Da poco tempo è stato inaugurato il Percorso degli Abati, insieme ad altri due nuovi sentieri nei pressi di Montelabbate. Partiamo proprio da quello degli Abati, più corto rispetto agli altri.
Castello di Montelabbate
Tappe del percorso degli Abati
Il percorso parte proprio dal centro di Montelabbate in provincia di Pesaro-Urbino e si sviluppa nelle campagne circostanti. Parcheggiate l’auto nei pressi del Municipio e guardando proprio questo edificio, dirigetevi verso destra sulla strada asfaltata in salita. Il percorso è contrassegnato dal simbolo bianco/fucsia, vi basterà seguire questo per non perdervi.
Segnale Percorso degli Abati
Piccolo tratto in salita sull’asfalto che vi condurrà in una zona residenziale, qui tenete la sinistra e vi ritroverete subito nel verde. Raggiunto il capanno verde degli asini alla vostra sinistra, proseguite dritto e iniziate a salire sul piccolo sentiero dal quale godrete di un bellissimo panorama su tutta la zona circostante e che vi condurrà ad un campo di ulivi. Qui tenetevi sulla sinistra e salendo un altro po’ avrete già raggiunto il Castello dove potrete riposarvi nell’area pic-nic. Prendete poi la carrareccia che in linea d’aria prosegue il sentiero che avete già percorso, per intenderci, una volta usciti del verde, non prendete né a destra né a sinistra ma proseguite dritto. Piacevole carrareccia immersa nel verde che vi condurrà fino ad un bivio, tenete la destra e costeggiate il campo mantenendo sempre la sinistra (cercate sempre i segnali sugli alberi) fino ad arrivare ad un campo di ulivi.
Paesaggi sul Percorso degli Abati
Qui cercate bene i segnali perché potrebbero essere più nascosti, quindi ricordatevi di non fare tutta la salita costeggiando il campo, ma prendete a sinistra e il percorso si farà pianeggiante. Giungerete quindi ad un altro bivio dove dovrete mantenere la destra e dopo una piccola salita vi ritroverete sulla strada asfaltata; qui prendete a sinistra e poco dopo guardate bene sulla destra e troverete un altro segnale. Percorrete la strada asfaltata e oltrepassate i blocchi per le auto, arrivando di nuovo verso una zona residenziale. Da questo punto in poi il percorso sarà tutto su asfalto, incontrerete prima qualche casa più isolata fino ad arrivare in mezzo ai palazzi. Vi ritroverete quindi alle porte del centro storico e una volta qui, dopo aver oltrepassato un’antica fontana e la chiesa sarete di nuovo di fronte al Municipio e avrete concluso il vostro giro ad anello.
Vedute durante il percorso
Info sul percorso degli Abati
Il percorso degli Abati è lungo circa 4 km con un dislivello di 150 metri e non presenta grandi difficoltà se non qualche tratto in salita. E’ un giro ad anello e non è fattibile con i passeggini. Consigliate le scarpe tecniche e l’acqua. Il giusto compromesso per una bella passeggiata nel verde, senza dover raggiungere zone troppo isolate.
Amanti dei murales, siete mai stati a Cotignola? La mia ricerca continua e dopo aver visto quelli di Santarcangelo di Romagna, Saludecio, Dozza e San Giovanni in Persiceto, sono approdata in questo paesino della Bassa Romagna, inconsapevole del suo tesoro.
Murale “Muzio Attendolo Sforza” a Cotignola
I murales di Cotignola
La cosa che mi ha colpito maggiormente nell’ammirare le opere sulle pareti degli edifici di Cotignola è stato il fatto che ognuna di loro lanciasse un messaggio ben preciso e raccontasse la storia del paese e le sue tradizioni. Di fronte alla Casa delle Arti e dei Mestieri troverete per esempio quello relativo alla Segavecchia che racconta un appuntamento annuale molto sentito dai cotignolesi oppure l’Azdora replicata su due facciate adiacenti ma con un dettaglio differente presente sulle opere, che sta a significare la lotta e la caduta del patriarcato. Bellissimi e con una storia importante sono quelli di Giacomo Attendolo (meglio conosciuto come il Grande Sforza) e della sua amante circondata dai suoi 8 figli. Non perdetevi il murale “dei Giusti” e poco distante quello che raffigura i 3 personaggi più strani e particolari di Cotignola. Una delle cose che ho apprezzato davvero tanto è stata la mappa con il percorso e le varie spiegazioni.
Murale “distributore non automatico di coraggio” a Cotignola
Cotignola: la storia
Sapete da dove deriva il nome Cotignola?! Dalla mela cotogna coltivata nelle campagne circostanti. Oltre a questo aneddoto, il piccolo borgo della Bassa Romagna ha una storia davvero importante, pensate che proprio qui nacque la dinastia degli Sforza. Arrivando a tempi più recenti invece, a Cotignola passava il fronte, proprio a due passi dal centro, sull’argine del fiume Senio, ed è per questo che la cittadina venne rasa al suolo per l’80%. Con sacrificio e impegno (caratteristiche tipiche dei romagnoli) piano piano Cotignola riprese vita, fino a raggiungere l’odierna configurazione.
I murales di Cotignola
Cotignola: cosa vedere oltre ai murales
Come spiegato il precedenza, i murales del progetto “dal museo al paesaggio” che fanno di Cotignola un museo a cielo aperto in costante evoluzione, sono un’attrattiva della cittadina, ma non perdetevi anche Casa Varoli e la Casa delle Arti e dei Mestieri che custodisce al suo interno diversi mascheroni della segavecchia.
“Dietro ogni matto c’è un villaggio”
Enogastronomia
Quando si pensa alla Romagna e alla sua enogastronomia, si può stare veramente tranquilli e anche questa parte di Bassa Romagna non è da meno. Quando vi ritroverete in queste zone non potrete non assaggiare il Burson, un vino rosso ricavato da un vitigno antico, unico e autoctono di Bagnacavallo.
E allora non vi resta che organizzare una gitarella da queste parti, una visita alla scoperta dei murales romagnoli che terminerà rigorosamente a tavola con dell’ottima piadina, ciccioli e un bicchiere di Burson.
Se come me siete amanti degli alloggi insoliti, dovete assolutamente trascorrere una notte nella A- Frame Cabin del Camping Sass Dlacia.
Dove si trova il Camping Sass Dlacia
Il Camping Sass Dlacia è il campeggio più alto delle Dolomiti e si trova a San Cassiano in Alta Badia. Un campeggio immerso nei boschi di conifere, con la vista sulle Dolomiti del Parco Naturale Fanes- Senes- Braies dove sono sicura lascerete un pezzetto di cuore. La posizione è davvero strategica sia in inverno che in estate, essendo il punto di partenza perfetto per tantissime escursioni.
Casette in legno del Camping Sass Dlacia
Quali sistemazioni offre il campeggio
Come in qualsiasi camping, al Sass Dlacia troverete piazzole per le tende e per i camper, un lodge, delle comodissime camere, la Uties, ovvero una semplice casetta in legno simile ad un bivacco e le cabins. Io ho pernottato proprio in una A-Frame Cabin e posso dirvi che è stata un’esperienza indimenticabile. La cabin è una piccola e accogliente casetta di legno con una parete completamente di vetro grazie alla quale sentirsi parte integrante della natura circostante. Le casette sono 16, 13 con vista bosco e 3 con vista montagna.
Interno della A-Frame Cabin
Pernottare in una cabin durante il periodo invernale è qualcosa di magico; immaginatevi queste piccole casette ricoperte di neve e circondate dagli alberi, le vette delle Dolomiti che impongono la loro presenza colorandosi di rosa al tramonto e un silenzio quasi surreale… pura magia! La casetta è piccina e al suo interno trovate solo un letto matrimoniale, mentre i servizi sono esterni e a pochi passi dall’agglomerato di case.
Escursioni e servizi del Camping Sass Dlacia
Il Camping Sass Dlacia vanta un ottimo ristorante in cui gustare i piatti della tradizione o in alternativa la pizza, che è possibile prendere anche da asporto. La colazione è fantastica, ottime crepes e pancake vi attendono per iniziare al meglio la giornata; per concluderla invece nel migliore dei modi, vi consiglio di rilassarvi nel centro benessere della struttura, davvero curato nei minimi particolari.
Colazione al Camping Sassa Dlacia
Vi ho già detto in precedenza che il Sass Dlacia si trova in una posizione strategica, infatti proprio dal campeggio, senza nemmeno spostare l’auto, potrete imboccare diversi sentieri che vi porteranno alla scoperta della bellezza delle Dolomiti. In inverno potete fare una ciaspolata o cimentarvi con lo sci di fondo attraverso i 25 km di pista immersi nei boschi; vi basterà attraversare la strada e vi ritroverete al negozio che noleggia l’attrezzatura e all’ingresso delle piste.
Piste per sci di fondo di fianco al Camping Sass Dlacia
Per quanto riguarda lo sci invece, non avrete che l’imbarazzo della scelta con i 1200 km di piste da sci elle Dolomiti. Tornando al periodo estivo, fossi in voi non mi perderei un bel giro in bicicletta ammirando questo paesaggio da sogno.
Solo al ricordo di questa struttura, mi è venuta voglia di tornarci quanto prima, quindi non mi resta che invitarvi a prenotare al Camping Sass Dlacia se siete amanti della montagna (in qualsiasi stagione) e magari provare a pernottare nella A-Frame Cabin… scommetto che diventerà un’esperienza indimenticabile.
Camping Sass Dlacia
Ve la consiglio anche se state cercando un’esperienza particolare da regalare ad un amico o alla vostra dolce metà, farete un figurone! Per tutti gli aggiornamenti consultate il sito,
Avete mai provato l’alpaca trekking?! Se amate gli animali è una di quelle esperienze che dovete assolutamente vivere. Si tratta di una passeggiata a contatto con la natura, accompagnati da alcuni degli animali più dolci che ci siano.
Alpaca trekking alla Contea della Terra di Mezzo
Come funziona l’alpaca trekking
Io ho provato questa bellissima esperienza nell’appennino reggiano grazie a “La Contea della Terra di Mezzo” situata a Carpineti in provincia di Reggio Emilia. La passeggiata ha una durata di circa 40 minuti e si è sempre accompagnai da una guida. Si parte dall’azienda agricola e percorrendo il sentiero che attraversa il bosco limitrofo, si raggiunge il punto panoramico da dove godere di una veduta mozzafiato e si ritorna al punto di partenza.
Alpaca trekking: a spasso con Nemo
Curiosità sugli alpaca
Prima di iniziare la vera e propria passeggiata, ci sarà un momento di avvicinamento al loro mondo, dove la guida racconterà curiosità e aneddoti su questi dolcissimi animali. Per esempio scoprirete che è vero che sputano, mai agli umani, ma solo fra di loro, che hanno un capobranco e che amano mangiare. Durante la passeggiata infatti vi ritroverete a vivere “una gara di forza” perché dovrete essere bravi a mantenere la loro testa in posizione sollevata, dato che tenderanno continuamente ad abbassarsi per mangiare. Scoprirete il loro complesso sistema digerente e tutte le proprietà e gli utilizzi della loro lana. La passeggiata viene effettuata con i soli esemplari maschi, mentre potrete ammirare le femmine pascolare in branco al punto di incontro. Non voglio svelarvi altro perché l’esperienza dell’alpaca trekking è davvero fantastica e deve essere vissuta in prima persona.
Alpaca trekking
Info utili
Le passeggiate vengono effettuate in qualsiasi periodo dell’anno, anche con la neve ( deve essere davvero magico) e per prenotare dovete contattare il 3773949424 o scrivere all’indirizzo la.contea.della.tdm@gmail.com Non occorre niente di particolare per la passeggiata, solo abbigliamento comodo e scarpe chiuse e adatte per camminare. L’unica cosa davvero fondamentale è il rispetto per questi dolcissimi animali. Per arrivare al punto di partenza seguite le coordinate che vi invieranno al momento della prenotazione, perché inserendo l’indirizzo direttamente vi ritroverete nell’altro stabilimento dell’azienda agricola. L’alpaca trekking è adatto a tutti, anche ai bambini che sono sicura apprezzeranno davvero tantissimo. Per non dimenticare l’esperienza vissuta, prima di andarvene potrete acquistare i prodotti realizzati con la lana degli alpaca.
Non mi resta che augurarvi “Buon alpaca trekking”.
La Toscana è conosciuta a livello mondiale per le sue innumerevoli bellezze, oggi voglio proporvi un itinerario un po’ fuori dagli schemi, incentrato su alloggi insoliti ed esperienze all’aria aperta.
La Yurta dove fare colazione al Glamping il Sole
Giorno 1: Vicopisano
La scoperta della giornata si trova a pochi km da Pisa e quest’itinerario può essere sfruttato anche da chi si trova nella città della torre pendente e vuole approfittarne per vedere qualcosa nei dintorni. Vicopisano si trova infatti solamente ad una ventina di km da Pisa e nel suo piccolo ospita una bellezza davvero importante ovvero la Rocca del Brunelleschi. Prima di raggiungere il borgo, già in lontananza potrete scorgere la muraglia di collegamento. Una volta arrivati nel centro storico, passeggiate prima sena una meta precisa, ma curiosando tra i vari scorci, per poi dirigervi alla rocca. Se cercate un ristorante in cui cenare, vi consiglio 30metriquadri; qui si mangia cucina romana, potreste approfittarne per fare una pausa dall’ottima cucina toscana e assaggiare una gricia o una cacio e pepe. Cenare qui è un’esperienza a 360°, locale curato, ottimi piatti e super simpatia. E adesso dove si va a dormire?! Se anche in questo caso volete uscire un po’ dagli schemi, vi consiglio di trascorrere la notte nella bubble di Under the Tuscan Stars.
Bubble room Under the TuscanStars
Addormentarsi potendo ammirare le stelle direttamente dal letto non ha prezzo. La bubble room è posizionata proprio di fianco ad una cucina esterna e ai servizi, quindi pur vivendo un’esperienza particolare, non mancheranno i comfort. Oltre ad essere un alloggio super romantico, la bubble room possiede anche una carinissima vasca idromassaggio esterna in cui rilassarsi o rinfrescarsi nelle giornate estive.
All’interno della Bubble room di Under the TuscanStars
Giorno 2: le Roste e l’Abbazia di San Galgano
Percorrendo la costa e scendendo verso sud, una tappa naturalistica imperdibile è il Parco Nazionale delle colline metallifere grossetane dove poter ammirare Le Roste. Immaginatevi uno scenario marziano, montagne e rocce rosse sulle quali camminare, che contrastano totalmente con l’azzurro acceso del cielo.
Le Roste
Siamo in provincia di Grosseto, a Montieri. Qui, dopo aver lasciato l’auto in una piccola piazzola di sosta a bordo strada, attraversatela ed addentratevi nel verde, seguendo i percorsi già battuti e ben riconoscibili. Cercate il punto migliore in cui guadare il fiume e raggiungete l’altra sponda e vi sembrerà di essere arrivati su Marte. Dopo questa tappa naturalistica, mi sembra giusto dedicare del tempo alla storia e all’architettura e la vicinissima Abbazia di San Galgano è perfetta per tale scopo.
Abbazia di San Galgano
Acquistate il biglietto d’ingresso per ammirare la meravigliosa architettura priva del tetto, cosa che molto probabilmente la rende così affascinante. L’abbazia cistercense, risalente al 1200 circa, venne utilizzata per scopi differenti nel corso degli anni, divenendo anche magazzino e stalla. Con una breve camminata potrete poi raggiungere l’eremo di Montesiepi dove ammirare la famosa spada nella roccia. E ora, dove pernottare dopo una giornata di scoperte e avventure? Ovviamente in un luogo davvero fantastico che si trova a pochi km di distanza da queste attrazioni e cioè al Glamping il Sole. Qui troverete solo alloggi insoliti, dalla yuarta al tepee, dalla cupola alla casa sull’albero, fino ad arrivare all’ultima arrivata e cioè la Casa Hobbit. Io ho pernottato proprio qui e vi assicuro che un appassionato de Il Signore degli Anelli potrebbe proprio impazzire da quanto è fatta bene. Se dovete fare un regalo ad un appassionato della saga, questo è proprio il regalo perfetto. Se volete trascorrere una notte romantica, questo glamping è proprio quello che fa al caso vostro con le sue sistemazioni insolite, tutte dotate di una hot tube in cui rilassarsi e da dove ammirare il meraviglioso paesaggio circostante. E’ anche possibile prenotare la cena in camera, così da vivere l’esperienza a 360°.
Alloggi insoliti: il Tepee del Glamping il Sole
Giorno 3: Terme di Petriolo e Grotte Gialle di Bibbona
Altra giornata, altra avventura in quel di Monticiano in provincia di Siena e più precisamente alle Terme di Petriolo. Qui oltre agli stabilimenti termali, troverete le terme a cielo aperto come quelle di Saturnia e quelle di San Filippo. Più piccine ma molto suggestive grazie al colore azzurro intenso delle acque nelle singole piscine che costeggiano il fiume. E dopo l’azzurro, che ne dite di un po’ di giallo? Siete pronti a calarvi nei panni di Indiana Jones? In realtà l’esperienza è davvero facile e senza pericolo, ma l’ambientazione ricorda i film dell’avventuriero per eccellenza. Siamo alla Grotte Gialle di Bibbona, delle grotte di calcarenite che in passato hanno svolto la funzione di tombe. La passeggiata dal parcheggio è di circa 1 km, ne vale totalmente la pena. Dal verde del bosco passerete al giallo acceso della calcarenite che vi catapulterà in un altro mondo.
Grotte Gialle di Bibbona
Concludo questo itinerario di luoghi insoliti con il colore verde/azzurro grazie ad un bellissimo trekking di circa 4 km sul Sentierelsa sempre in provincia di Siena. Qui un facile sentiero costeggia il fiume Elsa e lo attraversa diverse volte con ponti di roccia e corda. Il verde della vegetazione si specchia nelle acque cristalline del fiume, dove nei mesi più caldi è possibile trovare un po’ di refrigerio.
Scorcio sul fiume Elsa
Si conclude così il mio itinerario toscano alla scoperta di luoghi e alloggi insoliti. Se anche voi siete amanti come me di alloggi insoliti, consigliatemi quelli da non perdere e se capitate in zona provate l’Attrap’ Reves vicino Marsiglia.
Amanti dei borghi dipinti, avete mai sentito parlare di Satriano di Lucania?! Se la risposta è negativa, leggete con attenzione l’articolo, sono sicura che poi l’aggiungerete alla lista dei luoghi da visitare.
Satriano di Lucania
I murales di Satriano di Lucania
Il progetto di abbellire il borgo di Satriano di Lucania con dei murales nacque come opera di riqualificazione del centro storico dopo il terremoto del 1980. Il borgo conta circa 500 murales e viene definito “La capitale dei murales del Mezzogiorno”. Sulle facciate degli edifici si possono ammirare murales raffiguranti i mestieri popolari, la vita agreste, la devozione religiosa e al contempo le credenze del luogo. Non possono ovviamente mancare poi i personaggi famosi della zona, tra cui il pittore Giovanni De Gregorio -Il Pietrafesa- nato qui alla fine del 1500.
Murale dedicato Giulia Solomita
Al mio arrivo, una delle opere che ha attirato subito la mia attenzione raffigurava un immenso peperoncino, non a caso Satriano di Lucania ospita un museo del peperoncino lucano. Ogni anno il numero dei murales aumenta perché nei mesi di luglio e agosto diversi pittori della zona si riuniscono per realizzare tra i 5 e i 10 nuovi dipinti, previa approvazione del progetto. Il mio consiglio è quello di passeggiare per il borgo guidati solamente dal vostro istinto, così da ritrovarvi di fronte ai più disparati murales.
Satriano di Lucania: cosa vedere oltre ai murales
Sicuramente l’attrazione principale del borgo è il suo lato artistico ma durante una visita, dopo aver ammirato i vari murales, dedicate del tempo anche alle sue principali attrazioni come per esempio la Rocca che ospita il museo dedicato al pittore Giovanni de Gregorio e l’anfiteatro con la sua scacchiera a grandezza umana. Potete approfondire la vostra conoscenza al Museo del Peperoncino e fare un salto indietro nel tempo di diversi secoli attraverso la torre e le rovine di Satrianum, poco fuori dal borgo. Concludo svelandovi due particolarità di Satriano di Lucania: una leggenda legata al Moccio degli Abbamonte e il Carnevale di Satriano con le sue tipiche maschere dell’orso, della quaresima e dell’eremita.
Vicoli di Satriano di Lucania
Ovviamente non poteva mancare la giusta dose di natura, quindi se siete interessati a questo aspetto non perdetevi una passeggiata al Bosco di Ralle dove troverete diversi laghetti artificiali per la pesca sportiva e un’ampia area pic-nic.
Come raggiungere Satriano di Lucania
Già dal nome della località scorgiamo un indizio sulla sua collocazione geografica, infatti ci troviamo in Basilicata, in provincia di Potenza; esso fa parte dei Borghi autentici d’Italia. Se per esempio siete in zona per fare il Ponte della Luna, il ponte tibetano a due campate più lungo del mondo, aggiungete al vostro itinerario Satriano di Lucania perché dista davvero pochi km.
Conoscete la spiaggia di Mezzavalle? Si tratta di una meravigliosa spiaggia incontaminata sulla riviera del Conero, un vero e proprio gioiellino raggiungibile con una bella camminata. Dopo avervi indicato i migliori sentieri trekking sul Conero, oggi vi porto a fare trekking a Mezzavalle.
Veduta della spiaggia di Mezzavalle
Mezzavalle: percorso trekking
Il percorso per raggiungere la spiaggia di Mezzavalle ha una pendenza importante e si snoda attraverso 9 tornanti che dal parcheggio sulla SP1 a ridosso della rotonda, conducono fino al mare. Purtroppo in questo sentiero sono frequenti gli interventi dei soccorritori, infatti se ci fate caso, in ogni cartello che segnala un tornante, sono indicati i numeri da chiamare in caso di necessità. Non vi dico questo per spaventarvi, anzi, ho deciso di scrivere questo articolo proprio per raccontare questa bellissima esperienza, ma anche per ricordarvi di indossare calzature adeguate. E’ vero che la destinazione finale è il mare, ma questo sentiero non può essere assolutamente percorso in ciabatte o con calzature aperte. Anche durante la mia passeggiata ho incontrato persone con calzature non idonee che in alcuni casi sono arrivate in fondo senza farsi male, ma questa è solo fortuna perché è davvero scosceso. Tornando al percorso, dal parcheggio al mare sarà poco più di 1 km e mezzo, quindi niente di preoccupante. Per la salita invece munitevi di una buona dose di pazienza.
Cartelli dei tornanti della spiaggia di Mezzavalle
La spiaggia di Mezzavalle
Alla fine della discesa vi troverete di fronte alla meravigliosa spiaggia di Mezzavalle, una delle spiagge più belle del Conero. I suoi sassi bianchi e la sabbia chiarissima accentuano il colore cristallino dell’acqua; alla vostra sinistra avrete la spiaggia della Vedova e della Scalaccia, mentre a destra potrete vedere Portonovo e la sua baia. La spiaggi è libera, ma ci sono sia un bagno pubblico che la doccia. In estate troverete anche un piccolo punto di ristoro, ma vi consiglio di scendere con cibo e bibite. Durante la salita, con la scusa di immortalare il panorama che muta a seconda dell’altezza di ogni tornante, potrete fare una sosta e riposarvi. Se amate le spiagge selvagge, la spiaggia di Mezzavalle è davvero imperdibile.
Ultimo tratto del sentiero per la spiaggia di Mezzavalle
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In un viaggio, la componente che non può mancare a mio avviso è quella legata alle tradizioni; è solo così che si inizia la vera e propria scoperta di un territorio. Ovviamente anche durante il mio viaggio in Basilicata non è mancato un incontro ravvicinato con la tradizione.
Museo del Ricamo di Avigliano
La Balestra di Avigliano
Avigliano, in provincia di Potenza è conosciuto come il paese degli artigiani e parlando proprio di artigianato, non possiamo non parlare della Balestra di Avigliano o “coltello dell’amore”. Tutto nasce da un’antica storia, quella del matrimonio tra un fabbro e una ragazza del paese. A quel tempo il paese era governato da un feudatario che pretendeva che la ragazza trascorresse la prima notte di nozze al castello con lui; usanza purtroppo popolare al tempo. Il fabbro non avrebbe mai potuto accettare una cosa del genere, così realizzò un coltello dalla lama sottile, con il quale la sua donna si sarebbe difesa dal feudatario.
Balestra di Avigliano
Lo nascose tra le pieghe del tipico vestito aviglianese e quando l’uomo cercò di approfittare di lei, la donna lo colpì e il signorotto ferito si trascinò per strada fino ad arrivare all’odierno Cavalcavia del Riscatto, chiamato così proprio per testimoniare il coraggio e il riscatto della ragazza. Dopo questo evento, piano piano il fatto di regalare una balestra alla futura sposa divenne un’usanza aviglianese, arrivata fino ai giorni nostri. Il coltello dell’amore, così chiamato proprio a causa del suo utilizzo, è una vera opera di artigianato locale, non se ne trova uno uguale ad un altro.
Il Ricamo di Avigliano
Come vi ho anticipato prima, Avigliano è il paese dell’artigianato, quindi non mi resta che parlarvi di un’altra figura aviglianese: Annangela Lovallo. Annangela acquisisce la passione per il ricamo da sua madre e negli anni l’amore per quest’arte cresce sempre più fino a portare Annangela a creare a sue spese un piccolo Museo del Ricamo. Questo posto è una vera e propria chicca, racchiude tutte le riproduzioni degli abiti tradizionali aviglianesi che Annangela ha riprodotto fedelmente e totalmente a mano. Guardando con attenzione e da vicino i vari capi, rimane quasi impossibile credere che siano stati confezionati a mano, tanto sono precisi, bellissimi, direi perfetti. All’interno del piccolo locale la padrona di casa vi farà uno spaccato di storia del vestito tradizionale, fornendovi diverse informazioni. Per esempio le donne portavano la balestra ( il coltello dell’amore di cui vi ho parlato prima) nascosto tra le pieghe del vestito, gli abiti da sposa potevano essere di qualsiasi colore, il copricapo veniva fissato con una spilla e le donne sposate portavano un fazzoletto rosso in vita. Queste sono solo alcune delle informazioni che riceverete dalla Sig.ra Annangela durante una visita al suo museo.
Costume tradizionale aviglianese
Oltre a questo, la Sig.ra Lovallo lavora nella sua bottega “Il filo di Arianna“, dove dà vita a creazioni davvero meravigliose e molto differenti tra loro. Se per caso aveste bisogno di qualche ricamo, vi invito a consultare il suo sito. Grazie a persone come lei, l’antica arte del ricamo non finirà nel dimenticatoio, ma continuerà a vivere e a far sognare tantissime donne.
Biscottificio Tre Spighe di Marsico Nuovo
Quando si parla di tradizione, può forse mancare il lato enogastronomico?! Ovviamente no! Per fare questa esperienza e tuffarci nei gusti della tradizione, dobbiamo spostarci a Marsico Nuovo e più precisamente al Pastificio e Biscottificio Tre Spighe. La padrona di casa, la Sig.ra Angela da più di 30 anni produce quotidianamente pasta e prodotti da forno fatti in casa utilizzando le materie prime lucane come le farine tradizionali, il finocchietto selvatico, il peperone crusco e la curcuma. L’esperienza e la tradizione danno vita a prodotti davvero imperdibili. Noi abbiamo assistito alla preparazione del tarallo lucano o tarallo biscottato, così chiamato perché cotto due volte, prima in acqua bollente e poi al forno. Ogni tarallo è lavorato a mano, quindi non ne troverete mai uno uguale ad un altro anche se la forma è sempre la stessa, allungata.
Taralli lucani del biscottificio Tre Spighe
Poter vedere il “dietro le quinte” di un laboratorio è stato davvero interessante ed è stato impossibile andarsene a mani vuote: una bella scorta di taralli e di grissini è venuta a casa con me. Sul sito del Pastificio e Biscottificio Tre Spighe trovate anche la parte dello shop, quindi se volete assaggiare questi fantastici prodotti, potrete riceverli comodamente a casa vostra.
Arpa di Viggiano
Dopo avervi parlato di artigianato e di gastronomia, ora passiamo alla musica. Viggiano è famosa per la sua Arpa Viggianese, utilizzata dai musicanti che si recavano a suonare presso le edicole votive sin dalla fine del 1700. Al Museo della Musica di Viggiano potrete fare un “viaggio immersivo” nella storia di questo strumento che ha fatto conoscere la città di Viggiano anche molto lontano.
Arpa Viggianese
Con questo ultimo racconto della tradizione lucana vi invito a visitare questa parte di Basilicata, davvero ricca di storia e di tradizioni. Se anche voi come me amate conoscere più da vicino le tradizioni del luogo che visitate, segnatevi queste tappe imperdibili. Se state programmando un viaggio in Basilicata, vi lascio il mio itinerario completo fra natura e borghi dal quale prendere spunto.
Educational Tourin collaborazione con Marmo Melandro Viaggi, Basilicata Turistica, Francesca Milione, Caterina Corleto e Nicola Masi.
Viaggiatori, sono sicura che tra di voi si nasconde qualche appassionato di ville storiche che oggi sarà felice grazie al racconto di Villa Caprile. Siamo nelle Marche, più precisamente a Pesaro e Villa Caprile insieme a Villa Imperiale e a Villa Miralfiore è uno dei gioielli della città.
Secondo giardino Villa Caprile
Villa Caprile: la storia
La storia di Villa Caprile nasce nel 1500 circa, quando venne edificata come cascina di caccia, ma dobbiamo riconoscere alla famiglia Toschi-Mosca la realizzazione di una villa molto più imponente, destinata principalmente alla stagione estiva e allo svago.
Villa Caprile – Pesaro
Vennero quindi effettuati importanti lavori e venne costruita in stile neoclassico la villa che a grandi linee possiamo vedere oggi. Gli interni vennero affrescati dal pittore Giulio Cesare Begni che cercò di riportare all’interno della costruzione gli stessi elementi che si potevano ammirare dalle finestre, creando così una continuità fra esterno ed interno. Delle otto sale affrescate, sicuramente il salone è quello che provoca un impatto maggiore nel momento in cui si varca la porta d’ingresso.
Affreschi interni Villa Caprile
Una delle particolarità della villa è la perfetta simmetria; infatti è come se tutto fosse stato costruito su un asse che parte dalla chiesa (anche se questa è stata costruita successivamente), attraversa la finestra del salone e arriva fino al viale principale dal quale entravano i Marchesi Toschi- Mosca con la loro carrozza. Alla fine del 1700 Villa Caprile subì un’importante restauro e gli affreschi di Begni vennero restaurati e sostituiti da quelli di Ubaldo Gaminiani. Sempre in questa fase venne realizzata la bellissima galleria degli stucchi. Alla fine del 1800 circa la villa venne venduta all’Accademia Agraria e in questi spazi venne fondata una scuola agraria. Durante la guerra fu occupata dai tedeschi, proprio qui infatti passava la Linea Gotica e ancora oggi è possibile scorgere nel giardino di Villa Caprile diversi bunker.
Bunker Villa Caprile
Proprio durante questo periodo la villa venne inevitabilmente rovinata, soprattutto la parte della galleria degli stucchi. Oggi Villa Caprile è sede dell’Istituto Tecnico Agrario Antonio Cecchi: non deve essere affatto male fare lezione in ambienti così belli.
Villa Caprile: i giardini
Uno degli aspetti più belli e suggestivi di questa villa pesarese sono sicuramente i suoi giardini, tre per l’esattezza. Il primo giardino che si incontra uscendo dalla villa è quello all’italiana con busti e aiuole dalle forme geometriche, al centro delle quali svettano delle palme. Al centro delle aiuole invece si trova la fontana, sempre perfettamente allineata su quell’asse immaginario.
Giardino all’italiana Villa Caprile
Affacciandosi dal balcone si può ammirare il secondo giardino avente la funzione di frutteto, sempre con una fontana al centro e arricchito con bellissime serre in cui un tempo venivano spostate le piante di agrumi durante la stagione invernale. La fontana del secondo giardino veniva utilizzata ai tempi dei Marchesi Toschi-Mosca come soggetto per giochi tra le famiglie nobili . Il terzo giardino è in realtà il primo che attraversavano i Marchesi un tempo, arrivando in carrozza , ed è il Giardino di Atlante che un tempo ospitava piante aromatiche mentre oggi si può ammirare una bella distesa di lavanda. Proprio qui di fronte, si riescono a vedere facilmente i tetti dei bunker presenti sul territorio e spostandosi di poco sulla destra, è possibile vedere il bunker Tobruk dissotterrato. Oltre a questi tre giardini a terrazzamento, Villa Caprile ospita anche un teatro di verzura, il viale dei tassi (al quale è legata una leggenda), un roseto e un giardino segreto con delle voliere.
Villa Caprile: i giochi d’acqua
Veniamo ora alla particolarità di Villa Caprile, all’aspetto che la rende veramente unica nel suo genere: i giochi d’acqua. Sembra che il marchese Giovanni Mosca fosse un tipo divertente che amava fare scherzi. Pensate che fece costruire un vero e proprio sistema idrico predisposto per gli scherzi d’acqua; si trattava di veri e propri scherzi d’acqua perché l’ospite che passeggiava in giardino, non si rendeva assolutamente conto in anticipo di poter incappare in qualcosa del genere, gli spruzzi d’acqua escono da fessure impercettibili. Ci sono poi le due grotte particolari, in stile rocaille: in una troviamo il dio Nettuno e una specie di carillon con figure marine, mentre nell’altra troviamo addirittura il diavolo che esce da una finestrella e che spruzza acqua, bagnando ovviamente il malcapitato.
Grotta giardini Villa Caprile
Ci sono poi due sedute che danno sul secondo giardino e che sembrano posizionate in quel punto per ammirare il panorama e invece anche qui, azionando i giusti meccanismi, sgorga acqua. La cosa a mio avviso davvero sorprendente è che questi giochi sono arrivati funzionanti fino ai nostri giorni, ovviamente con le giuste manutenzioni, ma il sistema idrico è quello originale che prendeva acqua dalle cisterne interrate sotto al giardino segreto.
L’azienda agricola
Come accennato in precedenza, oggi Villa Caprile ospita l’Istituto Tecnico Agrario Antonio Cecchi ma anche l’azienda agricola. Qui infatti guardandovi attorno vedrete vigne a perdita d’occhio e diversi ulivi. Si producono infatti vino, olio e confetture. Una volta terminata la visita potrete approfittarne per acquistare prodotti a km zero proprio nel punto vendita poco distante dalla villa.
Info e costi
Nel periodo estivo è possibile partecipare alla visita dei giardini con gli scherzi d’acqua, mentre nel restante periodo dell’anno la visita sarà per ammirare i giardini. La cosa interessante è che è il visitatore a poter decidere come comporre la visita: le attrazioni sono tre (villa, giardini e bunker) e il costo per la visita è di 5€ per un’attrazione, 7 € per due attrazioni e 10€ per tre attrazioni. Sarete quindi voi a decidere cosa visitare. Piccola curiosità: Villa Caprile fu frequentata da personaggi illustri come Giacomo Leopardi, Casanova, Stendhal e anche da Napoleone Bonaparte. Per le prenotazioni inviare una mail all’indirizzo psis01300n@istruzione.it o consultare il sito.
Che dite, vi ho convinto a visitare una delle meraviglie di Pesaro?! Io lo ammetto, sono stata completamente ammaliata dal suo fascino e dalla sua particolarità.
Un ringraziamento alla Prof.ssa Gerbino, a Isabelle e a Ruben che mi hanno guidato in questo viaggio nel tempo.
Gli appassionati di natura ormai sanno che inserisco sempre una tappa naturalistica nei miei tour e dopo avervi raccontato l’intero itinerario del mio Educational Tour in Basilicata, voglio soffermarmi proprio sulla parte di passeggiate e trekking. Andiamo a scoprire più nel dettaglio le Cascate di San Fele e la zona dei Monti li Foj e del Piano della Nevena.
Cascate di San Fele
Cascate di San Fele
Se c’è una cosa che non posso perdermi durante un viaggio è proprio una cascata. Non so spiegarvi il motivo, ma è uno di quegli elementi naturali che ha davvero effetto su di me. E in zona non c’è una sola cascata, ma ben 10. Le Cascate di San Fele si sono create per via di alcuni salti e dislivelli che ha dovuto compiere il fiume Bradano, il quale si unisce poi al fiume Ofanto.
Cascate di San Fele
Le cascate sono collocate in una zona abbastanza ristretta e sono raggiungibili grazie ad una rete di sentieri che alcuni anni fa, i volontari della zona hanno ripulito, facendo godere di questo meraviglioso paesaggio anche tutte le persone che non conoscevano la zona. I percorsi sono svariati e di differenti difficoltà, adatti quindi più o meno a tutti. Si trovano sentieri di poco più di 1 km e sentieri che richiedono più ore di cammino, dipende solamente dalle vostre capacità e dalla vostra voglia di camminare. La Cascata degli Innamorati è davvero suggestiva, quella della Gualchiera è visibile da più lontano, mentre quella del Paradiso cambia a seconda della stagione; in estate infatti quasi si prosciuga, dando vita solo ad un piccolo laghetto profondo circa 6 metri. La visuale poi sul paese di San Fele è davvero strepitosa. Proprio dal paese di San Fele partono alcuni dei percorsi trekking. La zona offre parti ombreggiate, perfette per un pic nic, quindi anche per trascorrere l’intera giornata a contatto cn la natura.
Cascata degli Innamorati San Fele
L’acqua da queste parti è un elemento fondamentale, lungo il corso del fiume sorgevano diversi mulini, utilizzati per la lavorazione della lana, oggi è possibile avvistare resti di alcuni di essi. La zona è talmente bella che sono sicura vi fermerete a scattare fotografie già alle briglie di contenimento, prima di raggiungere le cascate vere e proprie.
Monti Li Foj e Piano della Nevena
Un’altra zona naturalistica, in provincia di Potenza è quella dei Monti Li Foj; qui lo scenario è differente perché ci troviamo in una grande faggeta, dove gli alberi sembrano toccare il cielo e tra il manto di foglie a terra spuntano dei bellissimi ciclamini selvatici, gli unici fiori che riescono a crescere con queste condizioni. Passeggiate tra i faggi e salite il piccolo promontorio, fino ad arrivare al belvedere dal quale ammirare un panorama eccezionale, soprattutto nell’ora del tramonto. In passato questi territori erano di proprietà dei Borboni e in queste zone era possibile raccogliere la legna che necessitava alle singole famiglie.
Monti Li Foj
Oggi al cospetto dei faggi, si trova un ampio prato, dove sono stati posizionati dei barbecue e dove le persone amano trascorrere le giornate estive per rigenerarsi. A mio avviso si tratta di un ottimo posto in cui trascorrere una giornata in relax a contatto con la natura. Partendo sempre dal Piano della Nevena è possibile raggiungere il Lago Scuro di Ruoti, dalla forma quasi a cuore, in cui vivono rane e carpe. Con un percorso ad anello di circa 2 km sarete di nuovo al punto di partenza.
Lago Scuro Ruoti
Queste sono solo due delle tantissime zone naturali che offre questa parte di Basilicata e che io ho potuto visitare con l’aiuto delle guide naturalistiche Caterina e Nicola. Si tratta solamente di una piccola parte dell’Educational Tour organizzato da Marmo Melando Viaggi, Basilicata Turistica in collaborazione con Maria Francesca Milione.
Alla prossima avventura, viaggiatrice seriale.
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