono andata alla stazione degli autobus, mi sono fatta cambiare il biglietto che avevamo per il giorno successivo, sono tornata a recuperarlo e siamo saliti su un pullman che dopo 5 ore circa ci ha scaricato ad Arequipa.
Vi consiglio la compagnia La Cruz De Sur, i loro pullman sono comodi ( sedile reclinabile di 140°) , servono il pasto e raggiungono ogni zona del Perù.

Arequipa

Arequipa è la seconda città per grandezza del Perù ed è la capitale gastronomica dell’intera nazione.
Ho mangiato divinamente: io un filetto di alpaca e lui il piatto tipico ovvero il cuy.
L’attrazione principale è il Monastero de Santa Catalina, costruito in pietra sillar che con il suo colore rosso , crea dei contrasti meravigliosi con l’azzurro del cielo.

Da non perdere una visita alla maestosa cattedrale e un giro nella parte alta della città dalla quale ammirare più da vicino i due vulcani che la sovrastano.

Arequipa – Lima

Sempre a bordo dei bus Cruz Del Sur siamo tornati a Lima, base di appoggio per la parte finale del tour.
Il traffico di Lima è difficile da immaginare, lo si può vivere solo di persona per rendersi conto di cosa si tratta e durante l’oretta che abbiamo trascorso in taxi per raggiungere il nostro hotel, siamo stati ancora più convinti della scelta che avevamo fatto:  non visitare la capitale.
Di sicuro merita una visita,non ve lo so dire, ma avendo poco tempo non potevamo perderne nemmeno pochissimo restando imbottigliati nel traffico.

Lima  – Paracas

 Avendo scelto un hotel attaccato alla stazione degli autobus, la mattina ci siamo recati in pochi minuti al nostro punto di partenza e a bordo dell’ennesimo bus abbiamo raggiunto Paracas e quindi il deserto!!
Eravamo operativi subito dopo pranzo e come a Cusco, anche quì ci siamo fatti prenotare un taxi che ci ha condotto fino a Ica.
Paesaggio lunare e davvero tanto suggestivo.
All’Oasi di Huacachina c’era ad attenderci il pilota della buggy che ci ha fatto salite sulle altissime dune di sabbia senza tralasciare manovre da urlo!!! Che adrenalina ragazzi!
Ci siamo fermati e ci siamo lanciati giù dalle dune sdraiati su una tavola da snow! Che figata!!

Il secondo giorno nel deserto l’abbiamo utilizzato per la visita alle Isole Ballestas e quindi dal nostro resort siamo partiti in barca per avventurarci tra questi scogli abitati da differenti specie di uccelli, leoni marini e pinguini.
Durante l’attraversata poi si può ammirare anche l’enorme Candelabro sulla parete della montagna.

Pomeriggio sempre in taxi, alla scoperta della Riserva di Paracas e cenetta in un localino sul mare.

Paracas – Lima

Ultimo trasferimento in bus per tornate a Lima in tempo per prendere il nostro aereo che ci avrebbe ricondotti a Venezia dopo uno scalo a Montreal.
E’ stato un viaggio impegnativo, pieno di problematiche , che però abbiamo risolto egregiamente e che quindi non hanno compromesso nulla.
La realizzazione di un sogno.
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

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Wynwood: la galleria a cielo aperto di Miami

Era la mia terza volta a Miami e quindi dovevo assolutamente scoprire qualcosa di nuovo,avventurarmi in un quartiere alternativo e fuori dai soliti circuiti turistici.
E così è stato.
A bordo di Uber ho raggiunto il quartiere di Wynwood e qui mi si è aperto un mondo.
Si tratta di una galleria d’arte a cielo aperto, in qualunque direzione punti gli occhi si vede arte, si respira arte.
Si tratta della rinascita di un quartiere industriale,partendo dall’arte di strada e murales nel giro di pochi anni si è creata una realtà unica nel suo genere.
E’ nato il più grande street artist museum del  mondo.
Troverete – soprattutto nella via principale- tutte le facciate degli edifici abbellite da magnifici “disegni” ma oltre a questo l’attrattiva principale è  Wynwood Walls, un’area distinta all’interno della quale potrete ammirare opere d’arte di fama mondiale.

Muri altissimi e privi di finestre fanno da tela ad artisti internazionali.
L’ingresso è gratuito e varcata la soglia sembra di entrare in un mondo parallelo, dove potrete volare con la fantasia da Miami all’Asia, passando per qualche capitale europea fino ad atterrare su un tappeto di fiori.
Troverete poi anche una vera e propria galleria con un’interessantissima esposizione.
Se amate l’arte di strada è una tappa imperdibile, se non l’apprezzate più di tanto è ugualmente una tappa imperdibile perché è un luogo unico e farci una passeggiata è una vera esperienza.
Uscendo da Wynwood Walls le sorprese non sono finite, ogni negozio si vende con l’immagine ancora prima che con il nome, tutto è dipinto,colorato e allegro.
Essendo una realtà nuova, in contemporanea sono nati anche un sacco di localini,bar,negozi e ristoranti dove pranzare o fare una sosta sempre circondati da arte….non avrete che l’imbarazzo della scelta.

L’intero quartiere poi pullula di gallerie di ogni genere,con esposizioni anche temporanee quindi vi consiglio di gironzolare un po’ e andare alla scoperta di qualche tesoro nascosto!
Ah dimenticavo di dirmi che un po’ di tempo lo utilizzerete per scattare fotografie, è impossibile non rimanere folgorati da questo quartiere!
Questa è una delle mie immagini preferite! 😉

Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

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Spostarsi a Miami con UBER: un trasporto automobilistico privato più economico del taxi

Questi giorni sono per le notizie super utili! 🙂
Sono tornata da 4 giorni da Miami e dopo avervi parlato del noleggio bicicletta per percorrere le piccole distanze, oggi passiamo a tratti più lunghi.
Di sicuro qualcuno di voi già lo conosceva, ma per me è una novità e mi sono completamente innamorata!
Mi ha sicuramente migliorato la vacanza (in termini economici intendo).
Sto parlando di UBER ovvero un servizio di trasporto automobilistico privato.
Praticamente è cose se fosse un taxi ma con prezzi nettamente inferiori.
Il tutto avviene solamente tramite una APP da scaricare, in questo modo inserendo la propria posizione sullo schermo compaiono tutti gli Uber in zona e viene assegnato un autista.
Mette in contatto diretto passeggeri e autisti.
Confermando la corsa l’autista si dirigerà verso la vostra posizione e voi potrete tenere monitorati i suoi spostamenti in quanto sul display del vostro smartphone la macchinina si sposterà verso di voi,indicando i minuti rimanenti.
Comparirà anche il nome dell’autista, la foto con il modello della macchina e il colore,così da poterla riconoscere al volo.

La corsa può essere privata (e avrà un costo maggiore) o può anche essere condivisa con altre persone e in questo modo il prezzo scende ulteriormente.
Uber aspetterà nel punto da voi indicato per 2 minuti,se entro questo lasso di tempo non vi presenterete ripartirà addebitandovi la corsa.
Non vi ho ancora detto infatti che per registrarsi serve la carta di credito e tutti gli addebiti arriveranno direttamente lì,evitando quindi il passaggio di denaro e comunque la perdita di tempo relativa al pagamento.
Esistono varie tipologie di auto,tutte comunque sono nuovissime e tenute in ottime condizioni.
Se l’autista non vi trova vi chiamerà o vi invierà un sms per riconoscervi.
E’ un metodo molto utilizzato, e da come mi hanno detto sono già alcuni anni che esiste.Io come vi ho detto in precedenza non lo conoscevo e mi ha sicuramente migliorato la vacanza diminuendo il costo dei taxi.
Facile ed economico,ve lo consiglio al 100%.
Buon viaggio! 🙂
Alla prossima news,
Viaggiatrice seriale.

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Come spostarsi comodamente a Miami: in bici!

Miami è nell’immaginario di tutti una città ricca di divertimento e di sole!
Risposta esatta,ma ha anche tanto altro.
Per vedere tutto e spostarsi come,dove e quando si vuole senza spendere una fortuna, io vi consiglio di noleggiare una bicicletta.
Il meccanismo non è lo stesso della macchina,non avrete la bici sempre con voi,adesso vi spiego  come fare.
Per tutta la città ci sono disseminate delle stazioni di bici,dove vedrete parcheggiati diversi mezzi.

Stazioni sparse per tutta la città

Prima di poterne usare una dovrete sottoscrivere un abbonamento, basta andare sulla Washington Avenue al numero 723 al Citi Bike (aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18) e delle ragazze vi faranno subito registrare consegnandovi poi una piccola tesserina da utilizzare in ogni movimento relativo al mezzo a due ruote.

Tesserina

A seconda di quanto tempo resterete in città ci sono diversi abbonamenti, se ci state anche solo una settimana vi conviene fare quello da un mese che costa 35 dollari e potrete utilizzare la bici per 60 minuti consecutivi.
Se non ricordo male infatti il prezzo per mezz’ora o per una giornata è molto alto rispetto a quello che vi ho appena spiegato.
Beh, poi valuterete voi!
Occorre pagare con carta di credito e il gioco è fatto.
Ricevuta la tesserina recatevi nella stazione più vicina,spingete il bottone, avvicinate la tesserina, aspettate di vedere 3 volte la lucina verde,spingete in avanti e poi togliete dalla postazione la bici e…… pronti a pedalare!

Dove prendere e restituire la bici

In questo modo potrete spostarvi continuamente in città,cambiare spiaggia o anche solo allontanarvi di qualche via senza perdere troppo tempo a piedi.
Potrete arrivare anche a Downtown….le piste ciclabili sono ovunque,è davvero progettato bene!

Ciclabili ovunque

Allora buona pedalata e buon mare!!!!

Io sono arrivata anche alle isole dove vivono i vip! 😉

Viaggiatrice seriale.

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Fuga ad Alcatraz

Siete mai stati ad Alcatraz?!
Io per fortuna si e ne sono davvero contenta.
Durante il mio tour in California, dopo aver ammirato la città di San Francisco in tutto il suo splendore, mi sono presa una giornata per visitare il famosissimo carcere di sicurezza.
L’isola è raggiungibile solo a bordo di un battello, così ne ho preso uno dal molo 39 del Fisherman’s Wharf.
E’ famoso a livello mondiale proprio perchè ritenuto il carcere di sicurezza assoluto, da dove nessuno sarebbe mai evaso.
Inizialmente era solo una piccola isola su cui venne costruito un faro per l’aumento del traffico marittimo, poi solo nel 1934 divenne il carcere di massima sicurezza,sfruttando la posizione e la conformità geologica.

Venne soprannominato anche The Rock (la roccia), proprio perchè quasi interamente composto di questo materiale.
Ne abbiamo sempre sentito parlare e tutti abbiamo visto il film, ne sono sicura….ma trovarsi lì è totalmente diverso.
L’audioguida vi accompagna in tutto il percorso, dai lunghi e freddi corridoi, alla mensa, passando per il campetto per “l’ora d’aria” fino ad arrivare alle celle standard e a quelle di massimo isolamento.

Qui venivano mandati i criminali peggiori o coloro che avevano tentato di evadere dagli altri istituti; le celle erano singole e di ridotte dimensioni.
Ve ne sono alcune con ancora degli oggetti personali che i detenuti potevano tenere, tipo quadri, poster o strumenti musicali.

Il non rispetto delle regole veniva punito con l’isolamento,al freddo e al buio per diversi giorni.
Criminali e gangster famosi furono imprigionati qui, primo fra tutti Al Capone.
Inutile girarci intorno, il momento più interessante è il racconto nei minimi particolari dell’evasione di 3 detenuti che con un semplice cucchiaio riuscirono a scavare un tunnel dalle proprie celle e crearono dei manichini che lasciarono sui letti per ingannare le guardie.

Pensare di arrivare fino alla spiaggia di San Francisco a nuoto, gettandosi in quelle acque gelide è quasi impossibile…ma evidentemente qualcuno c’è riuscito.
Alcuni ritengono che oggigiorno Alcatraz sia diventato solamente un luogo prettamente turistico,senza un’anima….io credo invece che una visita al carcere di massima sicurezza valga la pena.
Vedrete l’ufficio delle guardie e vi renderete conto che non erano tanto tutelate e al sicuro,se la situazione si fosse messa in un certo modo sarebbe state spacciate.
La prigione fu chiusa definitivamente il 21 marzo del 1963, dopo essere stata controllata da ben 4 direttori.

Oggi è un museo,ma è anche la casa di tanti gabbiani e di meravigliosi fiori…..il rovescio della medaglia.

Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

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Natura allo stato puro: Everglades National Park

“In America lo sai che i coccodrilli vengon fuori dalla doccia?!….”
Non sono impazzita, è solamente il testo di una canzone di Samuele Bersani che stavo ascoltando e come un’illuminazione ho capito che era giunto il momento di parlarvi dei veri coccodrilli (alligatori) che ho incontrato nel Nuovo Mondo.
Dobbiamo spostarci in Florida e più precisamente dobbiamo fare una gita fuori porta partendo da Miami.
Percorrendo un po’ di km in direzione sud, ecco l’ Everglades National Park, un vero paradiso naturale:pensate che “il fiume d’erba” è l’ultima zona subtropicale incontaminata degli Stati Uniti.

Il parco nazionale è davvero immenso,quindi vi consiglio di fare come me e scegliere un accesso al centro visitatori ed immergervi totalmente nella natura.
La profondità del fiume varia da diversi metri a pochi centimetri, mentre la misura più importante è la larghezza del suo letto,parliamo di diversi km.
Le possibilità per vivere il parco sono molteplici, da un giro in bicicletta ad un giro in autobus per ammirare la flora e la fauna, ma la cosa più bella a mio avviso è senza ombra di dubbio il giro sulla barca a fondo piatto lungo il fiume.

Una volta fatti i biglietti abbiamo atteso il nostro turno e nel giro di pochi minuti siamo saliti a bordo dell’imbarcazione insieme al nostro gruppo, non prima però di aver indossato un paio di tappi per le orecchie.
Ah sì, sono fondamentali perché il rumore della grande elica dell’imbarcazione è fortissimo ed è impossibile stare senza; tranquilli, vi verranno forniti dalla struttura.
Eravamo praticamente solo noi e altre imbarcazioni come la nostra a percorrere il letto del fiume, completamente circondati da una natura imponente.
Diciamo che le mangrovie si sono aggiudicate una bella fetta di territorio, ma si possono ammirare tantissime specie di alberi.
Inutile dire che la nostra attenzione era completamente rivolta verso gli alligatori e devo ammettere che fa un certo senso guardare giù e scorgerli proprio a filo d’acqua e a filo della nostra imbarcazione!!!

Però che meraviglia!
Ad un certo punto ci siamo addentrati in una zona maggiormente ricca di vegetazione e piacevolmente sorpresi abbiamo notato altri animali non acquatici:una specie di orsetti lavatori!
Stavano lì affatto intimoriti e ci guadavano con i loro musetti dolci!Che esperienza.

Lungo il percorso abbiamo incontrato altri animali e diversi specie di uccelli.
Lasciatemelo dire:che cosa pazzesca!
Tornati con i piedi a terra abbiamo fatto un giro della struttura che ospita anche tartarughe,pappagalli e logicamente alligatori.
Se non ricordo male, le Everglades sono l’unico posto in cui convivono pacificamente coccodrilli ed alligatori.
La nostra esperienza naturalistica è durata solamente una giornata perché eravamo in viaggio e a malincuore abbiamo dovuto riprendere il cammino.

Le tipologie di escursioni all’interno del parco sono tante, quindi è possibile dedicargli più giorni, ma allo stesso tempo è una tappa consigliata anche solo per una gita giornaliera da Miami.
Lasciate per un giorno la spiaggia e dedicatevi al verde, vi assicuro che ne vale la pena.
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

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E’ iniziato tutto così: il mio primo viaggio on the road alla scoperta della Florida!

Viaggiare fa parte di me, è una cosa a cui non potrei mai rinunciare, mi fa sentire viva e libera.
Ho iniziato piano piano e da quel primo viaggio non mi sono più fermata….. così dicono! 🙂
Nel corso degli anni però ho ampliato maggiormente gli orizzonti, ho preso in considerazione diversi tipi di viaggio, fino a quello in solitaria.
Non so se l’affermazione “ampliare gli orizzonti” vada proprio bene, forse è l’esatto contrario, nel senso che mi sto appassionando molto anche alle meraviglie che ho non lontano da casa, non per forza devo fare almeno 8 ore d’aereo per essere soddisfatta (anche se logicamente questi viaggi non mancano).
Sono del parere che ogni esperienza e ogni luogo visitato ci lascia qualcosa, è sempre un arricchimento anche se, essendo obiettiva, ci sono viaggi che ho apprezzato molto poco e viaggi che ho amato particolarmente.
Al momento non vi dico da chi è occupato il primo gradino del podio, ma vi parlo di un viaggio che rappresenta molto per me, il mio primo viaggio “on the road“, alla volta della Florida.

Avevamo già fatto dei viaggetti, nulla in confronto a questo, week-end lunghi in capitali europee al massimo.
Vivere Miami con la sua eccentricità, per poi percorrere miglia e miglia in macchina fino a raggiungere Key West con il suo stile inconfondibile. Toccare con mano il punto più a sud degli USA, il punto più vicino a Cuba per poi ripartire e percorrere la costa ovest fino a Naples dove ho ammirato uno dei tramonti sul mare più belli in assoluto.
Salire ancora verso nord e raggiungere la capitale del divertimento con i suoi tantissimi parchi giochi:Orlando!
Spassarsela un pu’ lì per poi tornare di nuovo a Miami e goderci gli ultimi giorni di relax al mare.
Sì, è stato un viaggio indimenticabile per la bellezza dei luoghi che abbiamo visitato ma soprattutto per il viaggio in sé: è stato il nostro “battesimo” ed essendocela cavata con il noleggio auto, l’autostrada (che non è proprio proprio uguale alla nostra), i vari spostamenti, i vari alloggi ed un incontro ravvicinato con la polizia, abbiamo capito che tutto ciò faceva per noi e che non ci saremmo più fermati! 🙂
I modi di viaggiare sono tantissimi e le destinazioni infinite, l’importante è andare.
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

P.S.: mi sono dimenticata una tappa della Florida: le Everglades con le paludi e gli alligatori.

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Costa Rica… Pura Vida!

Amate la natura incondizionatamente?! Scegliete sempre per i vostri viaggi destinazioni con natura rigogliosa?! Allora se non ci siete ancora stati, dovete assolutamente andare in Costa Rica!!!!
Il Costa Rica si trova in America Centrale ed un tempo era quasi interamente coperto da foreste tropicali, oggigiorno il 25% della superficie è protetto sotto forma di parchi e di riserve naturali, perchè anche se sembra ancora uno stato completamente verde, gran parte del territorio è stato colpito da deforestazione.
La sua posizione strategica lo rende uno dei Paesi più ricchi di biodiversità nel mondo;qui troviamo infatti diverse catene montuose,vulcani, e poco distante le due coste.
Il clima è tropicale nelle regioni costiere e temperato nell’entroterra;se dovete programmare un viaggio considerate che la stagione delle piogge è tra aprile e dicembre.
Ma veniamo a noi, partiamo con il mio viaggio.
Ho volato da Milano a San Josè, la capitale,  con la compagnia aerea Iberia, il mio periodo di viaggio è stato dal 29 aprile al 7 maggio.
Essendo atterrati nel tardo pomeriggio, le prime ore sono servite per la sistemazione e il pernottamento.
Il giorno successivo, dopo una ricca colazione è iniziata la vera avventura: a bordo di una jeep 4×4 guidata da noi abbiamo raggiunto il Vulcano Poas; non distante dalla capitale, è uno dei siti naturalistici più visitati del Paese.

Vulcano Poas

Si tratta di uno strato vulcanico che raggiunge i 2708 metri ed è composto da più crateri: il maggiore ha un diametro di 1,5 km e una profondità di 300 m, in fondo alla quale si può ammirare un lago dal quale si levano gas solforosi, nell’alto cratere invece è presente un lago con acque fredde, che si ricollega a dei fiumi.
Ultimamente l’attività vulcanica sembra in calo, ma non si sa mai!!
Ammirare questo gigante è veramente entusiasmante, dopo una camminata immersi nella natura si può godere finalmente dello spettacolo del lago:davvero suggestivo.
Dopo la fatica della camminata, è arrivato il momento di recuperare le forze e abbiamo sfruttato la pausa pranzo per scoprire una piantagione di caffè.
Subito dopo pranzo infatti, guidati da una bravissima ragazza abbiamo fatto il giro della piantagione… abbiamo visto tutto il processo di produzione, dalla piantina di caffè appena cresciuta ai chicchi messi ad essiccare al sole, fino ad arrivare al punto vendita dove c’era veramente l’imbarazzo della scelta.
Il caffè infatti è l’oro nero del Costa Rica, moltissima produzione mondiale viene fatta in questo stato!
Dopo averne gustate diverse qualità ci siamo rimessi in marcia sulla nostra jeep e abbiamo raggiunto l’hotel dove avremmo trascorso la notte.
Beh che dire, una vera oasi di pace immersa nel verde assoluto, progettata in modo da poter offrire una visita panoramica del Vulcano Arenal da qualsiasi punto dell’hotel.
Fuori dal nostro bungalow non avevamo un giardinetto, ma giardini immensi a perdita d’occhio e poco lontano pascoli per varie specie di animali….per non parlare dei fiori!!Mi sembrava di essere in un giardino botanico! Insomma la sistemazione ideale per riposarsi e rilassarsi visto che la giornata successiva sarebbe stata impegnativa!

Il giorno seguente infatti è stato all’insegna dell’adrenalina, abbiamo sfidato le acque del Rio Sarapiqui facendo rafting!!!
Per me non era la prima volta, ma l’emozione è sempre unica,sopratutto perchè ti rendi conto di poterlo fare in un fiume di un paese “verde”, il panorama è completamente diverso.
Dopo le spiegazioni del caso, siamo saliti sul nostro gommone ed è “filato” tutto liscio, il fiume non era troppo pieno e ci siamo goduti questa esperienza al massimo!
Per compensare le energie utilizzate, nel tardo pomeriggio fino a sera inoltrata ci siamo rilassati alle terme, la zona infatti è ricca di acque termali e di conseguenza diverse strutture le utilizzano per crearci zone relax.
Non dovete però immaginarvi le nostre terme, che per quanto belle possano essere sono sempre all’interno di strutture: qui era tutto all’aria aperta, camminavi su vialetti e poi ti tuffavi nella vasca che preferivi, tutto circondato da una foltissima vegetazione: uno spettacolo!
Dato che questa accoppiata adrenalina/relax ci era piaciuta parecchio, il giorno successivo abbiamo provato un’emozione unica, mai provata fino a quel momento: SKY TRAM e SKY TREK!
All’interno di un parco avventura, dopo diverse spiegazioni e dopo essere stati imbragati per bene, siamo saliti su una funivia, la Sky Tram che ci ha portato fino alla montagna più alta della zona, lungo il percorso abbiamo avuto una vista mozzafiato della flora e della fauna, ma che altezza!!!! Se soffrite di vertigini non potete assolutamente farlo!
La Sky Trek invece è la modalità di discesa, con carrucole,cavi di acciaio si “vola” sopra una vegetazione infinita,non scherzo nel dirvi che vedevamo gli uccelli volare sotto di noi!
Ogni tot ci sono delle piattaforme in acciaio in cui fermarsi per poi ripartire poco dopo. Adrenalina allo stato puro!!

Una volta tornati con i piedi a terra siamo ripartiti: destinazione Oceano Pacifico!
E si, dopo tutte queste giornate a contatto con la natura meravigliosa, volevamo concludere la vacanza con un pò di mare.
Ci siamo diretti a Playa Conchal dove abbiamo pernottato 3 notti.
Qui è stato relax puro, mare cristallino e tanto sole.
Un giorno abbiamo fatto un’escursione organizzata in barca e abbiamo raggiunto un’isola poco distante.
Nel nostro resort giravano libere un sacco di iguane, spostavi i lettini e ti ritrovavi un’iguana sotto:che strani animali! 🙂
Dopo aver ricaricato le pile siamo ripartiti per la strada di casa, abbiamo prima preso un volo (piccolo aereo) interno per raggiungere l’aeroporto di San Josè e da qui dritti verso Milano.
E così è finito un altro bellissimo viaggio, raccontare l’immenso spettacolo offerto dalla natura è davvero difficile, ma vi assicuro che è stato indimenticabile.
Pura Vida è l’espressione che sintetizza nella sua essenza lo spirito del Costa Rica, esprime la gioia, la vitalità, il senso del bello, la gentilezza e la saggezza dei suoi abitanti…ma è anche una filosofia di vita!
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

PS: in Costa Rica crescono 1300 specie di orchidee, una di esse, la Guaria Morada è il fiore nazionale mentre un animale simbolo è la rana verde dalle zampette rosse.
PPS: è il maggiore esportatore di ananas al mondo, preparatevi per grandi abbuffate.

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Messico: mare e civiltà Maya!

Cari amici viaggiatori, oggi raggiungiamo una destinazione che molti di voi sognano, un paese ricco di storia e mistero: voliamo in Messico!!! (Per essere precisi nello Yucatan)
Io ci sono stata proprio un anno fa, nell’ultima settimana di febbraio e ho preso il tempo sempre bello.
Da casa avevamo prenotato solamente il volo e la prima notte, perché avevamo deciso di vivere questo viaggio all’avventura, decidere giorno dopo giorno cosa fare.
Volo Milano-Cancun, una volta arrivati là essendo sera tardi abbiamo preso un taxi e ci siamo diretti subito al nostro hotel, una buona dormita e al mattino successivo dopo una sostanziosa colazione abbiamo raggiunto il molo da cui partire per raggiungere Isla Mujeres.

Le limpide acque di Isla Mujeres

Arrivati qui ci sembrava di sognare, un mare così bello non lo abbiamo mai più rivisto per tutta la vacanza, non perché nelle altre zone non fosse bello, ma perché qui era una tavola, calmissimo, con dei colori mozzafiato, colori caraibici. Appena scesi abbiamo raggiunto un negozietto che noleggiava scooter, abbiamo depositato i nostri bagagli e siamo partiti alla scoperta dell’isola. Devo aprire una piccola parentesi sui bagagli, vi consiglio vivamente di portare uno zaino capiente, tipo quelli da campeggio al posto della valigia, sarà molto più pratico in questo tipo di viaggio pieno di spostamenti.
La giornata è trascorsa fra “bagni di sole” e di mare, relax in spiaggia, giro in motorino con scoperta  di vari aspetti dell’isola fino ad arrivare al momento del nostro primo e vero incontro con la cucina messicana. Abbiamo scelto un ristorantino rustico in una via vicino al centro e lì c’è stato un faccia  a faccia con tortillas, taco, ecc…
Ancora bellissimo mare e poi di nuovo in barca per tornare a Cancun.
Un mezzo di trasporto molto utilizzato è il collettivo, si tratta di un piccolo pulmino che ha la stessa funzione di un taxi, ma avendo un numero di passeggeri superiore al precedente il costo di ogni singola corsa è decisamente inferiore. Sono organizzati benissimo, hanno le scritte relative alla destinazione che raggiungono e al percorso che fanno, è molto semplice capire il funzionamento e soprattutto non bisogna attendere determinati orari, ogni volta che si riempie “lui” parte.
In questo modo abbiamo raggiunto Play del Carmen e ci siamo poi spostati per tutta la vacanza.
Playa del Carmen è forse il luogo più turistico, affollato, ricco di negozi, ristoranti e da cui partono diverse escursioni.
Principalmente si sviluppa su un’unica via che la sera soprattutto pullula di gente. Dal mio punto di vista non è così bella, ma è un ottimo punto di partenza, infatti noi abbiamo pernottato qui per due notti e ogni mattina ci siamo spostati e abbiamo raggiunto i luoghi che ci interessavano, per poi tornare la sera ed avere un’ampia scelta su dove e cosa mangiare, senza preoccuparsi dell’orario.
Il giorno successivo abbiamo di nuovo preso un traghetto e siamo andati a Cozumel.
Qui (questa volta senza l’ingombro dei bagagli) abbiamo di nuovo noleggiato uno scooter e girato per l’isola. In realtà l’abbiamo girata tutta, volevamo capire quale fosse la costa più calma e di conseguenza la spiaggia giusta in cui fermarci. Strada facendo abbiamo visto onde veramente alte che si infrangevano sulle scogliere e tratti di spiaggia forse irraggiungibili, ma datti sicuramente agli amanti del surf.
La spiaggia da noi scelta era più calma, ma non siamo stati con le mani in mano come il giorno precedente, bensì abbiamo fatto snorkeling e avuto la fortuna di ammirare diversi tipi di pesci. Dopo il mare abbiamo fatto un giro nel centro dell’isola dove si respirava effettivamente l’atmosfera messicana e così è finita un’altra giornata.
L’indomani mattina, questa volta a bordo di un collettivo, abbiamo raggiunto la zona di Akumal perché dopo aver letto diverse guide volevamo assolutamente fare il bagno con le tartarughe. Sfortunatamente per noi il mare era troppo mosso e non è stato possibile, ma vi assicuro che è una certezza trovarle, tutti quelli che conosco hanno visto tante tartarughe quindi è una tappa obbligatoria.
Per forza di cose abbiamo dovuto cambiare programma e abbiamo raggiunto la riserva di Yal-Ku, una grande laguna in cui è possibile fare snorkeling molto suggestivo perché l’acqua è limpidissima e sul fondale si possono ammirare “reperti messicani”, non so se messi appositamente o meno, ma che rendono il tutto diverso dal solito.

Laguna di Yal-Ku

La riserva poi oltre alla laguna ha una fitta vegetazione e offre anche punti di ristoro. Arrivati ad una certa ora ce ne siamo andati perché avevamo preso appuntamento per la visita di un cenote.
I cenoti sono tipi di grotte con presenza di acqua dolce, molto presenti in Messico ed America Centrale; il nome infatti deriva dalla parola maya Dz’onot.
Siccome noi non amiamo molto “seguire la massa” non volevamo andare in un cenote “turistico” se così possiamo definirlo, così accompagnati in macchina dal nostro amico con il quale avevamo appuntamento, abbiamo percorso diversi km di strada sterrata e abbiamo raggiunto una sorta di foresta. Qui c’era ad attenderci la guida (anche  proprietario e ideatore del percorso) e una coppia di messicani ( di Città del Messico) che come noi doveva fare l’escursione.
Vestiti a puntino (semplicemente costume, scarpe vecchie e una torcia) abbiamo iniziato l’avventura. Una breve camminata per raggiungere l’entrata della grotta, e da qui è stata tutta un’improvvisata. Scale da scendere, grotte con acqua da attraversare, cunicoli da oltrepassare, il tutto guidati dal nostro amico che nel frattempo ci dava tutte le spiegazioni possibili. Dopo un po’ di cammino abbiamo raggiunto l’obiettivo prefissato, ossia il vero e proprio cenote che prima avevamo visto solo dall’esterno sottoforma  di una specie di lago situato diversi metri sotto la superficie terrestre, che si poteva ammirare da una sorta di grande foro.

Vista del cenote dall’alto

Qui ci attendevano una piattaforma e una liana, così è uscito il bambino interiore in ognuno di noi e via a fare tuffi con la liana per poi risalire sulla piattaforma e farne un altro. Logicamente poi è scattata anche la competizione su chi riusciva a saltare all’ultimo momento!!!
Insomma, dopo una ventina di minuti di puro divertimento e giochi abbiamo ripreso il nostro cammino all’interno delle grotte, ammirando anche stalattiti e stalagmiti e dopo poco siamo riemersi sulla superficie della terra e abbiamo ammirato di nuovo da sopra il “lago” in cui fino a poco prima sguazzavamo. Il percorso infatti è circolare, non si ritorna indietro per la strada dell’andata. Devo dire che è stata una bellissima esperienza, sicuramente fuori dalla massa. Una volta rivestiti i nostri compagni di Città del Messico, che erano con la loro auto, ci hanno gentilmente riaccompagnato alla fermata del collettivo, raccontandoci nel frattempo alcune curiosità del posto.
Zaino in spalla e di nuovo a bordo di un altro collettivo abbiamo raggiunto la nostra nuova sistemazione a Tulum e il giorno successivo abbiamo iniziato la giornata proprio con la visita alle famose rovine. Esse sono l’attrattiva principale della zona, il nome Tulum in lingua maya significa “Muraglia” e si riferisce alle mura che la circondano. Tutti conoscono anche solo per sentito dire le bellezze del sito di Tulum, quindi non  mi dilungo oltre sulla descrizione. Dopo la visita culturale veramente interessante ci siamo concessi del sano relax nella spiaggia adiacente, Playa Paraiso e così abbiamo terminato la giornata.

L’incantevole Tulum
Abbiamo raggiunto il nostro hotel, o meglio il luogo in cui pernottavamo in quanto non era un vero e proprio hotel all’occidentale, ma era tipicamente in stile messicano, veramente caratteristico e logicamente non poteva mancare l’amaca fuori dalla porta, dalla quale avevi la visuale su tutto il cortile interno in cui al mattino si faceva colazione: una vera delizia questo posticino!

Cercando sempre di calarsi nei panni degli abitanti del luogo che stiamo visitando, dietro consiglio di una persona locale, per cena ci siamo diretti nel ristorante che ci aveva detto e che a suo dire era imperdibile. Vagabondando a piedi all’imbrunire, sul ciglio della strada, abbiamo finalmente raggiunto la nostra destinazione ma appena arrivati volevamo letteralmente darcela a gambe. Questo posto di giorno è una pescheria che vende al dettaglio, mentre alla sera diventa un ristorante di pesce. Evidentemente è il top, non c’era nemmeno posto e abbiamo dovuto aspettare, ma ne è valsa la pena, pesce ottimo. E’ stata la dimostrazione del detto “l’abito non fa il monaco” perché altrimenti vedendo tavoli e sedie di plastica della coca cola, senza nemmeno la tovaglia avremmo  dovuto darcela a gambe!
Invece se capitate in zona per cena, dovete assolutamente provarlo, si chiama “El Camello Jr”.
Altro giorno altra avventura, in carrozza sul collettivo direzione Cobà.
Non so se lo sapete, ma fino a pochi anni fa si poteva salire sulle enormi  piramidi, come ad esempio quello famosissima di Chichen Itza, ma a causa di alcuni decessi causati dalla caduta da  queste costruzioni, oggi purtroppo è proibito , ma ci sono delle eccezioni e una di queste è Cobà.
Cobà è un sito archeologico costruito dalla civiltà Maya, ricco di rovine e piramidi, la più grande delle quali è alta 42 m e sulla quale è permesso salire….e noi logicamente non ce lo siamo fatti sfuggire!

All’ingresso del sito abbiamo deciso di affidarci ad una guida del posto perché così si riesce a capire molto meglio la storia  di ogni singola pietra rispetto a quello che si può percepire leggendo una guida cartacea, quindi abbiamo optato per il tour più breve, così abbiamo noleggiato delle bici (per noi e per la guida) e ci siamo inoltrati nella giungla, sorpassando di tanto in tanto qualche resto che poi il nostro amico ci illustrava. Imperdibile il “campo della pelota”, uno spazio in cui si tenevano gare sporti ve di una specie del nostro calcio. Come detto in precedenza la grande piramide è il maggiore punto di interesse, così una volta parcheggiata la bici abbiamo iniziato la nostra salita, che poco dopo è diventata bagnata in quanto uno scrullone d’acqua si è abbattuto su di noi per cinque minuti, tanto che qualche istante dopo aver raggiunto la sommità è ritornato il sole.
Logicamente se soffrite di vertigini non fa per voi, ma chiunque deve prestare tantissima attenzione, soprattutto per scendere in quanto l’unico aiuto è una lunga fune che spenzola per tutta l’altezza in cui potersi reggere.
Non è semplice, ma è assolutamente da fare, una volta in cima si domina tutta la giungla dall’alto….è bellissimo!!
Finita la visita abbiamo recuperato i bagagli e a bordo del collettivo abbiamo raggiunto il sito archeologico per eccellenza, Chichen Itza.

El Castillo di Chichen Itza

Abbiamo pernottato nella struttura proprio all’interno dell’area archeologica, la sera siamo arrivati verso l’ora del tramonto e già solo questo ci ha lasciato senza parole: dalle finestre ai piani più alti si riuscivano  a scorgere le costruzioni  maya più alte, contornate dal colore rossastro del tramonto: una meraviglia unica!!
Ed ecco arrivato il giorno tanto atteso, la visita “a casa” dei  Maya.
Devo ammettere che sono sempre stata affascinata da questa civiltà e trovarmi lì per me è stata la realizzazione di un sogno. Anche in questo caso, a maggior ragione, ci siamo affidati ad una guida del posto ( che però per nostra fortuna parlava italiano), così da poter acquisire quante più notizie e curiosità  possibili. Non fidatevi però del primo che vi propone di accompagnarvi, chiedetegli di mostrarvi il tesserino di guida e pattuite una cifra prima di iniziare la visita, ci sono tante “guide improvvisate”.
Lupito, questo era il suo nome, è stato bravissimo e ci ha svelato tante cose che da una semplice guida cartacea non potevamo assolutamente cogliere: appena arrivati di fronte alla grande piramide, ha battuto le mani in un modo particolare e il suono ha creato una eco per tutta la piazza, tanto che  noi credevamo fosse una presa in giro, invece poi abbiamo provato anche noi ed è successa la stessa cosa: semplicemente  creare un  suono in determinati punti crea questa  “magia” grazie al perfetto allineamento e alla precisa costruzione dei monumenti. Insomma avevamo appena iniziato la visita e già eravamo completamente rapiti da tutto ciò.
Il sito archeologico è affascinante e misterioso,è stato dichiarato patrimonio dell’UNESCO nel 1988 e rappresenta una delle sette meraviglie del mondo; tutto ciò che è possibile ammirare oggi è stato portato alla luce grazie a diverse spedizioni e in differenti epoche storiche.
Gli edifici di maggiore interesse ed importanza sono senza dubbio il tempio di Kukulkan chiamato anche il Castillo (l’enorme piramide). Negli equinozi di primavera ed autunno, al calare e al sorgere del sole, gli angoli della piramide proiettano un’ombra a forma di serpente piumato lungo la scalinata nord, Kukulkan appunto. Durante queste giornate il sito è letteralmente preso d’assolto da turisti che vogliono vedere di persona questo fantastico fenomeno. Altri edifici importanti sono il Tempio dei guerrieri, el Caracol (un osservatorio astronomico) e il campo del gioco della pelota…molto più pericoloso del nostro calcio visto che prevedeva la morta di qualche componente delle squadre.
Non mi soffermo a descrivervi la grande bellezza che ho trovato in questo luogo, sarebbe un racconto troppo lungo e sicuramente non renderebbe giustizia alle emozioni che ho provato….deve essere visto assolutamente una volta nella vita!  Finita la visita abbiamo raggiunto un altro cenote poco distante e anche qui abbiamo fatto il bagno in questa “pozza” mistica, ma non sono mancati i tuffi dato che era provvisto di 2 trampolini posizionati in altezza differenti.
L’ultima notte l’abbiamo trascorsa a Cancun, la sera abbiamo potuto prendere parte alla vita notturna del posto e l’ultimo giorno l’abbiamo trascorso oziando in spiaggia prima di recarci all’aeroporto per riprendere la strada verso casa.
Il Messico è un paese meraviglioso e affascinante, noi abbiamo visto solamente una piccola parte che ha confermato senza dubbio le nostre aspettative, il mio consiglio è uno solo: ANDATECI!!!!
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

P.S.: questa zona è molto turistica, quindi poco pericolosa ed è fattibile girare soli.

America

Isole delle Bahamas:un sogno chiamato Eleuthera

Tutti abbiamo desiderato visitare almeno una volta nella vita un’isola paradisiaca dove sentirsi quasi come Robinson Crusoe disperso in un’isola deserta, o comunque visitare il soggetto delle famose immagini del desktop con palme ed acqua cristallina: bene, è il momento di partire per Eleuthera.
Eleuthera è un’isola delle Bahamas, lunga circa 150 km e larga circa 4 km, percorsa da nord a sud da un’unica strada, dove si guida nella carreggiata di sinistra anche se il volante nelle auto è comunque a sinistra come da noi. L’aeroporto di partenza maggiormente utilizzato per giungere in questo paradiso è quello di Miami proprio a causa della sua vicinanza, ma credo che ci siano voli diretti anche da Londra.
Lo spettacolo inizia ancor prima di mettere i piedi a terra, infatti poco prima dell’atterraggio dai finestrini dell’aereo si può ammirare il mare cristallino intervallato da lembi di terra.
Non aspettatevi un aeroporto comune, o meglio è comune, ma la sua grandezza è pari a due stanze messe insieme; appena uscite da qui, se avete optato per una vacanza all’insegna dell’avventura chiedete subito di poter noleggiare un’auto ( non troverete i soliti desk con le compagnie di noleggio, ma ve le daranno direttamente i locali), in caso contrario invece, se avete prenotato in uno dei (pochi) resort extra lusso ci sarà già ad attendervi il pulmino per accompagnarvi a destinazione.
Devo ammettere che il costo del noleggio è alto, ma non c’è altro modo per poter esplorare l’isola….e cercate di farvi dare un fuoristrada, ne avrete bisogno.
La particolarità dell’isola è quella di non essere turistica, quindi se il vostro intento è quello di essere serviti e riveriti avete sbagliato destinazione, qui le spiagge non sono attrezzate e non ci sono nemmeno bar nei paraggi; dovete procurarvi bibite e pranzo al sacco in uno dei negozietti ( che vendono di tutto) sulla strada principale.
Essendo poco turistica anche la scelta per il pernottamento è limitata, io opterei per un appartamento o un B&B.

Accettano dollari americani ma poi vi daranno come resto i dollari delle Bahamas, ricordatevi di spenderli sull’isola mi raccomando.
L’attività principale per un turista è il dolce far niente: crogiolarsi al sole e fare bagni in un’acqua pazzesca.
Le spiagge non sono segnalate ottimamente, quindi dovrete chiedere informazioni strada facendo ai locali che dire che sono gentilissimi non basta ( non ho mai incontrato persone più disponibili). Per chi non si accontenta di una semplice abbronzatura c’è la possibilità di fare immersioni su vari relitti o fare shopping nelle eleganti boutique e nei bistrò di Harbour Island. Questa parte è senza dubbio quella più turistica e più chic, dove è possibile incontrare anche qualche celebrità, ma si tratta di un’ulteriore isoletta davanti a quella principale.
Il lato orientale di Eleuthera si affaccia sull’Oceano Atlantico mentre il alto ovest si affaccia sul mar dei Caraibi, quindi se per caso una delle due coste dovesse essere troppo ventosa, in un baleno sarete sull’altro versante.

Rainbow Beach

La capitale è Governor’s Harbour ed è fondamentalmente la cittadina più rifornita e si trova indicativamente a metà dell’isola.
Lungo la strada principale i paesini si susseguono uno all’altro, ma se vi spostate di notte dovete stare molto attenti perchè non c’è traccia di illuminazione ( lampioni della luce).
Passiamo quindi all’argomento principale: le spiagge.
Ten Bay Beach si trova a metà isola a sud di Palmeto Point ed è caratterizzata da fondali bassi e palme che riparano dal sole.
Scendendo ulteriormente fermatevi a Winding Bay: eccezionale. Ha una forma a C che la protegge dalla violenza dell’oceano, per cui troverete mare con acqua calmissima e tante mangrovie.

Winding Bay

Se siete dei veri avventurieri arrivate fino al punto più a sud dell’isola dove si trova Lighthouse Beach, una grande spiaggia ai piedi di una collina sormontata da un faro in disuso. La sabbia tende al rosa e sullo sfondo troverete bianche scogliere e una fitta foresta. Se ne avete voglia arrampicatevi sulla collina, così da avere una visuale sulla lunga spiaggia.

Vi devo avvertire però che per raggiungere questo posto paradisiaco dovrete percorrere un tortuoso tragitto in auto di circa 5 km su una strada piena di buche e solchi, ma ne vale sicuramente la pena.

Lighthouse Beach

Anche in questa spiaggia, come nelle precedenti io non ho incontrato nessuno e qui a maggior ragione vi sembrerà di essere completamente fuori dal mondo; secondo me questa sensazione di pace e tranquillità è un ulteriore valore aggiunto alla bellezza del posto.
Se siete sull’isola il venerdì non perdetevi l’appuntamento con il Fish Fry a Governor’s Harbour, si tratta di una serata in cui viene arrostito pollo e pesce in un grande barbecue e in una piccola capannina in legno si lasciano le ordinazioni e mentre si aspetta il proprio turno ci si gusta un drink guardando le stelle e ascoltando musica. E’ una serata proprio caratteristica, in fondo basta davvero poco per rendere speciale un evento.
Ritornando alle spiagge e salendo verso nord non potete perdervi Rainbow Beach, forse la mia preferita, anche se è davvero difficile sceglierne una. Qui troverete anche ombrelloni di paglia e piccoli tavoli in legno, il tutto contornato da palme e acqua cristallina.
Un’attrazione dell’isola è il Glass Window Bridge, il punto più stretto dell’isola, formato da un ponte ad una sola carreggiata che ha da un lato l’Oceano Atlantico e dall’altro il mare dei Caraibi; fermatevi ad ammirare lo spettacolo del netto contrasto del colore delle acque.
Un’altra attrazione è l’Ocean Hal, una strana formazione simile ad un cratere a Rock Sound che si dice non abbia fondo. E’ una dolina collegata al mare, larga circa 90 m e popolata da tantissime specie di pesci, i nuotatori più coraggiosi possono scendere dalla scaletta e tuffarsi nelle acque, mentre i più timorosi possono semplicemente gettare pezzetti di pane e vedranno affiorare tantissimi pesci.
Dirigendosi ulteriormente a nord, si può prendere un taxi boat per raggiungere Harbour Island ( considerata una delle isole più belle dei Caraibi), una piccola isola con un’affascinante mescolanza di rustico e chic, dove ci si sposta solamente a bordo di golf cart.
Molto celebre è la Pink Sands Beach, una lunghissima distesa di sabbia finissima dalle tonalità rosa per la presenza di coralli polverizzati.

Pink Sands Beach

Eleuthera è tutto questo e molto altro, io sinceramente ci ho lasciato il cuore… e ora sul mio desktop avrò un’immagine reale al posto di quelle prestabilite, ma di pari bellezza.
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

PS: per pernottare potete fermarvi al Rainbow Inn, veramente delizioso o se preferite un appartamento andate da Sammy e da sua moglie Rose al Tropical Dreams Motel Resort e troverete delle persone fantastiche.
PPS: procuratevi sempre qualcosa da mangiare prima di addentrarvi nelle spiagge o fate un’abbondante colazione americana prima di partire.
PPPS: l’isola ha tre aeroporti, sceglietelo in base alla vostra sistemazione o al contrario cercate alloggio in base al vostro aeroporto.