La città di Caserta non vanta solo la meravigliosa Reggia, ma offre diverse attrazioni che meritano un intero itinerario. Sviluppando il viaggio in più giornate, il primo pensiero è rivolto sicuramente all’alloggio, quindi ho deciso di facilitarvi le cose indicandovi delle validissime opzioni che ho provato personalmente. Tutte vantano una posizione strategica e in tutte vi sentirete super accolti; la scelta dipende esclusivamente dai vostri gusti in fatto di arredamento e sistemazioni. Iniziamo la scoperta di Caserta attraverso alcuni alloggi.
B&B Real Borbone
Nel cuore del centro storico, a due passi dalla Reggia di Caserta si trova il B&B Real Borbone, dove potrete respirare tutta l’atmosfera del periodo borbonico. Dal terrazzino di una delle camere vedrete il Palazzo Reale e tale vicinanza è data dal fatto che l’edificio che oggi ospita il B&B, un tempo ospitava le maestranze che lavoravano alla Reggia. Arredato in modo impeccabile con un richiamo ai saloni reali, vi farà viaggiare indietro nel tempo. Ogni dettaglio è pensato con cura, come del resto la colazione; al vostro risveglio infatti sarete coccolati dai manicaretti realizzati in casa e dall’ospitalità di Pasquale e della sua famiglia. Il B&B infatti è a conduzione famigliare e in men che non si dica vi sentirete come a casa.
B&B Real Borbone Caserta
B&B Roof Garden House
Il B/B Roof Garden House è il connubio perfetto tra antico e moderno. E’ situato all’interno di un palazzo storico, il palazzo in cui visse il famosissimo Luigi Vanvitelli, situato a pochi passi dalla Reggia. Mentre l’edificio ha un aspetto storico, le stanze internamente sono tutte arredate in stile moderno, perfette per rilassarvi comodamente dopo una giornata alla scoperta della città. Posizione ottima per spostarsi in centro e una disponibilità e un’accoglienza da parte del proprietario Giuseppe davvero invidiabili.
B&B Roof Garden House Caserta
B&B Galileo Galilei
In questo B&B si respira proprio la storia. Si tratta del primo b&b di Caserta, ospitato all’interno di un palazzo storico che affaccia sulla prima strada della città. La componente storica non finisce qui, infatti la struttura gestita oggi da Livia, appartiene alla sua famiglia da diverse generazioni e il salotto ospita una testimonianza tangibile del passato: i divani sono foderati con l’originale seta prodotta a San Leucio proveniente dal corredo nuziale regalato alla sua trisavola. Le stanze sono tutte dedicate a Galileo Galilei, mentre l’atrio esterno ospita un videoproiettore appartenuto a suo nonno. All’interno di questo b&b si respirano diversi periodo storici e tanta arte, anche se verrete completamente catturati dall’accoglienza e dalla conoscenza di Livia che vi spiegherà tutto nel dettaglio.
B&B Galileo Galilei Caserta
B&B Il Verdi Experience
Per i viaggiatori più pigri il Verdi Experience è veramente perfetto in quanto si trova letteralmente di fianco alla stazione del treno e quindi non occorre prendere mezzi o camminare per raggiugerlo. Situato all’interno di un palazzo, offre tutte le tipologie di sistemazione, dall’appartamento alla camera singola. Arredato con stile e cura dei dettagli, vi farà sentire come a casa. La ciliegina sulla torta è la sala colazione al piano terra dove inizierete la giornata nel migliore dei modi.
B&B Il Verdi Experience Caserta
Gli alloggi sono una parte fondamentale del viaggio e questi sono perfetti non solo per una visita alla Reggia, ma per allungare il soggiorno e dedicarvi alla scoperta della Caserta meno conosciuta.
Quando sentiamo parlare di Caserta, la prima cosa a cui pensiamo è inevitabilmente la Reggia, ma la città campana ha tantissime altre attrazioni e oggi voglio proprio proporvi un itinerario insolito di Caserta.
Giorno 1: dall’Acquedotto Carolino a Casertavecchia
La città di Caserta è strettamente collegata a Luigi Vanvitelli che progettò qui una delle opere di maggiore interesse architettonico e ingegneristico del XVIII secolo: l’Acquedotto Carolino.
Acquedotto Carolino Caserta
Lungo circa 38 km, venne costruito per l’approvvigionamento dell’acqua al Palazzo Reale, alla città che si stava sviluppando attorno ad esso e anche a San Leucio. Vi consiglio di ammirarlo da diversi punti di vista, iniziando con una veduta panoramica dall’alto sul tratto dei Ponti della Valle (la veduta migliore l’avrete dalla strada che conduce al Santuario di San Michele), da dove potrete ammirare i 3 livelli di arcate incastonate nel verde della natura. Avvicinandovi poi ai Ponti della Valle, vicino ad un tornante svetta un cancello che delimita la parte superiore del camminamento sulla terza arcata, potete fermarvi e dare un’occhiata al lungo camminamento a diversi metri d’altezza. Purtroppo questo percorso è accessibile solamente durante le visite guidate incentrate sull’Acquedotto Vanvitelliano, ma merita comunque un’occhiata anche da fuori. Scendendo ancora arriverete proprio sotto l’enorme arco con le targhe dedicate a Carlo di Borbone e a sua moglie, l’aggettivo carolino deriva proprio da qui. Ultimo punto per ammirarlo è quello di fianco al Monumento Ossario ai Caduti Garibaldini, parcheggiate l’auto e avvicinatevi agli enormi archi, vi sentirete piccolissimi. Pensate che ancora oggi rifornisce acqua ad alcune fontane della Reggia. Per me è davvero affascinante, anzi vi confesso che è la mia attrazione preferita di questo giro di Caserta insolita. Facciamo un passo indietro e ritorniamo sulla strada da dove ammirare la veduta panoramica dell’acquedotto, proprio quella strada vi condurrà al Santuario di San Michele e Sanata Maria del Mont. Siamo nel comune di Maddaloni e il santuario risale ai tempi dei Longobardi, fu proprio la Principessa Teodora a sviluppare il culto dell’Arcangelo.
Santuario San Michele e Santa Maria del Monte a Maddaloni
La leggenda narra che l’Arcangelo apparve ad un pastorello al quale espresse il desiderio di costruire una piccola cappella; il ragazzo una volta tornato in paese raccontò il fatto alla popolazione che si mise subito all’opera. Sembra che in questo Santuario ci passò anche San Francesco di Assisi durante il suo viaggio verso Capua. La struttura è piccina ma molto suggestiva e il panorama che si ammira da lassù è davvero meraviglioso. Dopo una rilassante pausa pranzo, magari tornando a Caserta, per il pomeriggio potreste prendere in considerazione Casertavecchia.
Borgo di Casertavecchia
Casertavecchia è un carinissimo borgo medievale, dove staccare la spina e passeggiare per i suoi vicoli senza una meta precisa, ma godendosi l’atmosfera che si respira in questo luogo. E’ così chiamata perché prima che Carlo di Borbone decidesse di costruire la Reggia di Caserta, questo borgo rappresentava il principale centro urbano della zona. Qui ogni angolo regala scorci suggestivi, forse è proprio per questo che venne scelto come location per le riprese della scena del matrimonio della fiction l’Amica Geniale, lo sapevate? Da non perdere la Cattedrale di San Michele e la chiesa dell’Annunziata. Arrivati a questo punto della giornata potreste rientrare in città e approfittarne per fare una visita al Duomo o al Museo Diocesano, oppure anche un aperitivo mi sembra un’ottima idea.
Giorno 2: dall’Anfiteatro Campano alle collere
Per la seconda giornata vi propongo una piccola trasferta fino Santa Maria Capua Vetere per visitare qualcosa di davvero unico, che vi lascerà senza parole ovvero l’Anfiteatro Campano. Ci sarebbe tantissimo da raccontare in merito, ma cercherò di limitarmi alle informazioni principali, con l’invito di approfondire in autonomia la storia, perché è veramente molto molto interessante. Iniziamo col dire che questo anfiteatro è antecedente persino al Colosseo (non la costruzione che vediamo oggi ma quella antecedente sempre ubicata qui), ed è proprio qui che ebbe origine la rivola di Spartaco ( sembra infatti che si allenasse qui). Secondo solo al Colosseo per grandezza, con la sua pianta ellittica poteva ospitare fino a 60.000 spettatori.
Anfiteatro Campano Santa Maria Capua Vetere
Subito dopo l’ingresso è possibile visitare un piccolo museo dei gladiatori mentre avvicinandovi all’edificio, vi consiglio di cercare a terra una linea ad arco tracciata a terra, questa serviva come “modello” per tagliare le pietre della giusta dimensione per poi essere incastrate sapientemente così da formare i vari archi. Passeggiate all’interno dell’arena ma anche all’esterno, sotto le gallerie coperte che permettevano l’afflusso rapido della folla e poi non perdetevi assolutamente i sotterranei. Questi luoghi riescono a teletrasportarvi indietro nel tempo, da qui attraverso botole e montacarichi salivano nell’arena i gladiatori, le belve e le scenografie. Dopo un’immersione nella storia, direi che una bella pausa pranzo potrebbe fare al caso vostro, dopo la quale vi consiglio di recarvi a Casolla, il paese delle collere. Sapete cosa sono le collere?! Sono semplicemente le vecchie fabbriche in cui veniva prodotta la colla. Questo borgo ne vantava tantissime, alcune delle quali sono arrivate ai nostri giorni. E’ molto semplice riconoscerle, perché hanno una forma insolita. Guardate le normali costruzioni e alzando gli occhi noterete la parte superiore davvero insolita, molto alta e con delle altissime aperture. La colla si ricavava dagli scarti animali e poi veniva messa ad essiccare in questi solai dove il sole penetrava proprio da queste grandi aperture. E’ stato davvero interessante scoprire questo aspetto relativo alla storia economica, sociale e architettonica del territorio. La colla di Casolla era così rinomata che veniva utilizzata persino alla Reggia di Caserta per gli arredi e per i vari cantieri borbonici.
Collèra di Casolla
Terminerei la giornata con una bella passeggiata di fronte alla Reggia, magari al tramonto prima di gustare le prelibatezze della cucina casertana.
Giorno 3: dal Belvedere di San Leucio a Vairano Patenora
C’è un importante luogo a Caserta che sprigiona un fascino infinito ovvero il Belvedere di San Leucio. Si tratta di un complesso monumentale nato nel XVIII secolo per volontà di Ferdinando di Borbone che aveva il sogno di costituire una comunità autonoma incentrata sulla produzione della seta. Il complesso infatti era composto da tre unità distinte: la fabbrica della seta, gli Appartamenti Reali e i Giardini Reali.
San Leucio
Nel 1778 venne costituita la Real Colonia di San Leucio con apposite leggi e regole valide solo per questa comunità, come ad esempio il fatto che ai lavoratori venisse assegnata una casa all’interno della colonia o l’istituzione della prima scuola moderna dell’obbligo d’Italia o la diminuzione delle ore di lavoro rispetto agli standard europei. Tutti questi incentivi portarono a San Leucio maestranze non solo locali ma anche estere, le quali lavorando insieme crearono un prodotto eccellente. La visita a San Leucio comprende i locali della fabbrica della seta dove si possono ammirare le diverse fasi della lavorazione e soprattutto gli storici ed enormi macchinari e la visita agli Appartamenti Reali. Il Re Ferdinando di Borbone era molto legato a questo sito e ne fece un esperimento sociale fondato sulla meritocrazia e sulla parità di genere, davvero all’avanguardia. Oggi San Leucio, come la Reggia di Caserta e l’Acquedotto Carolino è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Dopo questo viaggio tra colonie e sete vi consiglio una visita ad un borgo (quasi) fantasma: Vairano Patenora. Anche in questo caso, dalla parte superiore godrete di un panorama eccezionale, mentre passeggiando nel borgo potrete ammirare la natura che si riprende possesso piano piano di tutto lo spazio. A Vairano il prodotto tipico è il lupino gigante e io ho avuto il piacere di conoscere da vicino questo legume, ammirare la pianta in fiore e anche il suo frutto, prima di assaggiarlo direttamente. Oltre all’aspetto storico ed architettonico infatti, è molto bello conoscere prodotti e piatti tipici della tradizione locale e io non posso fare altro che ringraziare la signora Anna che ci ha fatto entrare nel suo mondo.
Castello Vairano Patenora
Questo è solo un ipotetico itinerario alla scoperta della Caserta meno conosciuta, la Caserta oltre la Reggia, ma da come ho potuto capire i tesori in queste zone non sono ancora finiti e io non vedo l’ora di poter approfondire la cosa. Per gli appassionati di natura e trekking ho intravisto parecchia segnaletica di sentieri CAI, ma non avendoli fatti non sono in grado di consigliarveli, ma era giusto informarvi della loro presenza, così da poter alternare natura e storia.
Info utili
Come qualsiasi viaggio che si rispetti, la parte dedicata all’alloggio e all’enogastronomia è sempre molto importante e a mio avviso la si può considerare una vera parte integrante del viaggio, per questo ho deciso di scrivere un articolo dedicato agli alloggi .
A questo punto non mi resta che invitarvi a scoprire la Caserta più insolita, la Caserta oltre la Reggia.
La città di Perugia è ormai conosciuta a livello internazionale per il cioccolato: poteva forse mancare un museo dedicato al “cibo degli dei”? Naturalmente no. Proprio per questo, il 1° 2025 è stata inaugurata La Città del Cioccolato, il più grande museo esperienziale al mondo interamente dedicato al cacao e al cioccolato.
Il legame tra Perugia e il cioccolato
Il profondo legame tra la città umbra e il cioccolato nasce nei primi anni del Novecento grazie a Luisa e Annibale Spagnoli, quando i coniugi avviano in via Alessi un laboratorio che, da confetteria, si trasforma presto in cioccolateria. E’ proprio qui che prende forma il celebre “cazzotto”, primo nome scelto per la forma dell’iconica pralina che riprendeva la nocca di una mano, ma ben presto destinato a diventare il prodotto iconico conosciuto da tutti come Bacio Perugina. Da quel momento, il rapporto tra la città e il cioccolato si consolida sempre di più, fino al 1994, anno della prima edizione di Eurochocolate, il primo festival internazionale del cioccolato ideato dall’architetto Eugenio Guarducci. Arrivando ai giorni nostri, sempre da una sua intuizione nasce nel 2025, dopo anni di progettazione e lavori, La Città del Cioccolato: un museo immersivo, ampio e articolato, pensato per raccontare il cioccolato a 360 gradi e destinato a diventare uno dei nuovi poli culturali e turistici di Perugia.
Città del Cioccolato di Perugia
Il Museo del cioccolato
La Città del Cioccolato non è semplicemente un museo, è un universo narrativo ed esperienziale in cui il visitatore intraprende un viaggio. Il percorso si sviluppa attraverso diverse aree tematiche: parte dalla storia del cacao, dalla civiltà dei Maya e degli Aztechi fino all’arrivo in Europa, passando per le grandi tappe della sua diffusione e trasformazione nei vari Paesi. Naturalmente, un’intera sezione è dedicata all’Italia e culmina con il ruolo decisivo che Perugia ha avuto in questa storia con l’imprenditoria audace di Luisa Spagnoli e successivamente quella della kermesse tanto amata dai più golosi: Eurochocolate. Ancora prima di iniziare il percorso, però, basta varcare la soglia per rendersi conto del grande lavoro di recupero architettonico e della bellezza dello spazio che ospita il museo. La struttura sisviluppa su più livelli e, dalla parte superiore si può subito ammirare la scenografica riproduzione di un cielo interattivo composto da 450mq di videomapping che sovrasta la riproduzione in scala reale di una foresta di cacao al piano inferiore, alla quale ci si avvicina progressivamente seguendo il percorso. Per chi ama un’esperienza più dinamica, c’è anche la possibilità di scendere attraverso un grande scivolo… lasciatevi andare!!!
I due livelli del Museo del Cioccolato
Il museo è fortemente interattivo: accanto ai pannelli narrativi, si trovano schermi, video, installazioni e riproduzioni in scala reale di ambienti e figure legati alla coltivazione e alla lavorazione del cacao. Tutto è costruito con equilibrio e intelligenza, al punto da far percepire davvero al visitatore di essersi spostato, almeno per un momento, in un altro luogo del mondo. Una parte molto interessante e curiosa è quella dedicata alla collazione di Roberto Caraceni che racconta il cioccolato in tutte le sue sfumature attraverso gli oggetti più disparati, dalle scatole in latta ad antichi documenti, dalle campagne pubblicitarie agli strumenti di lavorazione. Diciamo che qui intraprenderete un altro viaggio, grazie agli oggetti che il Chocolate Taster ha collezionato in più di 25 anni. L’esperienza coinvolge anche i sensi infatti durante il percorso ci saranno anche dei punti di assaggio, così da soddisfare anche il palato e non solo la vista… ma anche l’olfatto è tirato in ballo, essendo un museo interattivo troverete una zona in cui mettere alla prova le vostre abilità annusando il profumo di diversi tipi di cacao. All’interno della Città del Cioccolato trova posto anche una vera fabbrica Bean to Bar, dove si possono osservare le principali fasi della lavorazione, dalla fava di cacao fino alla tavoletta finita. E non solo: chi lo desidera può mettersi in gioco in prima persona e trasformarsi,per un’ora, in mastro cioccolataio, con muniti grembiule e cappello, affiancato passo dopo passo da un professionista per creare la propria tavoletta di cioccolate Bean to Bar. Che dire, io ho adorato questa esperienza!!!
Esperienza Bean to Bar Factory
A concludere la visita non poteva che esserci uno shop, all’altezza del percorso: ampio, ricco e sorprendente, con una selezione vastissima di prodotti provenienti da diverse parti del mondo. Si tratta di uno dei più grandi negozi dedicati al cioccolato, non solo in Italia, ma in Europa! E la scelta è tale da mettere seriamente in difficoltà chiunque debba decidere cosa acquistare.
Il LAB – Luisa Annibale Base & il primo laboratorio della Perugina
Tra gli elementi più interessanti del complesso Città del Cioccolato c’è anche il LAB – Luisa Annibale Base, un hub esperienziale adiacente al museo e dedicato ad incontri, degustazioni, attività e momenti di approfondimento: uno spazio pensato per far accadere il cioccolato, non solo per raccontarlo, ospitando appuntamenti con professionisti, percorsi guidati e iniziative che mettono al centro il gusto, la conoscenza e la dimensione conviviale. Un altro aspetto particolarmente emozionante è che all’interno di questo progetto è stato restaurato anche il primo laboratorio della Perugina, un luogo di straordinario valore storico situato in Via Alessi, strettamente legato agli inizi dell’avventura imprenditoriale di Luisa e Annibale Spagnoli.
Primo laboratorio della Perugina
Ritrovare e valorizzare questo spazio significa restituire concretezza alle origini di una storia che ha segnato l’identità di Perugia e che ancora oggi continua a renderla riconoscibile nel mondo. E’ proprio questo uno dei punti di forza della Città del Cioccolato: non limitarsi a raccontare il cacao e il cioccolato in modo spettacolare, ma riuscire anche a conservare, interpretare e mettere in scena i luoghi reali da cui questa tradizione ha reso forma Insieme, museo, LAB e spazi storici costruiscono un ecosistema coerente: un itinerario che unisce racconto e pratica, memoria e contemporaneità, città e filiera, rendendo Perugia leggibile attraverso un filo conduttore immediato e universale come il cacao.
Dove si trova il museo
Il museo si trova nel cuore del centro storico di Perugia, all’interno dell‘ex Mercato Coperto, edificio costruito tra il 1931 e il 1932 per volontà di Giovanni Buitoni. All’epoca rappresentava una struttura all’avanguardia, tra i primi esempi di edificio in cemento armato in Italia. La sua riqualificazione in chiave culturale e museale ha un valore che va ben oltre il semplice recupero architettonico; restituisce infatti alla città un luogo storico che per decenni è stato uno dei fulcri della vita commerciale, artigianale e sociale di Perugia, trasformandolo in un nuovo attrattore turistico e culturale.
Info sul museo
La Città del Cioccolato è aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00, mentre il sabato l’orario si prolunga fino alle 20:00. Il biglietto d’ingresso ha un costo di 14 € nei giorni feriali e di 16€ nel fine settimana; per i bambini il prezzo è rispettivamente di 8€ e 10€. Per partecipare alle esperienze speciali, come ad esempio le attività della fabbrica Bean to Bar, chiedete direttamente in biglietteria o consultate i canali ufficiali.
Io personalmente l’ho apprezzato davvero tanto, non lo definirei solamente un museo, ma un viaggio esperienziale nel mondo del cioccolato! I bambini impazziranno, ma anche gli adulti rimarranno senza parole, fidatevi!
Come ogni anno, il FAI, Fondo Ambiente Italiano organizza le Giornate FAI di Primavera, in cui sarà possibile ammirare tantissimi giardini, chiese, palazzi, musei e castelli che normalmente sono inaccessibili.
Nel 2025 le giornate saranno sabato 21 e domenica 22 Marzo.
Questa iniziativa è possibile solamente grazie all’aiuto di tantissimi volontari che si cimentano come guide e ciceroni; i luoghi visitabili sono più di 1000 sparsi per tutto lo stivale.
Il nostro paese ha una ricchezza culturale ed architettonica infinita….ricordiamocene più spesso.
Le visite saranno a contributo gratuito.
giornate Fai 2026
Se amate le due ruote, vi comunico che verranno organizzate anche delle biciclettate.
Segnatevi in agenda queste date, è un’occasione unica….non perdetevela.
Per visualizzare tutti i luoghi visitabili, consultate la pagina delle giornate FAI.
Io vado subito a consultarla…..buon divertimento!
Viaggiatrice seriale.
Al confine tra Basilicata e Calabria si estende il bellissimo Parco Nazionale del Pollino che oltre alle bellezze naturalistiche, comprende anche diversi borghi, fra cui Rotonda. Rotonda può essere considerato il comune più a sud della Basilicata ed è proprio lui che ci ha ospitato durante l’educational tour “Lucania da Vivere” organizzato da “Marmo Melandro Viaggi” in collaborazione con “I Viaggi del Milione”. Un paese di circa 3000 anime che ha mantenuto le tradizioni e il folklore tipici della Lucania, ma che accoglie con gioia i turisti curiosi di scoprire queste zone.
Scorci di Rotonda (PZ)
Feste e tradizioni
Il racconto di Rotonda non può che iniziare dalla Festa dell’Abete, un rito arboreo che rappresenta il matrimonio tra un abete bianco e un faggio, che si svolge nel mese di giugno e che richiama in paese tutti coloro che sono andati a vivere altrove e tantissimi turisti, perché è così sentita che è un orgoglio sentirsi parte di questa festa. Un enorme palo svetta in centro ed è proprio qui che si svolgerà l’unione tra la parte maschile e quella femminile che vengono raccolte in zone differenti, distanti anche un centinaio di km per non creare incesti. Vengono poi trasportati a Rotonda con l’ausilio di diverse coppie di buoi e una volta arrivati a destinazione, si continua a fare festa.
I musei di Rotonda
Come in ogni comune che si rispetti, anche a Rotonda si possono visitare diversi musei: il MUGEPA – Museo Geopaleontologico merita sicuramente una visita, qui infatti potrete conoscere Mario, un enorme elefante di 4 metri che visse in queste zone un centinaio di migliaia di anni fa. La cosa particolare è che venne alla luce solo nel 1982 quando il Sig. Mario Calderelli, un paesano di Rotonda scoprì i resti durante dei lavori nella sua proprietà… e quindi l’enorme pachiderma prese il suo nome. In zona non fu l’unico ritrovamento perché poco distante vennero ritrovati i resti di un ippopotamo, sempre conservati al museo. Si tratta del luogo perfetto in cui fare un viaggio nella storia e comprendere la conformazione della zona.
MUGEPA Museo Geopaleontologico di Rotonda
Essendo all’interno del Parco Nazionale del Pollino, poteva forse mancare un museo a lui dedicato? Poco fuori dal cuore del paese si trova il l’Ecomuseo del Pollino che attraverso cartellonistica, riproduzioni e giochi interattivi racconta perfettamente la conformazione, la flora e la fauna del Parco Nazionale più esteso d’Italia. Nella parte alta di Rotonda invece si trova il Museo del Borgo dove scoprire qualche segreto di Rotonda, fra cui la storia delle sue due eccellenze: la melanzana rossa e il fagiolo bianco di Rotonda.
Cosa vedere nel paese di Rotonda
Non potete andarvene da Rotonda senza aver visto alcune delle iconiche fontane in pietra che testimoniano l’antica tradizione degli scalpellini, i portali dei palazzi antichi, le chiese e il panorama che si può ammirare dalla parte alta del borgo; dato che ci siete potreste anche raggiungere la croce per una veduta privilegiata. Ultimo ma non per importanza è il grande palo che ospita i due alberi della Festa dell’Abete.
Fontane di Rotonda
Escursioni partendo da Rotonda
Trovandosi proprio all’interno del Parco Nazionale del Pollino, Rotonda rappresenta il punto perfetto da dove partire per effettuare diverse escursioni in zona. Se cercate un’escursione facile e adatta anche ai meno allenati, non vi resta che partire dal centro e seguire il cartello che indica il Sentiero Paraturo. Appena usciti dal centro abitato vi immergerete nel verde, costeggiando il torrente Paraturo prima e scendendo diverse scale poi, raggiungerete laCascata del Demonio, davvero molto suggestiva.
Cascata del Demonio (o del Paraturo)
Nel periodo invernale invece, una ciaspolata a Piano Ruggio è imperdibile. Raggiungete il parcheggio di Piano Ruggio e da qui iniziate la scoperta del meraviglioso territorio ricoperto da una coltre bianca. Questi sono solo degli spunti, se siete amanti della natura avrete solo l’imbarazzo della scelta.
Laboratori esperienziali e tradizioni
Dopo aver riempito gli occhi di bellezza, è arrivato il momento di mettere le mani in pasta! Proprio così, abbiamo partecipato ad un laboratorio di cucina, dove la simpaticissima signora Maria ci ha insegnato a fare le laganeddre (tagliolini), la pasta tipica della zona che abbiamo poi condito con il famoso fagiolo bianco di Rotonda.
Laganeddre di Rotonda
Dopo la pasta è venuto il momento di fare la pizza, così sempre dietro alle indicazioni di Maria ci siamo improvvisati pizzaioli e devo dire che siamo stati davvero bravi. Per vivere appieno il territorio, i laboratori esperienziali sono perfetti e anche voi potrete provarli, vengono infatti organizzati per gli ospiti.
Dove dormire e mangiare
A Rotonda si respira un grande senso di ospitalità, dai paesani che ti fermano in piazza per fare due parole alla strutture ricettive. Io vi consiglio di alloggiare presso l’albergo diffuso Borgo Ospitale, dove la gentilezza regna sovrana. La struttura ha un nucleo centrale che affaccia sulla piazza e poi ha diverse camere anche nella parte alta del borgo, da dove godere di una vista spettacolare.
Albergo diffuso “Borgo Ospitale”
Se volete rilassarvi, vi consiglio il centro benessere con spa e massaggi. Altro aspetto importantissimo è quello legato al cibo e qui mi sento di consigliarvi “Pollino Divino” , un’enoteca davvero rifornita e curata nei minimi dettagli, il ristorante “La Rimissa” dove gustare prodotti tipici della tradizione lucana e la pizzeria “Zio Franklin” con delle ottime pizze e una proposta di pesce. Prima di lasciare Rotonda però, un pranzo in agriturismo non può mancare, quindi fate una tappa all’ “Agriturismo Campolerose” mentre quando andate a fare la ciaspolata, fermatevi al “Rifugio Fasanelli“.
Se amate le zone autentiche e non invase dal turismo di massa, Rotonda e il Parco Nazionale del Pollino fanno al caso vostro.
Il Parco Nazionale del Pollino custodisce bellezze uniche, oggi andiamo alla scoperta della Cascata del Demonio. Durante l’Educational “Lucania da Vivere” organizzato da “Marmo Melandro Viaggi” in collaborazione con “I Viaggi del Milione” ho avuto la possibilità di scoprire diverse zone e diverse attrazioni limitrofe al borgo di Rotonda ed essendo io un’amante delle cascate, non potevo non innamorarmene.
Cascata del Demonio (o del Paraturo)
Come raggiungere la cascata
L’escursione per raggiungere la Cascata del Demonio è davvero semplice e piacevole. Il sentiero che conduce di fronte al suo salto è il Sentiero Paraturo e parte direttamente dal centro del borgo di Rotonda. Vi consiglio quindi di lasciare l’auto qui e di seguire le indicazione sui cartelli. Dopo una piccola discesa iniziale avrete tutta una parte pianeggiante che costeggia il torrente Paraturo, attraversate poi il ponte e percorrete la piccola salita. In base al periodo in cui farete questo trekking, troverete sul percorso zone più fangose piuttosto che piccoli rami da scavalcare, ma non vi creeranno nessun tipo di problema. L’ultimo tratto invece prevede di scendere una scalinata e in men che non si dica vi ritroverete di fronte alla Cascata del Demonio con il suo salto di circa 15 metri.
Paesaggi lungo il sentiero Paraturo
La cascata
Immersa in una natura rigogliosa e in una gola calcarea, come un piccolo tesoro si svela al camminatore la cascata del Paraturo, conosciuta anche come Cascata del Demonio. Ma da dove viene questo nome? Una leggenda popolare narra la storia di un demonio che scelse proprio queste zone impervie e selvagge come proprio rifugio. Al contrario del nome, si tratta di un’escursione davvero piacevole e molto semplice, di circa 4 km, adatta per una gita domenicale immersa nella natura.
Ruderi di antichi mulini
Se ami le cascate e sei in Basilicata, non perderti quelle di San Fele.
La Basilicata è la meta perfetta per una vacanza non contaminata dal turismo di massa, una vacanza autentica. Questa regione custodisce un’infinità di tesori e mi ha completamente stupito quando ho fatto una ciaspolata nel Parco Nazionale del Pollino: meraviglia pura.
Neve nel Pollino
Parco Nazionale del Pollino
Qualche giorno fa ho avuto il piacere di partecipare ad un Educational Tour organizzato da “Marmo Melandro Viaggi” in collaborazione con ” I Viaggi del Milione” e con il patrocinio dell’APT Basilicata, volto a farci conoscere un territorio ancora incontaminato e a tratti selvaggio, ricco di tradizioni, cultura e natura. Parlando proprio di quest’ultimo argomento, sapete che il Parco Nazionale del Pollino, che si estende tra Basilicata e Calabria è il Parco Nazionale più esteso d’Italia? Il suo patrimonio naturale è ritenuto dagli esperti uno dei più interessanti e unici del Pianeta tanto da essere inserito dall’UNESCO nella rete Mondiale dei Geoparchi e delle Faggete Vetuste.
Gruppo Educational Tour durante la ciaspolata nel Pollino
Fiore all’occhiello di queste zone è il pino loricato che cresce in modo sparso e non in boschi fitti, ad altezze più elevate rispetto al faggio. Immaginatevi la bellezza di poter fare una ciaspolata immersi in un paesaggio del genere, completamente ricoperto da un manto bianco.
Ciaspolata nel Pollino
Abbiamo raggiunto in auto Piano Ruggio a 1530 m slm dove le nostre guide super esperte del parco ci hanno fornito le ciaspole e ci hanno guidato in una passeggiate a dir poco meravigliosa. In fila indiana seguivamo il nostro accompagnatore che faceva da apripista battendo la neve con le sue ciaspole visto che il paesaggio sembrava cristallizzato, c’eravamo solo noi e la natura.
Ciaspolando nel Parco Nazionale del Pollino
Ad un certo punto ci siamo fermati e restando in silenzio per un minuto abbiamo ascoltato solamente i rumori della natura, può sembrare banale ma è stato un momento davvero forte. Volgendo lo sguardo verso la cima potevamo scorgere il profilo dei pini loricati mentre voltandolo a valle si scorgevano i resti di una piccola costruzione e poco dopo un enorme abbeveratoio per gli animali Effettivamente il parco ospita diverse specie, dai lupi alle lepri, dalle volpi alle faine anche se l’immagine di un branco di cavalli selvaggi che pascolavano leggermente più in basso rispetto a noi rimarrà impressa nella mia memoria.
Parco Nazionale del Pollino innevato
Se siete amanti delle attività outdoor vi consiglio di prendere in considerazione il Parco Nazionale del Pollino, ve ne innamorerete. Con qualche km nelle gambe e gli occhi pieni di bellezza abbiamo terminato il nostro giro ad anello e siamo tornati alle auto… giusto in tempo per la pausa pranzo.
Amiche di ciaspolata nel Pollino
Dove mangiare
Seguendo la strada fatta all’andata, dopo cica un paio di km si trova il Rifugio Fasanelli, il luogo perfetto in cui gustare un ottimo pranzo a base di piatti tipici. Dopo la fatica fisica ci siamo meritati la giusta ricompensa, apparsa nei nostri piatti sotto forma di peperone crusco e melanzana rossa… ovviamente le portate erano molte di più, ma ricordatevi queste due pietanze perché non potete assolutamente ripartire da queste zone senza averle prima assaggiate.
Il Parco Nazionale del Pollino è perfetto in ogni stagione, non vi resta che decidere quando visitarlo.
Questo è un antico detto, ma logicamente ha ragione quindi bisogna approfittarne fino all’ultimo, occorre festeggiare e per farlo in modo esagerato dobbiamo recarci ad Urbania per incontrare una vecchina molto famosa.
Urbania è un comune in provincia di Pesaro-Urbino, nell’entroterra marchigiano, divenuto molto famoso negli ultimi anni a causa della sua più illustre cittadina, la Befana.
Urbania è ormai considerata la città della Befana, quella dove la nonnina con la scopa in mano ed il fazzoletto in testa ha la sua dimora e dove il sindaco, secondo tradizione le consegna le chiavi facendone la vera prima cittadina per 3 giorni.
Da quel momento in poi, ogni giorno, la Befana attenderà tutti i visitatori nella sua casa di legno dove regalerà dolcetti e sorprese e soprattutto un’emozione unica.
Lei non è sola, ma ha al suo fianco tutte le aiutanti befane che si mostrano al pubblico dai balconi del centro storico, mentre le befane artigiane mostrano i segreti della filiera della lana, dalla cardatura alla tintura e della stampa su tela, antichi mestieri più attuali che mai.
Tutto il centro storico si trasforma in un grande luogo di festa, ricco di eventi, spettacoli e anche bancarelle dove poter acquistare qualche regalo, magari facendolo recapitare proprio dalla Befana di Urbania che, nella notte del 5 gennaio arriverà direttamente a casa vostra con calze stracolme di dolci per i più buoni, carbone per i più cattivelli e regali per tutti.
I più piccoli sono i maggiori protagonisti con tanti laboratori pronti per essere scoperti.
La Befana di Urbania è una vecchina molto atletica, tanto che è solita scendere dalla torre tra giochi pirotecnici e spettacoli di danza verticale su parete. Ogni giorno inoltre si può assistere alla sfilata della grande calza da record che le befane hanno cucito per tutto l’anno e che per l’occasione diventa tappeto magico per giocolieri, mangiafuoco e artisti di strada..
I bambini potranno incontrare i personaggi più famosi delle loro favole preferite e gli adulti, se stanchi di tutto questa dolcezza, potranno visitare gli angoli più nascosti di Urbania, il suo bellissimo Duomo dedicato a San Cristoforo e la Chiesa dei Morti che conserva al suo interno il cimitero delle Mummie, noto per il curioso fenomeno della mummificazione naturale, dovuta ad una particolare muffa che ha essiccato i cadaveri succhiandone gli umori.
Per concludere questo periodo di feste non potreste scegliere manifestazione migliore!! La Befana vi aspetta ad Urbania nei giorni 4,5 e 6 Gennaio, l’ingresso per gli adulti ha un costo di 8 euro mentre i bambini fino a 10 anni non pagano.
Il centro storico di Arezzo ospita alcuni dei mercatini di Natale più belli d’Italia. Se nel mese di dicembre vi trovate in Toscana, vi suggerisco di farci una sosta. La magia del Natale scende su tutta la città.
I mercatini di Natale in Piazza Grande
Ok, siamo ad Arezzo, ma dove trovare i mercatini? Una volta raggiunto il centro storico, potrete tranquillamente spostarvi a piedi per raggiungere le diverse zone dei mercatini. In Piazza Grande sono state allestite tante casette in legno dalle quali si capta un ottimo odore di cibo, ma oltre al mangiare troverete anche oggettistica e vestiario. Lo scenario è molto suggestivo anche di giorno, ma di notte regala il suo meglio.
Gioco di luci in Piazza Grande ad Arezzo
La zona è stata ribattezzata Villaggio Tirolese e a mio avviso il nome rende proprio l’idea. Dopo aver assaporato l’aria natalizia fra le casette, vi consiglio di recarvi alla Casa di Babbo Natale. Il biglietto d’ingresso ha un costo di 5 euro per gli adulti e 3 euro per i più piccini, ma se siete con bambini non potete non andarci. Varcata la tenda rossa, vi si aprirà un mondo.
Interno della Casa di Babbo Natale
Un immenso Babbo Natale di lucine vi darà il benvenuto, mentre i suoi aiutanti elfi truccheranno i più piccini; nella sala adiacente invece si scrive la lettera a Santa Claus e si recuperano la busta perfetta per poi imbucarla….ed eccoci arrivati al momento tanto atteso, l’incontro con Babbo Natale! Foto di rito e spedizione della letterina.
Parco il Prato
Un’altra zona adibita ai mercatini di Natale è quella del Parco il Prato. In questa area verde sono state posizionate altre casette in legno, al centro del parco invece svetta la torre di 40 metri che porta i più temerari ad ammirare il tutto dall’alto.
Mercatini di Natale al parco il Prato
Poco distante si trova la pista di pattinaggio sul ghiaccio, lo scivolone per i bambini, il planetario, il Christmas Store, il Lego Village e per finire si arriva all’albero parlante, quasi davanti all’ingresso della Fortezza Medicea. Diciamo che in questa zona mentre i bimbi si divertono a giocare, gli adulti possono rinfocillarsi con vin brulè, cioccolata calda e una grande quantità di donats. Il parco è di fronte alla Cattedrale, quindi una visita è d’obbligo.
Piazza del Comune
Usciti dal duomo, o addirittura fermandosi anche sulle sue scale, quando cala la sera si possono ammirare le proiezioni che vengono effettuate nella Piazza del Comune e sulla torre.
Piazza del Comune di Arezzo
Sarò ripetitiva ma di notte il tutto assume un altro aspetto, sembra quasi di trovarsi in un altro luogo. Quindi dovete assolutamente ritornare in Piazza Grande per ammirare lo spettacolo di luci e proiezioni sui palazzi storici. Avevo sentito parlare molto bene dei mercatini di Natale di Arezzo, ma non mi aspettavo tanta bellezza.
Gioco di luci in Piazza Grande
Se vi ho incuriosito avete tempo dal 15 novembre al 6 gennaio per immergervi nell’atmosfera natalizia di Arezzo.
Se siete in cerca di altri mercatini natalizi, date un’occhiata qui.
Il Natale è nell’aria, non possiamo più negarlo.
Quindi è arrivato il momento di organizzare le molteplici gite alla scoperta dei mercatini natalizi più suggestivi.
Oggi vi porto a Mombaroccio, in provincia di Pesaro-Urbino, dove nei fine settimana dal 29 novembre al 14 dicembre prenderà vita “Natale a Mombaroccio“, l’evento natalizio che prevede presepi, sapori, tantissime bancarelle di artigiani che vendono i propri manufatti, aree dedicate ai più piccini come la casa di Babbo Natale, il Paesaggio Invernale e la Casa delle Lanterne e tanti spettacoli, il tutto all’interno del meraviglioso borgo medievale.
Saranno 32 le casette in legno poste lungo la via principale e la piazza a rendere ancora più magica l’atmosfera.
L’evento tanto atteso è senza ombra di dubbio la grande nevicata in piazza e per le vie principali che si verifica per ben tre volte al giorno verso l’ora del tramonto.
Ci sono stata lo scorso anno e ripeterò di sicuro l’esperienza perché è una manifestazione davvero carina, vi consiglio di farci un salto.
Il biglietto d’ingresso ì di 5 euro per gli adulti e gratuito per i bambini fino ai 12 anni di età.
Se amate i mercatini, non perdetevi quelli di Candelara.
Al prossimo mercatino,
viaggiatrice seriale.
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