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Cosa vedere a La Maddalena e a Caprera

La Maddalena è uno dei fiori all’occhiello della Sardegna; si tratta di un arcipelago formato dalle isole di Maddalena, Budelli (famosa per la sabbia rosa, oggi chiusa al pubblico), Spargi, Razzoli, Santa Maria, Santo Stefano e Caprera (che ospita la casa di Giuseppe Garibaldi).

Il mio tour in Gallura è iniziato proprio nel migliore dei modi, con un giro in gommone alla scoperta di queste meraviglie.

mare la Maddalena

Il meraviglioso mare de la Maddalena

Inutile dire che l’acqua de La Maddalena è meravigliosa, non vi nego che anche se eravamo in bassa stagione la tentazione di tuffarsi è stata davvero grande!
Oltre alle bellezze paesaggistiche però, abbiamo scoperto delle informazioni davvero interessanti, come ad esempio cosa sono i tafoni. Voi lo sapete? Si tratta di cavità che si creano dal basso verso l’alto della roccia, utilizzate molto probabilmente anche come rifugi.
tafoni

Tafoni

Altra caratteristica della zona sono le formazioni rocciose che corrose dal vento assumono le forme più svariate…si passa dalla strega all’orso e ormai tutte sono state rinominate.
Tutto questo perchè si tratta di una zona granitica,sono presenti infatti diverse cave dove hanno trovato lavoro tantissimi scalpellini.
La Maddalena è collegata all’isola di Caprera da un ponte, quindi una volta lì, vi consiglio di visitarle entrambe.
Sapete che proprio in questa parte del globo l’Eroe dei Due Mondi decise di trascorre gli ultimi anni di vita?
Già dalla barca si distingue benissimo la grande Casa Bianca, ovvero la dimora di Giuseppe Garibaldi, in cui non si limitò solo a condurre una vita tranquilla ma nella quale ospitò e incontrò diversi personaggi famosi.
Oggi è divenuta una Casa-Museo, poco distante dalla quale sorge invece il Memoriale Giuseppe Garibaldi.
Personalmente ho apprezzato tanto questo museo,allestito con cura alterna proiezioni multimediali ad esposizioni che aiutano il visitatore a ripercorrere le gesta di Garibaldi.

Memoriale Giuseppe Garibaldi

Memoriale Giuseppe Garibaldi

Altra chicca dell’isola di Caprera è  il Borgo di Stagnali – uno dei pochi centri abitati, se non l’unico – che vanta una piccola chiesetta in cui molte persone da fuori vanno a sposarsi.
Dopo la tappa storica arriva anche quella sportiva; a Caprera infatti  ha sede la più antica scuola di vela d’Italia, il Centro Velico di Caprera che organizza corsi di diversi giorni per approcciarsi a questo bellissimo sport a contatto con il mare.
Direi che iniziare in queste acque è già qualcosa di magnifico, che dite?
Centro velico di Caprera

Centro velico di Caprera

Il nostro giro in auto è proseguito poi alla scoperta della natura più selvaggia. Abbiamo infatti fatto una tappa in un bosco davvero rigoglioso per poi passare ad un punto panoramico da cui si gode di una vista eccezionale e allo stesso tempo si è circondati da una distesa infinita di fiori fucsia (chiamati anche fiori di Garibaldi).

Punto panoramico

Punto panoramico

Tornando nel centro de  La Maddalena abbiamo passeggiato tra le viuzze ammirando i particolari balconi in ferro battuto e facendo anche un saluto alla statua di Garibaldi…..ogni cosa parla di lui.
Statua di Giuseppe Garibaldi

Statua di Giuseppe Garibaldi

Dopo tutte queste interessanti scoperte siamo di nuovo saliti a bordo del traghetto che in meno di mezz’ora ci ha ricondotto a Palau.
I collegamenti con la Sardegna infatti sono continui.
Essendoci stata fuori stagione ho potuto apprezzare l’isola nel momento di calma, senza l’afflusso estremo di turisti e l’ho davvero apprezzata, quindi vi consiglio di farci un pensierino anche per la stagione primaverile e autunnale, ottime soprattutto per gli appassionati di trekking e camminate.
Ovviamente con il caldo le attività sono differenti, da non perdere un giro delle isole in gommone o in barca…. se non avete la vostra affidatevi a Mjtours, il Capitano Marco vi accompagnerà con la “Città di Chiavari” alla scoperta degli angoli più belli dell’arcipelago de La Maddalena.
Ora è arrivato il momento di spostarsi in Sardegna e scoprire la parte dell’entroterra…..il viaggio continua, Gallura stiamo arrivando.
Alle prossime avventure,
Viaggiatrice Seriale.
In collaborazione con Associazione Turismo Gallura 
africa

Seychelles: cosa fare a La Digue

Ogni singola isola delle Seychelles è meravigliosa, basta sentir nominare questo arcipelago per iniziare a sognare ad occhi aperti.
La Digue però a mio avviso è davvero speciale, impossibile non innamorarsene.
Innanzitutto appena si attracca con l’aliscafo si vede un’acqua davvero limpida, cosa insolita per un porto…viene quasi voglia di tuffarsi.
In questa piccola isola si gira solamente in bicicletta, quindi noleggiarne una è una delle prime cose da fare per poter andare alla scoperta delle sue meraviglie.

Le bici di La Digue

Noi una volta sbarcati, ci siamo diretti a piedi al nostro alloggio (eravamo nel quartiere del porto) e già strada facendo si poteva notare questo clima di relax e di spensieratezza che si respira quì.
Come accennato in precedenza, il nostro alloggio era provvisto di cucina e di una veranda esterna con divanetto, in cui poter rilassarsi o addirittura fare colazione.
Sbrigate le pratiche di check-in abbiamo noleggiato le bici direttamente dalla nostra padrona di casa ( i costi sono indicativamente più o meno simili ovunque), e siamo partiti alla volta di Anse Source D’Argent.
Questa è una delle spiagge più belle in assoluto di tutte le Seychelles e si trova in un’area protetta, infatti per accedere dovrete pagare un biglietto. Immaginatevi di girare in bicicletta in una piccola isola dove tutti si spostano allo stesso modo, superare l’ingresso e dover pedalare ancora per un pò tra piantagioni di vaniglia, natura rigogliosissima e di raggiungere un grossissimo masso di granito che si intravvedeva già da molto lontano, per scoprire che intorno ad esso ci vivono delle immense tartarughe di terra.

Tartarughe di La Digue

Già così è piacevole, ma il bello deve ancora arrivare.Vi accorgerete di essere giunti all’ingresso della spiaggia perchè vi troverete davanti agli occhi una distesa di biciclette parcheggiate di diversi colori, lasciate il vostro mezzo e incamminatevi lungo il sentiero…dopo poco rimarrete letteralmente a bocca aperta.

Anse Source D’Argent

Massi di granito chiaro ovunque, in acqua, in spiaggia e anche immersi nel verde poco oltre la spiaggia, acqua talmente cristallina da riuscire a vedere già da fuori i grandi pescioni che si avvicinano a riva e non curanti degli uomini nuotano beati avvicinandosi senza problemi.

Pescioloni ad Anse Source D’Argent

Giusto il tempo di mettere la maschera ed eravamo in acqua; essendoci la barriera per un bel pezzetto è bassa, ma si vedono un sacco di pesci colorati.
Dopo circa una mezz’oretta sono riuscita a calmarmi, mi è scesa un po’ l’adrenalina e mi sono messa a contemplare quel paradiso terrestre e a scattare fotografie come se non ci fosse un domani.

Anse Source d’Argent

Abbiamo fatto una bella passeggiata per scoprire che a metà spiaggia circa, si trovano diversi baretti che vendono frutta fresca o preparano cocktail sempre di frutta, da poter gustare su tavolini creati con assi di legno, ciocchi di legno sempre rivolti verso il mare o comode amache.
Se non è questo il paradiso si avvicina di sicuro!!!
Per pranzo abbiamo raggiunto un piccolo ristorante sempre all’interno della riserva, ma volendo potete anche uscire e ritornare in seguito mostrando il biglietto del mattino. Dopo aver gustato dell’ottimo pesce, siamo tornati a Source d’Argent e questa volta ci siamo spinti parecchio più avanti, qui c’era meno confusione e il paesaggio era davvero magnifico.Oltre alla miriade di pesci (i miei preferiti sono i pesci pagliaccio), sono riuscita a vedere anche due tartarughe!!!
Il giorno successivo siamo andati alla scoperta di un’latra spiaggia: Grande Anse.
La strada per arrivarci è più impegnativa, si trova ad un’estremità dell’isola e bisogna pedalare un po’ sia in discesa che in salita, ma la sua bellezza ripaga senza ombra di dubbio tutta la fatica.
Grande Anse, come dice il nome, è una spiaggia molto grande con il mare leggermente mosso, sempre circondata dal verde delle natura.

Grande Anse

Da questo tratto di spiaggia, è poi possibile raggiungere a piedi percorrendo un sentiero  che attraversa la fitta vegetazione, Petite Anse.Molto simile alla precedente, con il mare leggermente più calmo. Camminando ulteriormente poi, si raggiunge Anse Cocos.
Sull’isola la vita si svolge maggiormente di giorno, quindi non aspettatevi movida la sera, ma soprattutto vi consiglio di muovervi per tempo per cena o di acquistare il necessario per cenare nel vostro appartamento,altrimenti rischiate di restare a digiuno.
La formula del take-away è davvero diffusa e io vi consiglio senza ombra di dubbio il Gala: qui i prezzi sono bassi, la scelta è davvero vastissima e soprattutto i piatti sono molto buoni.Potete tranquillamente consumare il pasto nei tavolini all’aperto.
Vi consiglio assolutamente di fare almeno un’escursione in mare, noi abbiamo optato per quella di mezza giornata e a bordo di una barchetta da 15 persone circa, abbiamo raggiunto Felicitè Island e Coco Island, difficili da descrivere a parole , forse le foto semplificano il tutto.
Sono isolotti che sembrano finti da quanto sono belli, l’acqua assume tutte le sfumature possibili dal trasparente al blu scuro ed è popolata da un’infinità di pesci.

Isolotti raggiunti durante l’escursione in barca

Si viene come rapiti da quel mondo sottomarino, che il tempo a disposizione vola in un baleno e soprattutto l’acqua non è affatto fredda, ma è davvero piacevole (almeno a febbraio, poi dipende dai periodi).

Pesci che si scorgono dalla barca

Ci sono tantissime altre spiagge da esplorare, noi ci siamo spinti in bici fino alla punta più a sud,fino a dove non finisce le strada, alcune più selvagge,alcune con acqua bassa adatte alle famiglie, insomma di tutti i generi ma quelle che vi ho citato sono imperdibili.

Quest’isola mi ha davvero colpito, è impossibile andare alle Seychelles e non vedere la meravigliosa La Digue (io però non starei sempre e solo in quest’isola, è troppo piccina per i miei gusti 😉 ).
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

italia, puglia

Pranzare su un trabucco in Puglia

Sono sempre rimasta letteralmente a bocca aperta davanti ai trabucchi e ho sempre desiderato varcarne la soglia personalmente.

Sono strutture antiche, per la precisione macchine da pesca costruite su palafitte.
Grazie ad essi infatti, i trabuccolanti potevano pescare in acque abbastanza profonde senza la necessità di avere un’imbarcazione, anche con condizioni atmosferiche avverse.

Il metodo è abbastanza semplice, viene calata un’enorme rete da pesca attraverso un apposito marchingegno che verrà in seguito fatta riemergere portando al suo interno il prezioso bottino.
Sono presenti sulla costa adriatica, maggiormente in Abruzzo ma anche in Puglia e in Molise…esiste addirittura la Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti,dove la concentrazione è davvero elevata.
Oggigiorno moltissimi sono stati trasformati in ristoranti dove vale assolutamente la pena consumare un pasto.

L’atmosfera che si respira è davvero suggestiva,addirittura magica.
Io ho avuto la fortuna di fermarmi per pranzo in un bellissimo trabucco sul Gargano e finalmente ho realizzato un piccolo sogno.

La giornata primaverile era perfetta per esplorare la costruzione prima di godere dell’ottimo pranzo.
Di fianco alla zona con i tavolini infatti vi era una piccola porta che conduceva alla reale area di pesca,una vera terrazza sul mare “arricchita” da reti, canne, corde e secchi.

Dopo aver curiosato un pò, è giunta l’ora di un aperitivo seguito da un bel pranzetto a base di pesce sospesi sul mare.

Se capitate in zona non fatevi sfuggire l’occasione!
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

europa, europa

La Grecia che amo: Paxos

Dimmi Grecia e io sarò felice!
E si, è  proprio così! Questa nazione e soprattutto le sue meravigliose isolette mi riempiono il cuore.
Ogni volta che ci sono stata non ne sono mai rimasta delusa.
Questa volta non mi sono documentata affatto, ho semplicemente accettato con entusiasmo la proposta che mi è stata fatta di andare a Paxos!
Il volo più comodo per raggiungere quest’isola è quello su Corfù da dove poi si prende l’aliscafo (o il traghetto) che in un’oretta circa vi porterà a destinazione.
Il nostro viaggio è iniziato parecchio prima, infatti siamo partiti dall’aeroporto di Treviso.
Bene, al porto di Paxos c’era ad attenderci il proprietario del B&B che avevamo precedentemente prenotato su booking, ci ha prima accompagnati a noleggiare uno scooter e poi ci ha mostrato la strada per raggiungere l’alloggio.
Appartamento molto carino, spazioso e con cucina…..ma il pezzo forte era il terrazzino che dava proprio sul mare!
Che panorama mozzafiato ragazzi!

Vista dal nostro terrazzo

Partiti in motorino abbiamo raggiunto la piazzetta, abbiamo fatto un primo giro esplorativo e poi abbiamo preso la barca per raggiungere Antipaxos.
Antipaxos è un’isola più piccola, raggiungibile in 15 minuti circa, abitata da poche persone e frequentata durante le ore diurne dai turisti e dei proprietari delle taverne.
Acqua strepitosa, grazie anche alla presenza di sassi che fanno risaltare il fondale.

Spiaggia di Antipaxos

Abbiamo noleggiato ombrellone e due lettini per un prezzo più che passabile e abbiamo trascorso le successive ore godendoci quel mare da favola.
La barchetta per il rientro passa o alle 14.30 o alle 17:30….è indifferente quella che prendete: il costo del biglietto andata e ritorno è di 12:00 €.
Noi pernottavamo a Gaios, capitale e porto dell’isola di Paxos, così una volta rientrati dal mare siamo andati alla scoperta dei pittoreschi vicoli della cittadina, ammirando le abitazioni dall’architettura tradizionale e dai colori che variano dall’ocra al rosa.

Ho amato particolarmente il lungomare con tutti i suoi localini che offrono una vista meravigliosa sulle bellissime barche ormeggiate.
L’isola non è piccola (29 kmq) e quindi non offre solo mare.
Sempre a bordo del nostro scooter ci siamo avventurati nella parte sud di Paxos ammirando lungo la strada ulivi e cipressi a perdita d’occhio!
Il nostro obiettivo era quello di raggiungere via terra il famoso arco di Tripitos  che si può ammirare benissimo con un giro in barca, ma non siamo proprio riusciti nel nostro intento: l’abbiamo intravisto ma non siamo riusciti a raggiungere un buon punto panoramico da dove osservarlo pur seguendo le indicazioni ( con annessa avventura in mezzo ad un gruppo di oche 🙂 ).

Scorcio dell’arco di Tripitos

Per consolarci dal nostro piccolo fallimento siamo andati a fare un aperitivo super.
Il locale si chiama Eremitis  e la vista da lì è davvero impagabile.
Sorseggiare un drink (vi consiglio solo un aperitivo perchè non è un locale molto economico) ammirando il sole che scende fra le pareti di roccia bianca,illuminandole di arancione è un vero spettacolo della natura.

Tramonto da Eremitis

Cena tipica in un ristorantino sul mare,gustando il loro antipasto tipico: un mix di frittura partendo dalle verdure fino ad arrivare ai formaggi.
Secondo giorno sempre trasferimento ad Antipaxos, ma questa volta nell’altra bellissima spiaggia con pranzo annesso in una taverna deliziosa: ho mangiato dell’ottimo polipo che fino a pochi minuti prima di essere sul mio piatto stava appeso ad un filo per essiccarsi al sole.

Il mio pranzo ad Antipaxos

Scene tipicamente greche! 🙂
Di ritorno dal mare, siamo andati alla scoperta di un’altra parte dell’isola; questa volta ci siamo diretti verso nord fino a raggiungere Lakka.
Sembra quasi di trovarsi davanti ad un lago, la baia  sulla quale è nato questo paesino infatti è chiusa.
Le acque limpidissime ospitano le più differenti imbarcazioni, creando come la sensazione di farle volare a pelo dell’acqua tanto è limpida.

Veduta della baia di Lakka

Abbiamo scelto una spiaggia raggiungibile solo con un piccolo sentiero a piedi e ci siamo gustati questo mare meraviglioso.
Prima di lasciare Lakka definitivamente abbiamo fatto un giretto sul piccolo porticciolo e ci siamo accorti di una miriade di localini proprio sull’acqua: se avete voglia di staccare la spina e cercate calma e serenità,questo è il posto per voi.
Sono da sempre una sostenitrice delle bellezze scoperte per caso, e anche a Paxos è stato così.
A bordo del nostro scooter, dalla parte più a nord dell’isola abbiamo deciso di raggiungere Loggos, un paesino a metà strada prima di ritornare a Gaios e durante la strada, percorrendo la strada panoramica abbiamo incontrato delle calette strepitose,l’acqua era di un azzurro/verde quasi inspiegabile.
La voglia di fare un tuffo era troppa,così siamo scesi alla spiaggia di Marmàri: ragazzi non potete capire che meraviglia.

Spiaggia di Marmàri

Questa volta il fondale non era sabbioso, ma c’erano dei sassi di media grandezza grazie ai quali l’acqua assumeva delle tonalità che definire cristalline non renderebbe l’idea.
Una buona mezzoretta a sguazzare in questa baia dove regna la pace, non c’è nessuna costruzione e gli unici rumori sono le voci delle persone e il rumore dell’acqua che si infrange sotto ad un tuffo.
Segnatevi questo nome, perchè ne vale davvero la pena.

Essendo l’ultimo giorno ci siamo fermati in un baretto che dava proprio sull’entrata del canale gustandoci un aperitivo mentre guardavamo le barche fare il loro arrivo lentamente fino a prendere posizione e gettare l’ancora.
Cena in una taverna in centro,rigorosamente a base di pita questa volta e ultimo giretto notturno fra i carinissimi vicoli pieni di negozi.
L’isola è piccola,ma offre tante possibilità quindi da me è stata promossa a pieni voti e ve la consiglio senza ombra di dubbio.
La nostra mini vacanzina è volata come sempre, ma siamo tornati a casa con dei ricordi bellissimi.
La Grecia mi riempie sempre il cuore.
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

italia, marche

11 donne e una barca a vela: una figata pazzesca!

Il titolo mi sembra già abbastanza chiaro, vero?!
Quando ci vuole ci vuole, perchè in effetti è stata una figata pazzesca!
Il pretesto è stato un addio al nubilato, ma il risultato è stato nettamente superiore alle mie aspettative.
Abbiamo deciso di fare un’escursione in barca a vela, ma solamente una volta salite a bordo abbiamo capito che non si sarebbe trattato di un weekend di puro relax, ma anche di duro lavoro.
Eravamo 11 donne più un solo skipper e per forza di cose abbiamo dovuto aiutarlo.
Tutte nettamente ignoranti in materia ci siamo date da fare (chi più, chi meno 🙂 ) e in due giorni abbiamo imparato un sacco di cose e termini nuovi: cazzare la randa, poggiare,orzare, veleggiare, fiocco, genoa e tanto altro.
E’ stato inaspettato ma davvero interessante.
La barca a vela è sinonimo di libertà e di adrenalina.

Che equipaggio!!!

Beh, adesso non voglio spaventarvi perchè ad essere sinceri non sono mancati nemmeno i momenti di relax e di ozio totale, tintarella e aperitivi con musica in sottofondo.
Siamo partite il sabato mattina dal porto di Ancona, direzione sud.
Ci siamo fermate al largo della meravigliosa spiaggia delle Due Sorelle, così da poterla ammirare da un’altra angolazione.
Proseguendo la navigazione ci siamo fermate a Portonovo per un bellissimo bagno e in tante altre calette.
Beh, logicamente i tuffi non sono mancati!!!
La barca davvero bella, un 15 metri con 2 bagni e 4 cabine ci ha ospitato alla grande, così all’ora di pranzo abbiamo gustato un primo con un sughetto di pesce squisito, tutte rigorosamente incastrate nel tavolinetto allo scoperto.
Ancora bagni e ancora tuffi fino ad arrivare  per il  tramonto a Civitanova Marche.
Qui siamo scese a terra, abbiamo festeggiato  a dovere la futura sposa e poco prima dell’alba siamo risalite a bordo, giusto in tempo per ripartire e goderci uno spettacolo unico: l’alba in mezzo al mare.
Ragazzi che bellezza, è difficile esprimere a parole un tale spettacolo della natura.

Alba in mezzo al mare

Arrivato il giorno ci siamo concesse qualche ora di sonno (chi sotto coperta e chi all’aria aperta) mentre il nostro capitano aveva già iniziato il viaggio di ritorno.
Veleggiare è davvero bello, rendersi conto di spostarsi sul pelo dell’acqua senza sentire nessun rumore è davvero rilassante…molto meglio che andare a motore; logicamente per poterlo fare abbiamo dovuto contribuire con una serie di manovre (ormai eravamo diventate esperte).

Donna di mare! 🙂

Il sole picchiava,così abbiamo preso il largo e il pranzo della domenica è avvenuto in mare aperto.
La Riviera del Conero è meravigliosa, ha delle spiagge bellissime e un’acqua cristallina così la scelta per i bagni è praticamente indifferente.
Ci siamo avvicinati alla Spiaggia dei Sassi Neri,a Numana e a Sirolo e in men che non si dica è finito anche il secondo giorno di navigazione.
Per me è stata un’esperienza super, anche se ho realizzato che la vita in barca non fa per me (bastano 2 o 3 giorni e non di più).
Ci siamo divertite un  sacco e abbiamo fatto bagni in un luogo meraviglioso e non per ultimo abbiamo festeggiato a dovere la futura sposina!
Il Conero offre dei luoghi indescrivibili,arrivare in spiaggia dopo una lunga camminata è davvero soddisfacente, ma ammirare tutto il contesto dal mare è ancora meglio.
Il mio consiglio quindi è di farsi almeno un’escursione in barca…..non necessariamente con una barca a vela di 15 metri! 🙂
Alla prossima avventura,
Viaggiatrice seriale.

italia, puglia

Un giorno ad Otranto:la punta d’oriente d’Italia

Il mio viaggio in Salento continua e dopo avervi fatto scoprire Lecce oggi andiamo ad Otranto.
Ci troviamo sempre nella costa adriatica, dove il territorio è ricco di scogliere che si gettano a picco sul mare, creando delle grotte e degli anfratti meravigliosi.
Come ben sapete non amo troppo ritornare in un luogo già visto, ma devo dire che questa volta ho affrontato piacevolmente la seconda visita in quanto la prima volta che ci ero stata era pieno agosto e se devo essere sincera ho visto poco e niente! 🙁
La cosa che amo maggiormente di questa città del salento è l’ampio “terrazzone” bianco che si affaccia su un mare divino,concedendo al visitatore l’opportunità di apprezzare appieno la bellezza che lo circonda.
Lo spazio è davvero ampio e potrete incontrare bambini che scorrazzano in bici o si rincorrono a piedi, coppiette che fanno una passeggiata romantica e anziani che si danno appuntamento per fare due chiacchiere o -perchè no- una partitina a carte.

Lasciando alle spalle il lungomare, potrete addentrarvi all’interno della cinta muraria che un tempo difendeva l’intero popolo dagli attacchi nemici, che con i suoi bastioni e torrioni cilindrici racchiude gran parte del centro città.
A questo punto ammetto di aver abbandonato per qualche minuto l’importanza storica e architettonica della città e di aver  concentrato tutta la mia attenzione sui numerosi negozietti presenti nelle viuzze del paese, che espongono lavori artigianali davvero raffinati.

Le case sono principalmente bianche e la molteplicità di colori sgargianti di questi articoli crea un accostamento davvero delizioso.
Ritornando alla nostra visita, a questo punto mi sono recata alla punta di diamante di Otranto, ovvero la sua Cattedrale.

L’edificio infatti rappresenta una delle maggiori espressioni dello stile romanico pugliese, vi assicuro che non potrete non essere attratti dal grandissimo rosone presente sopra l’entrata principale.
La vera meraviglia però è custodita all’interno: un mosaico che pavimenta gran parte della struttura.
Tra le varie rappresentazioni vi è anche un grande albero della vita e sembra che l’opera sia stata terminata dal monaco Pantaleone.

Gli idruntini, ovvero abitanti di Otranto hanno anche un Castello all’interno della città, voluto dagli Aragonesi che oggi ospita mostre ed eventi culturali.
Se posso darvi un consiglio, non perdetevi una visuale dell’intero porto,magari dal bastione dei Pelasgi, vi assicuro che non ne rimarrete delusi; pensate che in passato rappresentava uno dei maggiori snodi commerciali.
Prima di continuare il vostro viaggio, subito fuori Otranto andate ad ammirare la  cava di bauxite, una vera meraviglia della natura.
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

puglia

La leggenda delle due sorelle:i faraglioni di Sant’Andrea

Ho lasciato un pezzettino del mio cuore in Salento, è questo il punto.
In questa zona della Puglia si trovano delle bellezze da togliere il fiato, prima fra tutte l’acqua cristallina.
Ci sono dei punti di costa in cui la pietra calcarea bianca, stratificata, sotto l’azione di erosione del mare ha creato particolari unici:archi naturali, grotte e insenature meravigliosi.
A Sant’Andrea, poco distante da Torre dell’Orso, il mare ha creato qualcosa di ancora più emozionante:i faraglioni, che come giganti di pietra controllano il territorio circostante.

Queste “colonne” in mezzo al mare molto spesso ospitano anche i bassi arbusti della macchia mediterranea e fungono da punto di approdo per i gabbiani.
La leggenda narra che due donne, ammaliate dalla bellezza di questo tratto di mare si tuffarono in acqua e gli dei ne ebbero compassione, così decisero di trasformarle in due scogli, in modo tale che potessero ammirare per l’eternità quelle meravigliose acque.
Questi due scogli  sarebbero i faraglioni, chiamati anche “le due sorelle“.
Se siete in zona dovete assolutamente passarci, la vista è spettacolare.
Alla prossima leggenda,
Viaggiatrice seriale.

italia

Lu sole, lu mare, lu ientu…. un pizzico di Salento

Meraviglia alla stato puro!
Voglio iniziare con questa parola il mio nuovo post, perchè sinceramente non c’è altro da dire e soprattutto perchè dovete saperlo fin dall’inizio.
Il Salento è una terra magnifica, ospitale e veramente ricca di bellezze.
Abbiamo avuto solamente un weekend a disposizione, ma abbiamo cercato di sfruttarlo al meglio.
Dopo essere atterrati su Brindisi un giovedì sera, abbiamo recuperato la macchina  a noleggio che avevamo già fermato da tempo online e ci siamo diretti sulla costa Ionica, precisamente a Torre Lapillo.

Essendo notte non abbiamo assolutamente focalizzato quello che ci stava attorno, solo strade deserte e buie.
Al mattino con le prime luci sono venute allo scoperto tutte le bellezze.
Abbiamo iniziato la giornata con un’abbondante colazione al B&B a Casa di Margherita, dove abbiamo trascorso due notti e con la pancia piena ci siamo diretti subito al mare.
La prima tappa della giornata è stata la spiaggia di Punta Prosciutto sempre sul litorale ionico, dove pur essendo settembre inoltrato abbiamo trovato dei colori bellissimi e siamo riusciti tranquillamente a far il bagno.
Dopo una pausa pranzo in un lido lì vicino,veramente carino, il cielo si è riempito di nubi e senza sole era freschino rimanere in spiaggia, così abbiamo preso la palla al balzo e ci siamo diretti a Gallipoli.
Una vera chicca, carinissima e tanto affollata perchè quella sera si teneva la festa dei Santi Medici, con le viuzze tutte addobbate e la banda del paese pronta a suonare.
Abbiamo gustato un ottimo aperitivo in un locale sul mare dal quale abbiamo ammirato il sole calare sull’acqua coperto dalle nubi.

Il giorno successivo per fortuna il tempo si è rimesso,così abbiamo potuto ammirare al meglio la bellezza della baia di Torre Lapillo.
Acqua cristallina, spiaggia semi-deserta e sole: gli ingredienti per trascorrere una meravigliosa mezza giornata di fine settembre…da non crederci.
Verso l’ora di pranzo ci siamo diretti a Lecce dove abbiamo pranzato con la tipica puccia.
Lecce è veramente la culla del barocco, girando per le stradine della città si possono ammirare un’infinità di edifici uno più bello dell’altro, per non parlare poi delle chiese.
A mio avviso meritano una nota particolare la piazza del Duomo,davvero suggestiva e l’anfiteatro romano in piazza Sant’Oronzo.

Dopo aver fatto una bella scorpacciata di barocco abbiamo percorso qualche altro km e siamo arrivati ad Otranto, non prima però di aver fatto una tappa alla cava di bauxite, proprio appena fuori la città.
Davanti ai vostri occhi si aprirà uno scenario quasi marziale:terra rossa e acqua verde acceso, una meraviglia della natura.

Per Otranto non posso che spendere parole positive, il suo lungomare completamente bianco ha catturato la mia attenzione, anche se il punto forte della città è l’enorme mosaico custodito all’interno della Cattedrale.
Km dopo km abbiamo raggiunto la costa adriatica, proprio perchè la sera abbiamo pernottato a Torre dell’Orso,dove abbiamo anche gustato un’ottima cena a base di pesce.
La domenica è iniziata con un bel sole, così abbiamo trascorso la mattinata fra la la spiaggia di Baia dei Turchi e la baia di Torre dell’Orso.
Dopo un “bagno di sole” abbiamo preso l’auto e ci siamo diretti ai faraglioni di S. Andrea,

un vero capolavoro della natura, ma le meraviglie non sono finite lì, infatti poco dopo abbiamo raggiunto la Grotta della Poesia e devo dire che è stato amore a prima vista.

Con queste bellezze ancora negli occhi e soprattutto nel cuore ci siamo rimessi in marcia verso Brindisi, da dove poi nel tardo pomeriggio siamo ripartiti verso casa.
Il Salento è tutto questo ma anche moltissimo altro, questo è un piccolo itinerario che potreste fare in meno di tre giorni.
Viva il sole, il mare ed il vento……Salento nel cuore.
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

europa

Cosa fare a Minorca in un fine settimana

Obiettivo raggiunto!!
Ho realizzato uno dei miei traveldream2015…..destinazione Minorca!!!
Era davvero tanto che volevo visitarla e finalmente un mese fa ci sono riuscita!!!
Le isole più piccole sono i luoghi migliori per trascorrere le proprie vacanze…. soprattutto se si riesce a non viaggiare in alta stagione.
Inizio luglio diciamo che è il periodo al limite, ancora le spiagge non sono completamente invase dai turisti, ma gli arrivi aumentano ogni  giorno di più.
Minorca è la sorellina minore di Maiorca, ma è più grande di Ibiza.
Le Baleari sono davvero belle e suggestive, ma quest’isola mi ha letteralmente conquistato.
Vedevo in continuazione fotografie con un’acqua talmente limpida che sembrava non potesse essere reale e invece era proprio così.
Sono partita da Roma insieme alla mia amica e una volta atterrate abbiamo ritirato l’auto a noleggio che avevamo prenotato da casa e ci siamo dirette al nostro alloggio.
Dopo un po’ di “studio” abbiamo deciso di pernottare a Ciutadella, la vecchia capitale che si trova nella parte settentrionale dell’isola e la nostra scelta si è rivelata poi la migliore.
La cittadina è davvero carina e la sera raggiungevamo a piedi il centro ricco di ristoranti e locali;una sera abbiamo raggiunto anche l’estremità opposta dell’isola solamente per cena, in quanto le distanze sono davvero brevi e dopo 40 km circa abbiamo raggiunto Binibequer.
Inutile dire che il motivo della mia visita è stato il meraviglioso mare, ma Minorca offre anche tanto altro.

E’ un’isola selvaggia, molte spiagge si raggiungono infatti dopo camminate all’interno delle pinete, è la meta perfetta anche per i ciclisti grazie al numero elevato di piste sterrate perfette da percorrere in mountain bike e molti turisti amano spostarsi in kayak.
Diciamo che le attività possibili sono veramente tante.
La storia dell’isola ha visto cambiare diversi soggetti, si parte dagli arabi che hanno poi lasciato il posto agli inglesi ed ai francesi.
Girare in macchina – magari per raggiungere una spiaggia – è già uno spettacolo….vedrete i muretti a secco che delimitano le proprietà, il bianco abbagliante delle fattorie, le mucche e i cavalli che cercano di ripararsi sotto uno spicchietto d’ombra,la diversità della fauna e la natura selvaggia in ogni sua forma,che prende il sopravvento su tutto: il 40% di Minorca infatti è un’area protetta.
Un altro aspetto davvero suggestivo è rappresentato dai molteplici fari presenti sull’isola: uno più bello dell’altro!

Faro di Minorca

C’è quello trasformato in bar e quello che è divenuto un museo!
Che senso di libertà che mi trasmettono!!!
Ma è giunto il momento di parlare delle bellissime spiagge.
Il primo giorno,avendo a disposizione solo il pomeriggio ci siamo rilassate a Cala Blanca e abbiamo subito potuto notare la limpidezza dell’acqua.
Il giorno successivo ci siamo dirette a Cala Macarella,ma siccome il mare era un po’ mosso abbiamo intrapreso uno dei tanti cammini nella pineta e dopo qualche km di camminata abbiamo raggiunto Cala Turqueta:un vero spettacolo!
Una cala di medie dimensioni si apriva davanti ai nostri occhi, dopo aver visto per diversi minuti solo il verde degli alberi ed il rosso della terra, abbiamo finalmente avvistato l’azzurro quasi trasparente del mare.Non so se la temperatura esterna era troppo alta o se quella dell’acqua non era troppo bassa, so solamente che sembrava di essere in un paradiso.
Questa è una tappa anche delle varie barche che fanno i giri turistici, quindi in determinati orari troverete molte più persone, ma una volta che la barca riparte, potrete gustarvi la bellezza della caletta.
Qui non c’è nessun bar, quindi ricordatevi di portare il cibo e soprattutto l’acqua da casa.
Essendo consapevoli che ci attendevano diversi km di cammino, dopo pranzo ci siamo rimesse in marcia ma abbiamo fatto una sosta intermedia in una caletta ancora più piccina, ma veramente suggestiva: Cala Macarelleta.

mare a Minorca

Anche qui l’acqua spaziava dall’azzurro al verde acqua,assumendo delle sfumature eccezionali.
Come detto in precedenza,l’isola è molto selvaggia e ci sono pochi servizi;anche qui infatti non troverete nessun punto di ristoro.
Prima di tornare alla macchina abbiamo fatto un’altra sosta, il mare di Cala Macarella si era un po’ calmato rispetto al mattino,così ci siamo fermate in questa grande spiaggia incorniciata da un anello di pietra calcarea grigia e abbiamo attesa il tramonto.
A differenza delle precedenti, qui troverete un bar ed un ristorante.
Diciamo che aver fatto tre spiagge in un giorno ci ha rese soddisfatte ma anche molto affamate, così la sera abbiamo raggiunto il centro di Ciutadella e abbiamo cenato con delle ottime tapas in un localino in piazza.
Le nostre papille gustative hanno assaporato olive, patate brave,crocchette di patate ripiene di prosciutto, una specie di focaccina e una bruschetta al pomodoro! Umh che bontà!

La cucina minorchina è semplice,autentica,naturale ed utilizza soprattutto le verdure locali di stagione;altri piatti da provare sono le empanadas (panzerotti ripieni di verdure o carne), la sobrasada (un salume spalmabile), i bunyols(ciambelle simili a piccoli donuts fatti a mano) e le crespells (dolci cosparsi di zucchero a velo).
Dopo cena abbiamo ammirato la città nella sua veste notturna, con la cattedrale in stile gotico completamente illuminata, le viette invase da turisti e i negozietti che vendono soprattutto articoli di artigianato locale come scarpe in pelle e avarques (sandali) o prodotti alimentari come il gin ed il formaggio.
Il giorno successivo -ossia il nostro ultimo giorno intero- siamo state a Cala Galdana una grande spiaggia con acqua limpidissima che però è circondata da grandi costruzioni e villaggi turistici che rovinano un po’ l’ambiente ed il pomeriggio ci siamo dirette a Cala Pregonda.
Qui lo scenario è completamente differente, infatti si tratta di una baia dalla sabbia rossa raggiungibile grazie ad un sentiero lungo la costa.
Logicamente i colori dell’acqua sono totalmente differenti dalle spiagge con sabbia bianca, ma vi consiglio una visita, è uno spettacolo della natura.

Spiaggia di Minorca

Lasciata la spiaggia abbiamo raggiunto un faro da dove abbiamo ammirato tutto il paesaggio circostante:bellissimo.

Il tempo di una doccia e siamo ripartite alla volta di Binibequer Vell, nel sud dell’isola dove abbiamo gustato un’ottima paella.
La vacanza è quasi giunta al termine, il mattino seguente infatti abbiamo raggiunto l’aeroporto,abbiamo riconsegnato l’auto e siamo volate a casa.
Sono stati due giorni e mezzo di vacanza, ma vissuti tutti al massimo.
Non abbiamo potuto visitate la parte sud di Minorca….magari abbiamo la scusa per ritornarci!
Se vi piace il bel mare e la natura incontaminata,questa piccola isola delle Baleari è la soluzione che fa per voi.
Grazie alla mia amica Lalli!
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.

italia, sicilia

Quando il vento ti stravolge i piani a Lampedusa

Avete mai avuto il vento come avversario?!
E’ stata la prima volta che ho dovuto organizzare il mio itinerario proprio in base ai capricci di Eolo!
Mi trovavo a Lampedusa e sono rimasta veramente di sasso quando la responsabile del nostro b&b nel darci delle dritte consultava sempre le condizioni del vento.
Praticamente non era possibile organizzare l’itinerario la sera prima per il giorno seguente, ma la mattina, prima di partire dovevamo confrontarci con le previsioni.
In effetti per molti di voi sarà una cosa normale, ma io non sono proprio un lupo di mare e non mi ero mai trovata di fronte a questo vincolo.
Un po’ scossa, mi sono informata al riguardo e ho scoperto che la tradizione vuole che chi abbia dato i nomi ai venti in uso nel Mediterraneo si trovasse a Malta o sull’isola di Zante;effettivamente, se vi trovate in una di queste località, troverete una corrispondenza perfetta con la rosa dei venti.
La rosa dei venti è suddivisa in quattro quadranti:partendo da Nord troviamo il vento di Tramontana (tra i monti), a Nord Est troviamo il Grecale (Grecia) e il vento che soffia da Levante prende semplicemente lo stesso nome.

Nel secondo quadrante troviamo lo Scirocco da Sud Est (dalla Siria) e il vento da Sud.
I venti del terzo quadrante sono  il Libeccio da Sud Ovest (dalla Libia) e il Levante facilmente,intuibile la provenienza.
Quarto quadrante: da Nord Ovest soffia il Maestrale (da magister=maestra=Civis Magistra= Roma).
Detto ciò posso dirvi che non sono diventata molto amica della Scirocco, a Lampedusa infatti quando soffia il vento da Sud Est, la costa sud, ovvero la zona dell’ isola dei Conigli avrà mare mosso o agitato.
Praticamente mi alzavo al mattino sperando di non sentire assolutamente la parola Scirocco! 🙂
Non parlo solo di spiagge, ma le decisioni di Eolo influenzano anche una possible uscita in barca.
Diciamo che il vento più apprezzato sull’isola è il Maestrale, fresco,secco e che non crea mare mosso su due lati dell’isola dove si trovano le spiagge raggiungibili da terra, in contrapposizione allo Scirocco che porta caldo afoso, umidità, sabbia e rende meno nitidi i meravigliosi colori delle isole.
Vi siete spaventati?!
Non era assolutamente mia intenzione….tranquillizzatevi, perchè Lampedusa è così bella che troverete un’alternativa.
Mi sembrava solamente un utile consiglio!
Buona permanenza nell’isola bella.
Al prossimo viaggio,
Viaggiatrice seriale.